Sostenibilità ed innovazione sono le parole 8chiave dell’azienda parmigiana Mutti, da 120 anni attiva nel campo della lavorazione del pomodoro. Mutti è una delle aziende “Made in Parma” capace di portare il nome della nostra città e della filiera enogastronomica ad essa collegata, in varie parti del mondo, esaltandone le qualità. Una realtà che il Covid non è stato in grado di scalfire: la sua produzione non si è mai fermata, pur adottando tutte le necessarie misure di prevenzione e di sicurezza e trasformando parte dell’attività – quella impiegatizia – in smartworking. L’azienda nasce nel 1899 per volontà dei fratelli Marcellino e Callisto Mutti, nipoti di quel Giovanni Mutti che fu pioniere della coltivazione e della lavorazione del pomodoro. Oggi è una delle aziende più importanti al mondo nel suo settore: ogni giorno lavora – in quella che chiamano “filiera stretta” ma che così stretta non è – guardando al futuro, con strumentazioni innovative e uno sguardo sempre costante alla sostenibilità.

Quali criteri vengono adottati in azienda per la protezione ambientale e la sostenibilità?

Il concetto di qualità eccellente che Mutti persegue non riguarda solo la lavorazione dei pomodori e l’attenzione verso filiera, ma anche l’impegno dell’Azienda per la sostenibilità ambientale. Mutti è stata la prima Azienda in Italia, e tra le poche al mondo, ad aver calcolato i consumi di acqua della propria produzione per ridurre “l’impronta idrica”, dalla coltivazione del pomodoro al prodotto finito, avvalendosi del supporto scientifico del WWF Italia e del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. Un progetto, il “WaterFootPrint”, iniziato nel 2010, che ha portato ad una riduzione dell’impronta idrica del 4,6%.

Oltre all’impronta idrica, sempre in collaborazione con il WWF Italia, Mutti ha calcolato anche l’impronta di carbonio della propria attività produttiva, secondo il “GHG Protocol”, ossia il protocollo internazionale messo a punto dal World Resource Institute. Nel 2015, Mutti ha raggiunto un obiettivo di riduzione delle emissioni del 27% rispetto al 2009, per unità di prodotto. Grazie a misure di efficientamento e all’utilizzo di energie rinnovabili, Mutti ha così evitato, tra il 2010 e il 2015, l’immissione in atmosfera di 20.000 tonnellate di CO2.

Inoltre, dal 2017 – grazie a una rinnovata partnership con il WWF Italia, volta a promuovere un utilizzo sostenibile delle risorse, e in collaborazione con le Organizzazioni dei Produttori – Mutti ha intrapreso un’analisi per quanto riguarda la biodiversità degli agro-ecosistemi destinati alla coltivazione del pomodoro. Lo studio mira a identificare le priorità di intervento nelle diverse aree, a fissare assieme ai produttori obiettivi di miglioramento e a mettere in atto un piano di azione per favorire la biodiversità in ambito agricolo. Questo progetto “AgriNature” ha anche lo scopo di aumentare o ripristinare i nidi di rondini e di balestrucci, che verranno messi a disposizione di tutti i coltivatori che ne faranno richiesta.

Inoltre, l’Azienda – in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ed altri partner – è impegnata sul progetto “Km Verde“, che ha lo scopo di studiare la fattibilità di un intervento di rinaturalizzazione del territorio, che prevede una nuova fascia boschiva, allestita lungo i 10 km dell’autostrada A1 in corrispondenza del casello di Parma. Al contempo, è attivo un secondo progetto di rinaturalizzazione, denominato “Mille Querce“, che prevederà la piantumazione di un’area di nidificazione del Falco Cucolo, la realizzazione di un corridoio ecologico lungo il torrente Lorno e la messa a dimora di un bosco di pianura su una superficie di 10.000 metri quadri nel Comune di Sissa Trecasali.

Altro impegno importante, è quello presentato settimana scorsa: il documento stilato dai fondatori di Regeneration 20|30: uno sforzo economico, sociale e ambientale con un arco di tempo che va dal 2020 al 2030. Il progetto è stato lanciato da un gruppo di imprenditori italiani – tra cui Francesco Mutti amministratore delegato di Mutti SpA – e si ripromette in 10 anni di affrontare e intraprendere azioni concrete in tre aree profondamente interconnesse: economia rigenerativa, azione per il clima e felicità mondiale. 

In merito alla crisi, dovuta all’emergenza sanitaria, avete riscontrato difficoltà nel lavoro dell’azienda? 

Nonostante il momento critico, l’azienda è riuscita a mantenere fede agli accordi presi, grazie all’impegno e alla professionalità delle persone che lavorano in Mutti e per Mutti. Il Gruppo, a tal proposito, nel marzo scorso, oltre all’attivazione di una copertura assicurativa extra relativa al Covid-19 per i dipendenti a tempo indeterminato e determinato valida fino al 31/12/2021, ha predisposto una maggiorazione temporanea del 25% sulla retribuzione di coloro che, anche in giorni di lockdown, hanno permesso all’azienda e, al Paese stesso, la continuità produttiva. Sia tutto il personale impiegato nel processo produttivo e nella logistica, sia i soggetti cooperativi del nostro indotto.

L’attuazione dei protocolli di prevenzione e sicurezza ha cambiato il vostro modo di lavorare? Se sì, come? 

Abbiamo adottato tutta una serie di precauzioni e accorgimenti per tutelare la sicurezza e la salute delle nostre persone. Le selezioni del personale stagionale, ad esempio, sono state effettuate esclusivamente via remoto. Sono stati adottati cambiamenti nei turni di produzione con l’articolazione del lavoro, ridefinita con orari differenziati. Attuate rimodulazioni degli spazi di lavoro: ad esempio sono stati creati nuovi spogliatoi (+ 800 mq) e poi messi a disposizione altoparlanti, gel sanificanti, DPI e naturalmente la rilevazione della temperatura corporea. Il personale impiegatizio, invece, ha lavorato – e continua a lavorare – in smart working. Per noi, sin da subito, è stato prioritario l’obiettivo di coniugare la prosecuzione delle attività produttive, che non si sono mai interrotte, con la garanzia di condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti di lavoro e delle modalità lavorative.

Il premio Pomodorino d’Oro è un riconoscimento che la vostra azienda porta avanti da diversi anni: come nasce l’idea e come avviene la scelta?

Da oltre 20 anni, l’azienda promuove il “Pomodorino d’Oro Mutti”, un premio per valorizzare l’impegno degli agricoltori nel produrre un pomodoro che sappia esprimere l’eccellenza dell’identità alimentare italiana. Da allora il concetto di qualità di prodotto è andato sempre più a declinarsi in precisi parametri di trasparenza e responsabilità di filiera. L’assegnazione del premio è determinata dall’analisi del prodotto all’ingresso in stabilimento, effettuata grazie a un prelievo automatizzato.

Ad ogni carico di pomodori viene quindi assegnato un punteggio, che viene poi elaborato, ai fini della redazione di una classifica dei migliori conferitori, con criteri di valutazione condivisi con le associazioni dei produttori e le stesse aziende agricole. Ogni anno, in novembre, i migliori 40 conferitori vengono premiati con un riconoscimento in denaro, ed il primo riceve l’ambito “Pomodorino d’Oro Mutti”. A partire dal 2015, il premio Pomodorino d’Oro si è arricchito di due nuove categorie, con l’obiettivo di premiare le specialità tipiche del Sud Italia, attribuendo un riconoscimento ai migliori produttori di pomodoro lungo e ciliegino, selezionati allo stesso modo tra conferenti dello stabilimento. 

Mutti è sinonimo di garanzia e qualità: quali sono i segreti per mantenere un duraturo rapporto con i propri clienti e farsi conoscere ed apprezzare anche nel mercato estero?

Mutti da 120 anni è lo specialista della trasformazione del pomodoro. L’Azienda non lo coltiva direttamente, ma lo acquista da agricoltori selezionati nel corso degli anni e lo trasforma nei suoi stabilimenti entro 5 ore dalla raccolta per garantirne la freschezza, il colore, il profumo e le naturali qualità organolettiche. In Mutti si parla di “filiera stretta”: una filiera fatta di rapporti stretti con gli agricoltori conferenti, di lunga data, fatti di fiducia e rispetto reciproci. Per quanto riguarda il 2020, il numero complessivo di contatti è stato intorno ai 900 coltivatori conferitori

Il pomodoro Mutti è da sempre 100% italiano. La varietà “tondo di Parma”, usata per la trasformazione in Polpa, Passata e Concentrato che avviene nei due stabilimenti del Nord Italia, viene raccolta per il 71% in Emilia-Romagna, prevalentemente nei territori di Parma, Piacenza e Ferrara. Il pomodoro lungo – destinato alla produzione di Pelati – e i pomodorini ciliegini, trasformati nello stabilimento di Oliveto Citra, provengono invece per il 93% dalla Puglia, dalla zona della Capitanata, storicamente vocata alla produzione di pomodoro. 

Mutti ha iniziato la sua storia cambiando le regole del settore e continua a farlo, con l’obiettivo di introdurre nuovi standard nella filiera, nella trasformazione e nella produzione, aspirando all’eccellenza in termini di qualità e sicurezza alimentare. Alla base di tutto, la responsabilità innata nei confronti del territorio e della comunità. Recente – lanciata il mese scorso e disponibile in punti vendita selezionati da inizio 2021 – la passata “Sul Campo”, l’ultima innovazione di Mutti, realizzata con pomodoro lavorato, appena colto, direttamente sul campo. Un progetto audace e ambizioso che, grazie a InstaFactory – un impianto mobile che raggiunge e si colloca nei terreni scelti – lavora la materia prima nel suo momento di perfetta maturazione. Da questa nuova filiera, che preserva tutta l’esperienza degli agricoltori conferitori selezionati da Mutti, e la declina con sapienza in un processo innovativo unico, nasce questa passata in edizione limitata che porta con sé la firma del suo campo di raccolta e di lavorazione.

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