I “polmoni verdi” della natura lanciano il loro allarme: gli alberi sempre più secchi e perdono le foglie con mesi di anticipo; la denuncia anche dal Parco dei Cento Laghi: “I boschi stanno cambiando”

APPENNINO TOSCO EMILIANO | Ha sempre rintoccato allo stesso modo l’orologio della natura: lento e rassicurante. Le Stagioni – fin da quando ne abbiamo memoria – si sono susseguite con la stessa cadenza, creando qua e là qualche anomalia, a testimonianza della imprevedibilità naturale. Ma da qualche anno a questa parte il ritmo della natura è cambiato. Le stagioni si sono ripetute sempre più in modo bizzarro. Le anomalie diventavano la norma. Mentre il ciclo consueto – Primavera, Estate, Autunno, Inverno – cedeva il passo a condizioni meteorologiche indefinite e chimeriche, mutando profondamente le condizioni delle attività naturali e – seppure in modo meno evidente – umane.

La svolta si tocca nel 2003, anno particolarmente caldo, afoso e siccitoso. Sarà ricordato come l’annus horribilis del meteo, per condizioni climatiche avverse e temperature estreme. Anche se ad onor del vero gli anni più caldi dal 1880 ad oggi sono stati gli ultimi cinque. Dal 2012 ad oggi si sono infranti tutti i record riguardanti le temperature massime, con l’anno in corso che sottraeva lo scettro del primato a quello precedente. Fino ad arrivare ad oggi – il 2017 – anno che, probabilmente, è tra i più aridi e secchi che la nostra penisola ricordi. In Italia le precipitazioni sono state veramente scarse, mettendo in ginocchio bacini idrici, agricoltura e spazi verdi.

Boschi d’Appennino in allarme: foglie secche e forte stress idrico

I boschi dell’Appennino settentrionale stanno seccando. Gli alberi, spossati dalla siccità, lasciano cadere le foglie secche. Non si tratta di specie esotiche maldestramente introdotte dall’uomo, ma dei cosiddetti boschi autoctoni, quelli che da secoli vegetano in equilibrio con suolo e clima“, queste le drammatiche parole di Giuseppe Vignali, direttore del Parco Regionale dei Cento Laghi.

La situazione è difficile, poiché senza la tanto reclamata pioggia si rischia di precipitare. Si potrà sperare nell’autunno, certo, ma il problema non riguarda solo il qui e ora. La situazione di stress non sarà solo una crisi passeggera, la verità è che i boschi stanno cambiando in conseguenza di un cambiamento del clima. Passerà il 2017 e noi spereremo che sia stato solo un brutto ricordo. Purtroppo non sarà così. I cambiamenti climatici si stanno manifestando in tutta la loro potenza e drammaticità e il risultato è che i fenomeni meteorologici estremi saranno all’ordine del giorno, la nuova normalità.

La natura cambia e con essa anche i nostri boschi. “Cambiano specie, portamento, animali che li abitano. Il cambiamento climatico è subdolo: avanza piano, poi c’ è una tregua e poi un altro balzo in avanti e noi sempre lì increduli, sempre speranzosi che tutto finisca bene. Le previsioni invece si stanno avverando puntualmente e siamo nei guai. Dobbiamo cambiare l’agenda subito, la priorità ora è il contrasto e l’adattamento al deterioramento del clima che sta procedendo in modo evidente e drammatico anche a casa nostra“, commenta Vignali.

Gestione dei boschi e della vita privata: cosa si può fare per attenuare i cambiamenti in atto

Ma tanto sono solo alberi“, si sente dire. Per fortuna non sono “solo” alberi, ma si tratta di una delle armi più efficaci che abbiamo per mitigare il cambiamento climatico. Le foreste assorbono anidride carbonica e funzionano da termoregolatore: il più potente del mondo. Quello che si può fare per intervenire può accadere a due livelli. Le istituzioni si devono occupare del primo: “Le scelte nella gestione dei boschi – spiega il direttore del Parco dei Cento Laghi – devono essere tempestive, perché i risultati si rendono evidenti dopo molto tempo. Usare specie più adatte a climi caldi e aridi, favorire la mescolanza fra le specie, utilizzare i boschi con prudenza, favorire l’ utilizzo del legno in vari settori di attività in modo da sequestrare CO2 dall’atmosfera e stoccarla sotto forma di mobili, case, ammendanti per i suoli (biochar)“, sono solo alcune delle possibilità.

Mentre il secondo livello riguarda la vita quotidiana dei cittadini, Perché piantare e salvare alberi non basterà. Per salvarci dovremo fare molte altre cose, alcune in prima persona comportandoci adeguatamente, ad esempio salvaguardando i nostri patrimoni naturalistici senza inquinare. Si può viaggiare meno, acquistare ecologico e locale (economia circolare), produrre e consumare solo energia rinnovabile e molto altro ancora. “Soprattutto, però, dobbiamo evitare di chiuderci nelle nostre scatole lussuose con il condizionatore al massimo e guardare fuori dalla finestra il mondo che brucia“, commenta sicuro Giuseppe Vignali.

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