L’apertura di alcuni esercizi commerciali fa discutere; i sindacati lanciano un appello alla città: “Le persone prima delle cose”

PARMA | L’apertura dei negozi nei giorni festivi è da sempre un argomento che fa discutere. In questi giorni i sindacati sono sul piede di guerra perchè alcune attività hanno deciso di tenere aperto anche nei giorni di NataleSanto Stefano: una scelta che – per i sindacati di categoria – si rivela priva di buon senso e di civiltà. Si tratta di “aperture inutile e dannose degli esercizi commerciali“. E così Filcams Cgil, Cisl e Uil hanno indirizzato un appello a cittadini, Sindaci del Parmense, Vescovo e Consigli Comunali. 

In città e in Provincia c’è chi ha deciso di tenere aperto il proprio esercizio commerciale nei giorni di Natale e Santo Stefano, continuano i sindacati. L’apertura nel giorno di Natale risulta ancora più sorprendente in quanto scelta da una nota catena della distribuzione alimentare che ha come proprio storytelling “le persone prima delle cose“. “Eppure sembra capovolgere le cose: prima il consumo, il profitto e poi le persone che sono le lavoratrici e i lavoratori macinati dalle decisioni imprenditoriali calate dall’alto“. 

Diritti del lavoro sempre più calpestati

L’appello dei sindacati ha il compito di muovere le collettività e le Istituzioni per far fronte a “iniziative, che non insegnano proprio nulla se non il consumo fine a sè stesso. Per questo si chiede soprattutto a chi ha un ruolo di guida e di autorità morale di affiancare e sostenere le tale appello e le relative iniziative di sensibilizzazione“. All’appello ha già aderito la deputata Patrizia Maestri che sostiene la necessità di una legge che stabilisca le festività da rispettare e che vada oltre la liberalizzazione degli orari di vendita.

Le festività non hanno solo un valore religioso! Il commercio al dettaglio non rientra tra i pubblici servizi per cui è necessaria una nuova disciplina delle aperture che contempli chiusure obbligatorie e che ridia dignità e diritti ai lavoratori del commercio“. In particolare la Maestri pensa anche alle donne che devono conciliare famiglia e lavoro: “In quei giorni i servizi per l’infanzia sono chiusi“. La Camera era riuscita ad approvare nel 2014 un provvedimento equilibrato che individuava 12 principali festività e offriva agli operatori la possibilità di derogare alla chiusura per 6 giornate: “Una proposta che, anche se non risolutiva, muoveva nella giusta direzione ma che si è incagliata al Senato. Nella prossima legislatura occorrerà ripartire da lì e approvare rapidamente la norma”.

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