Non terremotiamo anche il buon senso | EDITORIALE

Una tendenza tutta italiana di crederci sempre peggiori degli altri, guardiamo alla forza del nostro volontariato

Ogni volta che la natura si accanisce contro una porzione del nostro territorio da favola, si ripete lo stesso teatrino con una schiera di italiani che si riscopre campione del mondo della polemica da tastiera. Anche stavolta a poche ore dal sisma il qualunquismo aveva già invaso il popolo della rete, con la retorica del momento che era quella del “mettiamo i profughi nelle tendopoli e i terremotati negli alberghi”.

Dall’altra parte c’era poi l’esercito dei perbenisti, quelli per l’accoglienza indiscriminata, quel manipolo di persone “benpensanti” che non accettano la messa in discussione di niente e di nessuno, se non di quei politici che hanno avuto il merito di metterci la faccia e mostrare ai terremotati la propria vicinanza.


Poi in mezzo ci sono loro, la faccia migliore del nostro Paese: i volontari e non soltanto quelli che abbiamo visto scavare a mani nude ma anche di quelli che sono stati rimandati indietro perché erano in troppi e quelli che nei prossimi mesi continueranno a lavorare a telecamere spente. Vicino a queste persone ci sono poi le popolazioni terremotate e le perdite che meritano di essere omaggiate con grande dignità e rispetto.

I processi vanno fatti ma lontano dalla spinta emotiva e nelle aule di tribunale, la giustizia deve accertare se gli edifici per i quali erano stati stanziati fondi per l’adeguamento in materia di normativa anti-sismica non sono stati ristrutturati a dovere e di chi sono le colpe. Nel frattempo noi italiani possiamo utilizzare meglio le nostre tastiere, possiamo parlare della famiglia delle vittime inglesi che ha ringraziato il nostro Paese per l’impegno e per le capacità messe in campo.

Credo che l’Italia possa e debba guarire dalla terribile sindrome di inferiorità che la fa sentire sempre seconda nei confronti di chiunque. Le cose sappiamo farle e sappiamo farle bene, ciò non significa ovviamente che non sia necessario un aggiornamento in materia di concessione degli appalti e una maggiore verifica dell’operato di chi ha l’onere di costruire/ristrutturare.

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