Grazie al coraggio e all’incessante lavoro di oltre 500 Vigili del Fuoco le fiamme sono state spente: è bruciata una parte di noi

Le parole dei Vigili del Fuoco sono chiare: “Quel che resta non crollerà. La struttura è salva“. L’annuncio è arrivato intorno alle 23.00 di ieri sera, dopo quasi cinque ore di lavoro ininterrotto dei pompieri francesi nel tentativo disperato di riuscire a portare in salvo uno dei simboli di Parigi, della Francia e della cristianità: la Cattedrale di Notre Dame. Difficile immagine lo stato d’animo di quei oltre 500 pompieri che da ore cercavano, invano, di arginare le fiamme: rabbia, dolore, sconforto, ma anche coraggio, amore, speranza. Ed alla fine è stato proprio il coraggio di questi 500 uomini a salvare il prezioso scrigno francese: uno di loro è ferito gravemente, ma ce l’hanno fatta. La speranza di riuscire a spegnere quelle devastanti fiamme ha trionfato sulla paura e sulla rabbia che li aveva colpiti nelle prime ore, quando l’incendio non sembrava volersi fermare.

Verso le 21.00 l’annuncio della Diocesi e di una dei portavoci di Notre Dame aveva fatto gelare il sangue: “Non si salverà nulla. E invece le due torri principali e la facciata sono salve, non sono crollate e sono in condizioni stabili. Là dove i canadair non potevano arrivare, per paura che la forza dell’acqua abbattesse per sempre i fragili muri della struttura gotica, sono arrivati i Vigili del Fuoco: sono saliti al primo piano, poi al secondo: li abbiamo visti, in ore di diretta televisiva, arrampicarsi e spuntare nei posti più impensabili e inarrivabili di Notre Dame e da lì spegnere le fiamme. Lasciatemelo dire, in un linguaggio non propriamente giornalistico: “Ma cosa sono i Vigili del Fuoco! Che forza!“. Una vera e propria forza della natura, eppure uno dei corpi delle Forze dell’Ordine troppo spesso dimenticato.

Il rogo filmato da un drone

Le fiamme che divampavano su Notre Dame hanno tenuto il mondo intero incollato ai social e alla televisione fino a che l’incendio non è stato spento. Il presidente francese Emmanuel Macron, accorso immediatamente sul posto, ha rilasciato poche e commosse dichiarazioni: “Notre-Dame di Parigi in preda alle fiamme – ha scritto in un tweet – Emozione di tutta una nazione. Pensiero per tutti i cattolici e per tutti i francesi. Come tutti i nostri compatrioti, stasera sono triste di veder bruciare questa parte di noi“. Già perchè le fiamme di Notre Dame hanno annientato in poche ore – insieme al tetto completamente collassato e alla guglia caduta rovinosamente all’interno della Cattedrale – anche parte della nostra storia, della nostra identità, della nostra fede. Notre Dame è il simbolo della Francia, ma è anche il simbolo della cristianità. Un monumento storico di importanza inestimabile che ha visto tra le sue mura l’incoronazione di Napoleone Bonaparte ad imperatore dei francesi, la beatificazione di Giovanna d’Arco; le messe funebri dei presidenti De Gaulle, Pompidou e Mitterand. E poi la Notre Dame dell’arte – studiata sui libri di scuola e amata da tutti i critici per la sua imponenza – e della letteratura, resa popolare dal romanzo di Victor Hugo con protagonista Quasimodo, il campanaro gobbo, ed Esmeralda, la zingara.

Notre Dame siamo noi. Notre Dame è l’Europa. Per molti italiani il rogo di Notre Dame ha riportato alla mente alcuni dei roghi storici della nostra penisola: come non citare il Teatro della Fenice a Venezia nel 1996 e la Cappella della Sindone a Torino nel 1997. Pensare che un simbolo come Notre Dame poteva essere distrutto ci ha portato immediatamente ad immedesimarci con i francesi, ad aspettare, a pregare – come hanno fatto migliaia di persone a Parigi – perchè si salvasse. E quando la notizia dello spegnimento del rogo è finalmente arrivata abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo: Notre Dame siamo noi. E siamo salvi.

I prossimi giorni saranno quelli delle indagini – già aperte dalla Procura – della ricerca delle cause, involontarie o dolose. In questo momento, però, importa solo che le fiamme siano state domate; che quei pompieri – che, diciamolo, sono eroi – siano già riusciti a mettere in salvo ciò che di più prezioso era custodito nella cattedrale – tra cui le reliquie dei Santi e la reliquia della Corona di Spine di Gesù che erano contenute nella guglia – e che il crollo – dato per certo nelle prime ore – sia stato scongiurato. Macron ha ragione quando afferma che “Il peggio è stato evitato, ma la battaglia non è vinta completamente“: ora Notre Dame va ricostruita, ma non abbiamo paura della sfida e ce faremo. Perchè Notre Dame siamo noi.

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