La tradizione di San Giuseppe a Parma nasce in Oltretorrente; nel 1630 il voto della città al Santo per liberarsi dalla peste

La tradizione di festeggiare San Giuseppe, il 19 marzo, nasce tra i borghi della vecchia Parma, “di là dall’acqua”. Un’occasione di festa che appartiene a tutti i parmigiani e che, ancora oggi, è molto sentita e si rinnova ogni anno. Del simbolo con cui è nata, il dolce bastone della festa, invece rimane ben poco. Il 19 marzo l’inverno lascia il passo alla primavera e quella di San Giuseppe è la prima fiera dell’anno in città: i parmigiani, in special modo in Oltretorrente, l’attendono con trepidazione anche se negli anni, molto è cambiato rispetto alla tradizione.

L’intenzione della festa è, fin da subito, regalare ai parmigiani una giornata di relax, divertimento e sapore genuino delle cose semplici: ecco perchè la Fiera di San Giuseppe è molto sentita dagli anziani che la identificano come la “sagra del cuore”. Un connubio di folklore e divertimento, ma anche un momento religioso che, fino a pochi anni fa, veniva celebrato dal Vescovo di Parma nella Chiesa dedicata a San Giuseppe, cuore dell’Oltretorrente. Anche il poeta Renzo Pezzani l’ha ricordata in una delle sue più celebri poesie: “Povra fera ‘d San Giusep, primavera di me vec, at si morta adäzi, adäzi, senza sbrai e sensa squäsi“. La traduzione – “Povera fiera di San Giuseppe, primavera dei miei vecchi, sei morta piano piano, senza urla e senza traumi” – rimanda ai ripetuti “sfratti” che la Fiera ha subito nel corso degli anni e che più volte ne hanno minacciato la tradizione.

Il primo spostamento risale al 1970 quando giostre e bancarelle vennero trasferite, dai borghi limitrofi alla Chiesa di San Giuseppe, a strada Farnese prima e a via Kennedy poi. Oggi, giostre e “baracconi” – diventate “Luna Park” – sono ben lontane dal centro storico e – per quanto rimanga tra le attività della storica Fiera – dislocate in periferia. Non potevano mancare il “Tiro a Segno”, il “Calcinculo”, ma anche le bancarelle piene di dolciumi, dallo zucchero filato alle frittelle; e – come non citarle – quelle che vendevano pesciolini rossi per la felicità dei bambini.

Dal punto di vista religioso, San Giuseppe è invocato come Protettore della Città dal 1533, insieme a S.Ilario e alla Vergine Maria. Del 1630 è il voto della città al Santo affinchè la liberasse dalla peste. Una “dolce” appendice della Festa di San Giuseppe, anche se ormai perduta, è quella che riguarda la realizzazione dei bastoni di San Giuseppe, un dolce singolare nel gusto, nel nome e nella forma; anche in Provincia, dal punto di vista gastronomico, la giornata di San Giuseppe porta con sè alcune ricette tipiche: a Pellegrino le ciambelle e i tortelli di castagne con zabaione; a Careno la torta con l’uva secca; a Varone e Iggio, la ciambella con l’olio d’oliva e ad Aione la torta di marzapane.