Origine e identità; tutte le maschere del giovane invisibile | EDITORIALE

di Luca Galvani
Tutti ci vedremmo bene nei panni di un Mattia Pascal del nuovo millennio, impegnato a scavalcare con balzo d’atleta difficoltà e burrasche della vita di tutti i giorni.
Mettendo fuori il naso da una finestra di Miragno, da un balcone di quell’immaginaria Liguria pirandelliana, saremmo tutti tentati di partire per non fare più ritorno; cogliere al volo l’opportunità di una nuova vita, lontana e distante dall’identità maturata negli anni e invecchiata, oggi, sotto la polvere degli stereotipi imposti, delle dicerie di paese.
Invidia vuole, insomma, che tutti ci vedremmo bene nei panni di un Mattia Pascal del nuovo millennio, impegnato a scavalcare con balzo d’atleta difficoltà e burrasche della vita di tutti i giorni. Un bel cambio d’identità libero e consapevole, un insaponato colpo di spugna che cancelli tutto quello che non ci piace e ci riconsegni a ciò che più rende felici: decidere di noi stessi, chi siamo e dove andiamo.
L’identità ci viene sempre imposta, è un’illusione credere di esserne i fautori.
Purtroppo però la vita non è come un libro e allora arranchiamo e sudiamo nel continuo caotico cambio di indumenti, alla costante e mai soddisfatta ricerca dell’identità perfetta, del trucco definitivo. Siamo un Adriano Meis incompleto, un fantasma di noi stessi che si muove, la caricatura di ciò che desideriamo e solo possiamo sfiorare come puniti per contrappasso.
Perché l’identità che ci cuciamo addosso è sempre imposta, non esiste nulla di autentico, nulla di non diretto e influenzato dal mondo che ci circonda, dalla società che ci ospita. Illusione da poco e presto svelata quella di credersi arrivati, finalmente approdati su quella landa desolata che chiamiamo individualità. L’identità faticosamente allestita si sgretolerà sotto il peso di nuove esigenze, sarà presto il vecchio costume di carnevale pronto ad essere vestito dai nostri figli, da nipoti e amici assetati di riferimenti certi.
Dismettere le nostre identità e la ricerca costante di emozioni; coltiviamo l’origine e i sentimenti.
Abbiamo un compito davanti a noi nei tempi moderni a venire, anzi due: il primo dismettere l’identità fatta nostra per sentirci vivi in un diverso contesto, iniziando piuttosto a cullare le nostre origini, ricordare per ritrovarsi all’interno di un mondo la cui caratteristica principale è la mutevolezza, l’estemporaneità; la seconda è coltivare i sentimenti e convincersi che a nulla serve quel turbinio famelico di emozioni che il nostro tempo ci impone.
Le nostre mille maschere ci rendono sempre più invisibili, le nostre origini insegnano a noi di cosa essere felici e cosa vivere e, soprattutto, a comprendere le origini di chi ci sta accanto.


