Io mi chiamo EV, ho 7 anni. Vado a scuola, mi piacciono le coccole in particolare quelle di mamma e papà. Mi piacciono i grattini, mi piace stare fuori e andare sull’altalena, mi piace dipingere sui fogli, mi piace dipingere i sassi, mi piace dipingere tutto. Mi piace il rosso. Mi piacciono le bolle e mi piace talvolta stare sotto la pioggia. Mi piace andare in montagna, mi piace andare in giro in bici con il papà, mi ricordo tutto. I bambini non mi dispiacciono. Non mi dispiacciono neanche i cugini gemelli piccoli e la cugina Anna piccola. Mi piace quando mi dico da sola che ce l’ho fatta…. Adesso ho 10 anni. Alcune cose mi piacciono ancora, altre no. Sai riconoscere il mio autismo?.

Da queste righe si capisce che mia figlia ama le cose che amano i bambini della sua età” spiega Margherita, mamma ed educatrice, che continua “Perché l’autismo è una condizione, non una malattia. Sono i contesti che devono conoscere e imparare ad  accogliere la mente autistica”. E cita uno dei cartelli colorati che insieme a palloncini blu ha esposto lungo gli ingressi dell’Ospedale dei bambini per attirare l’attenzione sullo spettro autistico e per ringraziare la sensibilità dimostrata dal personale sanitario quando sua figlia ha avuto bisogno di un accesso pediatrico. “Quello che è normale per le altre persone non è normale per me. E quello che io ritengo normale non lo è per gli altri. Non chiedermi di essere come te. Io sono”.

Al suo fianco ha voluto la coordinatrice infermieristica Giuseppina Nicosia con la Responsabile assistenziale del Dipartimento Materno Infantile Rita Lombardini che hanno spiegato come esistano percorsi interni per pazienti considerati “fragili” che prevedono giochi, attenzioni e tempi ridotti per l’accesso alle cure. Anche per il ricovero le procedure avvengono in accordo con i genitori per seguire le abitudini domestiche dei bambini e in collaborazione con il territorio.

La struttura di Neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Maggiore – ribadisce il responsabile Francesco Pisani – segue questi bambini, in collaborazione con i colleghi dell’Ausl, per quanto riguarda gli aspetti clinico diagnostici, strumentali e genetici. Da tempo stiamo cercando di sviluppare questa sensibilità, in collaborazione con le famiglie e il territorio, per la miglior presa in carico di questi bambini quando necessitano di assistenza sanitaria” .

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