Ospedale di Borgotaro, la chiusura della maternità accende la politica

Oltre 1500 cittadini aderiscono al Comitato Pro Ospedale di Borgotaro; il Pd provinciale: “Sostegno a Rossi”; Lucchi: “La colpa è nostra”

Oltre 1500 cittadini aderiscono al Comitato Pro Ospedale di Borgotaro, intanto il Pd provinciale sostiene Rossi; il sindaco di Berceto Luigi Lucchi: “La colpa è nostra”

Una giornata intesa, quella di ieri, per tutto Borgotaro. La notizia della chiusura del punto nascite dell’Ospedale Santa Maria è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Sembrava, infatti, che i molti interventi di cittadini e amministrazioni avessero portato a qualche risultato. La Regione, però, sembra essere irremovibile: tagli alle unità di ostetricia e ginecologia, il che si traduce nella chiusura dei punti nascita di Borgotaro, ma anche di Pavullo nel Frignano e Castelnuovo ne’ Monti. A darne l’annuncio il Vicepresidente dell’Assemblea legislativa Fabio Rainieri, che ha commentato amaramente la mancata azione del Presidente Bonaccini e dell’asssessore Venturi.  

In questi mesi sono state molte le mobilitazioni che hanno coinvolto Borgotaro, ma anche tutta la vallata. In primis la creazione del Comitato Pro Ospedale di Borgotaro, che tre mesi fa aveva inviato alla Regione una petizione popolare. La risposta è stata elusiva e le proteste che sono seguite sono state copiose. “La decisione – commentano proprio dal Comitato – doveva essere di natura politica. Si tratta di avere un reparto che rappresenta una garanzia per un territorio che è a 100 chilometri da altri ospedali e che deve fare i conti con le condizioni ortografiche della montagna“. Ad oggi il Comitato ha raccolto oltre 1500 iscritti.


Nei giorni scorsi il Sindaco di Borgotaro e Presidente del Distretto delle Valli del Taro e del Ceno ha inviato una richiesta per evitare la chiusura. Anche ieri, inoltre Diego Rossi ha richiesto un nuovo incontro in Regione. “Il Comitato – continua – ritiene che di incontri ne siano stati fatti anche troppi. Ora è il momento di agire. Fare un pullman e andare in Regione a protestare. Se non saranno i Sindaci a farlo, lo faremo noi. 1500 cittadini non sono molti, ma neanche pochi. Qualcosa potranno pur contare!“. 

L’appoggio di Gianpaolo Serpagli

A Diego Rossi il sostegno arriva anche dal segretario provinciale del PdGianpaolo Serpagli. Anche per lui la scelta non deve essere tecnica, ma politica. Sopratutto occorre tenere conto dei disagi che hanno i territori montani dal punto di vista dei servizi, tra cui quelli sanitari. “Sosteniamo  – spiega Serpagli – l’azione delle associazioni di volontariato, del consigliere regionale Cardinali, dei Sindaci del Distretti e del presidente Diego Rossi nei confronti della giunta regionale per il mantenimento del punto nascita dell’Ospedale“. Il Segretario del Pd sottolinea anche come, più volte, la Regione si sia battuta per la salvaguardia dei territori più deboli: “Chiediamo alla giunta di cogliere l’occasione per ribadire questo impegno e garantire il diritto a centinaia di donne di poter partorire vicino a casa“. 

Il Sindaco di Berceto: “Rossi e noi Sindaci del Distretto abbiamo fatto di tutto

Per salvare il punto nascite – commenta il sindaco di Berceto Luigi Lucchi, sottolineando il lavoro fatto da tutto il Distretto per scongiurarne la chiusura – serve un’azione complessiva e incisiva. Un’azione di vera politica“. La teoria di Lucchi, basata su una solida analisi politica, sostiene che il punto nascite non possa essere salvato perchè l’intenzione è quella di privatizzare il Sistema Sanitario Nazionale. Anche la sanità, e dunque la salute dei cittadini, viene gestita come un’azienda. “Noi cittadini, noi ammalati rientriamo, per questi nuovi politici, nella categoria del prodotto. Basta far credere che il nostro Sistema Sanitario Nazionale è troppo caro. Al contrario, in realtà, è il meno caro d’Europa.

La situazione analizzata da Lucchi è grave. Mancano medici di base e pediatri, ma il numero chiuso a Medicina viene mantenuto. In montagna inoltre chiudono anche le Farmacie. “Il Ministro – continua Lucchi –non ha ancora capito che il risparmio della distribuzione delle medicine, fatta direttamente, dalle ASL, va nella misura del 60% agli operatori e il restante 40% probabilmente, in strano modo, alle case farmaceutiche che già si permettono, come in nessun Paese al mondo, di fare medicine che costano diverse migliaia d’euro a confezione. Un Ministro che non capisce, perchè venduta alle lobby, e che arriva a far credere che un punto nascite è sicuro solo se attua 500 parti all’anno“. L’appello di Lucchi, che intende tutelare anche la “mamma di Alpe di Bedonia” è chiaro: “Non lasciatemi solo. Ribelliamoci insieme“. 

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