Non sempre è facile inserirsi nel tessuto sociale cittadino, e spesso si incontrano sia difficoltà economiche che problemi relazionali per sentirsi parte della “comunità”. Nella realtà di Parma però, esiste chi allunga la mano per supportare chi ha più necessita: richiedenti asilo, bisognosi, persone che non hanno più una famiglia e necessitano di supporto psicologico ed economico… Per questo oggi, Festa del Papà, abbiamo deciso di dare spazio all’Associazione San Cristoforo, che nel parmense si occupa di fornire alloggi e sussistenza ai bisognosi. Tra le altre cose infatti, l’associazione di don Umberto Cocconi, presta aiuto ai padri separati, che spesso fanno fatica a gestire la loro genitorialità dopo la separazione o il divorzio. Per far luce sulla loro attività e sui loro interventi, Giovanni Sassi ha risposto alle nostre domande sul progetto “Io sto con te“, che da due anni si preoccupa dei papà e dei loro bambini.

Quando sono nati la vostra associazione e il progetto “Io sto con te”?

Il progetto “Io sto con te” è stato presentato esattamente due anni fa, il 19 marzo 2018, il giorno della Festa del Papà, mentre la prima casa dedicata ai papà in emergenza abitativa è stata inaugurata poche settimane più tardi, il 13 maggio 2018. Tale progetto va collocato tra le attività dell’Associazione San Cristoforo, realtà ormai radicata sul nostro territorio dalla sua nascita nel 2003 e che da sempre si occupa di accoglienza al fianco degli ultimi.

Quale obiettivo si è posta l’associazione San Cristoforo e quale impatto ha dato il progetto “Io sto con te” alla popolazione di Parma nell’aiuto dei più bisognosi?

Ci siamo posti da subito come obiettivo quello di creare uno spazio dove si potessero ospitare i figli durante i giorni dedicati alla convivenza con il papà. È infatti la tutela dei figli quello che poniamo al centro di ogni relazione. Tutto è nato in considerazione delle condizioni di difficoltà in cui spesso si trovano i papà dopo la separazione. Ci sono da subito pervenute tante richieste, che ci hanno fatto capire che anche nella nostra città questa realtà è presente: ecco, noi cerchiamo di offrire ai papà una condivisione del tempo con i propri figli.

Quante persone e famiglie state assistendo?

In questa fase stiamo ospitando quattro papà, mentre i figli che fruiscono degli appartamenti del progetto sono undici. In occasione della Festa del Papà abbiamo predisposto l’apertura di un terzo appartamento che ospiterà altri due papà, i quali potranno così accogliere i rispettivi figli.

Verso quali problemi vanno incontro i padri separati?

Sono molti casi in cui i papà separati vivono una situazione di fragilità, sia sotto il profilo psicologico che economico: fuori casa, con un solo stipendio non più sufficiente a coprire tutte le spese, spesso devono adattarsi a passare la notte in dormitori, da amici o addirittura in macchina.

Poi ci sono le difficoltà di ripartire dopo un evento a volte inaspettato, di cui a volte è difficile vedere la via d’uscita. In questi casi è forte il rischio di sentirsi soli e abbandonati, le ripercussioni a livello psicologico e autostima possono essere gravi.

In che modo prestate loro aiuto?

Il progetto mette a disposizione dei papà ospitati un’abitazione a una cifra sostenibile in condivisione con un altro papà nelle stesse condizioni. In questo modo si è chiamati a condividere un pezzo di quotidianità in un ambiente di relazioni positive in un luogo dove i papà hanno possibilità di sentirsi sicuri. La condivisione della casa è un’assunzione di responsabilità, un punto di ripartenza che crea le condizioni per prendersi cura dei figli.

Poi vi è un percorso nel quale i papà sono coinvolti periodicamente, grazie una commissione dell’Associazione che si pone l’obiettivo di mettere al servizio del progetto le proprie competenze in diversi campi. Sono promossi momenti di incontro e confronto tra i papà, oltre che accordi con realtà del territorio che costituiscano momenti di serenità e divertimento familiare con i figli. Nell’aiuto verso i papà la parola chiave è rete: è infatti grazie ad una alleanza tra diversi enti, pubblici e privati, che il progetto può proseguire le proprie attività creando una progettualità strutturata.

La vostra associazione sostiene la “bigenitorialità”. Cosa intendete e quale problema societario credete che ci sia ancora in Italia?

Riteniamo che anche dopo una separazione sia importante proteggere la “bigenitorialità”. Per il bene dei figli è di grande importanza che anche a seguito di un allontanamento da casa i rapporti tra genitori non trascendano nella conflittualità, e che i figli possano avere sempre come riferimento la presenza del papà, oltre che quella della mamma. Situazioni di fragilità con cui abbiamo a che fare raccontano di una società che non sempre garantisce ai papà le stesse possibilità di stare vicino ai figli nel corso della loro crescita. Che possano farlo in un clima di armonia e serenità, all’interno di una abitazione decorosa e accogliente, è un impegno del nostro progetto.

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