Una settimana fa l’Emilia-Romagna è diventata zona gialla: una vera e propria boccata d’ossigeno per i commercianti e per tutto il sistema economico, ma c’è ancora chi dovrà mantenere le serrande della propria attività chiuse. Stiamo parlando dei gestori di palestre, la cui chiusura è prorogata fino al 5 marzo, salvo deroghe. Abbiamo provato a dare voce a diversi gestori della provincia di Parma e la conclusione è univoca: le scorte di pazienza sono esaurite. Chiuse dal 24 ottobre scorso, il Governo non ha mai lasciato spiragli riguardo ad una possibile apertura ed è rimasta fissa la deadline del 5 marzo. Al momento si sta ragionando su diversi scenari che dopo tale data potrebbero realizzarsi, ma la più probabile è quella che concerne un rientro progressivo alla normalità che inizierebbe dalla possibilità di effettuare lezioni private singolarmente in base all’andamento della curva epidemiologica delle diverse Regioni. Nel frattempo, l’unica possibilità che hanno i gestori di palestre, piscine e campi da calcetto è quella di sperare nella remota ipotesi di un rientro in zona bianca, opzione che ha, attualmente, contorni pressoché utopici.

“Abbandonati dalle istituzioni e senza certezze”

Monica Cantarelli, titolare della palestra Wellfit di Parma, si dice spaesata e demoralizzata: “Nessuno ci ha detto in modo definitivo cosa ci aspetta, per ora l’unica certezza è che saremo chiusi fino al 5 marzo e speriamo con tutto il cuore di riaprire in quella data ma ormai non sappiamo più a cosa credere“. Anche Thomas Ghirardi della palestra Zeus di Sala Baganza ribadisce con forza il concetto: “Ci sentiamo veramente l’ultima ruota del carro, ci interessa fino ad un certo punto sapere se il Governo ci annovererà all’interno dei decreti ristori, noi vogliamo lavorare, siamo forniti di tutti i dispositivi di sicurezza e vogliamo riaprire“. Questo sembra essere un argomento molto sentito da parte di tutti i gestori: le palestre sono luoghi resi sicuri, molto più che i sistemi di trasporto ad esempio, ed i titolari non si capacitano di questo accanimento nei loro confronti. “Nel periodo post-lockdown abbiamo installato scanner per la misurazione della febbre all’ingresso, abbiamo distanziato le macchine tra di loro, abbiamo chiuso gli accessi agli armadietti e ci siamo dotati di un impianto di ricircolo utilizzando aria esterna – continua Monica della Wellfit Parma – Non abbiamo notizia di un singolo caso di positività degli iscritti alla nostra palestra che hanno frequentato i nostri locali da giugno a ottobre“.

“Non esiste nessun sindacato di riferimento per la categoria, siamo disuniti”

Spesso nelle situazioni disastrate trovano spazio le associazioni sindacali che prendono parola per difendere e rappresentare gli esponenti di categoria. Nel caso dei gestori di palestre invece no, non esiste un’organizzazione sindacale di riferimento: “Fino all’arrivo del Covid non avevamo mai avuto bisogno di qualcuno che ci rappresentasse a livello di categoria, ci siamo sempre affidati al CONI ed all’ASI che, però, non sono associazioni sindacali bensì società di promozione sportiva – afferma Giulio della palestra Pareti di San PancrazioQueste non sono organizzazioni strutturate, non hanno gli strumenti per difenderci a livello istituzionale“. Alla nostra domanda riguardante possibili casi di proteste tutti i gestori ci hanno risposto in coro negativamente. E’ questo un sintomo di una categoria disunita? Questa pandemia ha mostrato ai dipendenti del settore l’importanza del formare un corpo unico cosicché nel caso di periodi neri si riuscirebbe a fare gioco di squadra contro le avversità: “Qualche proprietario ha cercato di protestare, mi viene in mente un caso di una protesta avvenuta a Roma, ma si trattava di un movimento locale e non organizzata a livello nazionale” spiega Filippo della palestra Well&Fit di Noceto.

“La palestra online è sopravvivenza non deve diventare normalità”

Molte palestre della zona si sono arrangiate, facendo di necessità virtù, creando corsi online con preparatori atletici che dispensano consigli in videochiamata: “Abbiamo un palinsesto online di 25 ore settimanali distribuite nell’arco della giornata, a tutte le ore, per venire incontro alle necessità di tutti” spiega Monica alludendo poi al fatto che questa situazione , che andava bene nel periodo del primo lockdown della scorsa primavera, ora sta diventando insostenibile. “Offrire servizi online come corsi di pilates, yoga e tutta una serie di altre discipline ci ha tenuto a galla permettendoci di non mandare in cassa integrazione, o peggio, i nostri dipendenti ma ciò che auspichiamo è riaccogliere i nostri iscritti, che spesso diventano nostri amici, nei nostri locali, in presenza ed in totale sicurezza” conclude Agata della palestra Kinesis Gym.

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