Il 26 aprile è entrato in vigore il decreto “Riaperture” che predispone la progressiva riapertura delle attività, tra cui le piscine all’aperto, in zona gialla, dal 15 maggio e dall’1 giugno, sempre in zona gialla, delle palestre. Dopo la prima chiusura generale, a febbraio 2020, con il DPCM entrato in vigore il 25 maggio 2020, palestre e piscine hanno potuto riaprire per tutta l’estate fino al 26 ottobre 2020, quando un nuovo decreto, a seguito dell’innalzamento della curva epidemiologica, disponeva nuovamente la chiusura dei centri sportivi, ricreativi e culturali, salvo alcune eccezioni, come strutture con presidio sanitario obbligatorio. Una chiusura ininterrotta fino all’ultimo DPCM del 21 aprile 2021. L’unica eccezione è stato il DPCM del 2 marzo 2021, il primo firmato dal Presidente Draghi, che prevedeva la riapertura di piscine e palestre nella “zona bianca”: una zona quasi “covid free”, difficilmente raggiungibile in quel momento. L’uscita dei decreti citati è stata accompagnata dalle “Linee guida per l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere”, i protocolli per la riapertura in sicurezza delle strutture. Le prime linee guida risalgono al 22 maggio e sono state emanate dall’Ufficio per lo sport che disponeva linee generali delegate nell’applicazione a federazioni, discipline sportive ed enti. Dal 28 maggio 2020, con un decreto firmato dall’allora Presidente del Consiglio Conte, l’Ufficio per lo sport è diventato Dipartimento dello sport, per cui gli ultimi protocolli delle linee guida, emanati rispettivamente il 22 ottobre 2020 e il 5 marzo 2021 sono stati ugualmente prescrittivi e validi per tutte le attività sportive e i centri di attività. Un passo verso la riapertura è stato fatto con le ultime linee guida che trattano il covid come un rischio calcolabile sul lavoro che si può gestire con i sistemi di salute, sicurezza e prevenzione sul posto di lavoro.

La gestione egualitaria di piscine e palestre non ha avuto le stesse conseguenze

Per fare il punto sulla situazione, abbiamo contattato alcune palestre e piscine di Parma. La palestra Budokwaj, che insegna arti marziali, ci ha spiegato: “Non era mai capitato di vivere una situazione analoga in 46 anni di attività. Abbiamo dovuto chiudere definitivamente i locali per costi di gestione troppo elevati, con iscrizioni estremamente ridotte. Chiudendo i locali organizziamo solo corsi all’aperto e per l’autunno/inverno ci organizzeremo presso altre strutture”. Per continuare a lavorare durante il 2020 si sono serviti di corsi online.

Anche la palestra Pareti Sport Center di San Pancrazio si è organizzata all’aperto, chiedendo al Comune di Parma una parte di parco pubblico per svolgere l’attività, secondo la prassi. La palestra è sede della Dance & Fitness ASD di Parma e, avere dei clienti tesserati è stato un vantaggio per tenersi in contatto con i propri iscritti, nonché per la tracciabilità delle presenze. “Abbiamo il gruppo Facebook, i gruppi Whatsapp e la mailing list, teniamo aggiornati immediatamente gli iscritti. Lezioni online poco o niente, i miei collaboratori mi dicono sempre di aspettare in presenza perché preferiscono il contatto, alcune sono ferme da un anno”.

Un’altra palestra, Wellfit, ha sottolineato la stessa voglia di ripartire in presenza anche da parte delle persone “Devo dire che la differenza tra i due lockdown è stata notevole: nel primo le persone erano tutte a casa, avevamo anche 100 persone collegate contemporaneamente, nel secondo la gente è tornata a lavoro, ha ricominciato ad uscire e i numeri si sono andati riducendo”. La palestra ha riaperto il 26 aprile con l’attività all’aperto “Siamo ripartiti anche con il calcetto che è un’attività che non si faceva da un po’ e con grande richiesta. Le lezioni online le abbiamo attivate qualche giorno dopo il primo lockdown e fino ad oggi è stato sempre operativo. È l’unico modo per tenere attivo il legame con il cliente. Necessario per la sopravvivenza della palestra, quindi, mantenere il legame con il cliente, anche a distanza, opportunità che invece le piscine non possono avere.

Le difficoltà delle piscine

Sport Center Parma, palestra polisportiva “Ercole Negri”, gestori di palestre e piscine hanno confermato le riaperture per la palestra con strumenti fitness all’aperto. Prospettano il 15 maggio l’apertura della piscina esterna e dall’1 giugno l’apertura di piscina e palestra interne. Hanno dichiarato “Abbiamo riattivato la piscina interna, ma solo per attività agonistica il 25 ottobre. Abbiamo avuto al bilancio 2020 una perdita di €500.000 e oggi a impianto chiuso abbiamo €50.000 euro di costi al mese, perché quando si tratta di gestire tre piscine ci sono dei costi fissi che non puoi evitare. Noi siamo un’associazione sportiva dilettantistica quindi non eravamo compresi nei ristori. Abbiamo ricevuto un contributo di €80.000 dal Comune di Parma, provenienti dagli 1,5 milioni di euro stanziati dalla regione Emilia-Romagna divisi in base al numero di tesserati delle associazioni che ciascuno ha. Noi siamo fortunati perché abbiamo la piscina estiva, se avessimo avuto solo la palestra al chiuso, i prossimi mesi sarebbero stati doppiamente duri. Aprire e chiudere un centro sportivo di 50.000 metri quadri, con cinque padiglioni suddivisi su due piani, ci sono dei costi fissi che non puoi evitare”. “Tre giorni prima della chiusura del 25 ottobre abbiamo avuto il controllo dei NAS e non ci hanno segnalato nulla: abbiamo lavorato sulla sicurezza e riapriremo come abbiamo chiuso: in sicurezza. Quello che conta adesso è rimanere aperti”, ha dichiarato il gestore del centro.

Centro Sportivo Coopernuoto Palestra & Piscine a Parma ha, invece, dichiarato che “limitare l’ingresso per la piscina invernale, come è stato fatto a settembre, significa non sopravvivere. Ci auguriamo che se per legge abbiamo fatto ciò che ci è stato chiesto e abbiamo seguito le regole, ci siano in futuro dei ristori veri, perché quelli che abbiamo ricevuto coprono l’1% del fatturato. Abbiamo dovuto raddoppiare le tariffe degli iscritti all’attività agonistica. Attualmente stiamo svolgendo solo attività all’aperto. Il futuro per noi degli impianti notatori è molto nuvoloso, contiamo che qualcuno ci prenda in considerazione. Non sappiamo perché sia stata considerata un’attività non essenziale ma non è certamente pericolosa”.

La difficoltà riscontrata, invece, nel contattare i responsabili delle piscine che non svolgono attività alternative, di palestra o agonistiche fa nascere il dubbio che piscine più piccole, servendosi di collaboratori e non di dipendenti, siano rimaste senza personale, dal momento che i collaboratori delle piscine, però, non ricevono i ristori dal dicembre 2020.

Perplessità sulla chiusura delle piscine che continuano ad aumentare con la pubblicazione di studi scientifici che già nel 2020 dimostrano l’indebolirsi del virus in particolari condizioni, prime fra tutte: l’immersione in acqua e l’effetto ossidante del cloro. Uno studio a riguardo è stato pubblicato anche dall’OMS già a luglio 2020.

Chiediamo che dopo un anno di chiusura qualcuno analizzi bene le situazioni di pericolo, perché in questo anno ci sono state tre ondate e due con le piscine chiuse” questa la richiesta mossa non solo dalle piscine. In questi giorni, infatti, gli stessi dubbi sono stati sollevati in tanti ambiti. Dopo un anno e mezzo, le misure che inizialmente potevano essere accettate come precauzionali, alla luce dei nuovi studi e delle nuove conoscenze, nonché del fatto che non hanno evitato l’esplodere di un nuovo lockdown, meritano quantomeno delle motivazioni comprovate.

© riproduzione riservata