Compiano? Forse di origine romana, ma i primi signori furono i Malaspina; dopo il dominio dei Landi si passò ai Farnese e al Ducato di Parma

@AndreaAdorni

Leggenda vuole che la valle del Taro ospitasse un’antichissima città chiamata Ombria, eretta da uomini sopravvissuti al Diluvio Universale. Ma se questa interpretazione è fantasiosa, molto probabilmente nasconde anche un fondo di realtà. Esisteva infatti una popolazione ligure che dominava le valli del Taro e del Ceno, i Liguri Umbranati, sottomessi dai Romani nel 157 a.C.. Per affrontarli i discendenti di Romolo dovettero ricorrere ad accampamenti fortificati e forse nei pressi dell’attuale Comune di Compiano. L’ipotesi, priva di documenti e reperti, è riconducibile a qualche nome pervenuto sulla tabula veleiate e alcune monete ritrovate in loco.

Il primo documento che cita Compiano risale al 1141; è un atto di cessione del castello e dell’intero territorio

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Cessata la dominazione romana furono le invasioni barbariche a determinare le sorti d’Italia. Anche in questo caso, però, non si hanno attestazioni documentarie che possano determinare il passaggio di un qualsiasi gruppo. Il primo documento che cita Compiano risale al 1141 e riguarda un atto di cessione del castello e dell’intero territorio. Il beneficiario dell’atto era il vescovo di Piacenza, che aveva ottenuto il privilegio dai fratelli Guglielmo e Obizzo Malaspina.

Lo scenario dopo soli quattro anni mutò e Compiano ritornò ai suoi precedenti proprietari. Molti gli anni di tensione con il Comune di Piacenza, rapporti che culminarono nel 1189 con la cessione per 4.000 lire dell’intero feudo ai piacentini. I Malaspina persero definitivamente contatto con la val Taro e furono costretti a ripiegare in val Magra.

Un paradiso chiamato montagna - COMPIANO

Nel 1192 furono i Landi a governare Compiano. Il loro dominio iniziò tuttavia nel 1257, quando Ubertino sborsò 6.000 lire acquistando Castello e territori connessi

Il Conte Ubertino è da considerarsi quindi il capostipite di una delle famiglie più importanti ed influenti del Parmense. Il periodo che seguì fu caratterizzato prevalentemente dalla guerra fra Guelfi e Ghibellini e anche il territorio valatrese ne fu investito. Le cronache di questi anni sono dense di episodi cruenti, esecuzioni capitali, saccheggi, battaglie, assedi e incendi e fino alla morte di Ubertino II lo scenario non mutò. Un capitolo di rilievo per la storia di Compiano è costituito dal XV secolo.

In questi anni le valli del Taro e del Ceno erano soggette al dominio dei Visconti, Duchi di Milano, e la famiglia Landi era quindi subordinata a quella imperiale. Nel 1452 Francesco Sforza, da pochi anni succeduto ai Visconti come Duca, investì con cerimonia solenne il Conte Manfredo Landi Postumo della signoria di Compiano, Pontremoli, Borgotaro, Varese, Bardi e Pellegrino. La morte di Manfredo avvenne nel 1488, dopo ben 35 anni di governo e diede una forte impronta di autonomia ai possedimenti landiani.

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Il dominio della nobile casata, definito in seguito Principato dei Landi, si protrasse fra numerosi proprietari, scontri e grandi matrimoni di comodo fino al 1679. Questo fu l’ultimo anno di potere della famiglia, con i Farnese che riuscirono ad impossessarsi di tutti i territori che componevano lo Stato per la somma di oltre 120mila ducati. Il “corteggiamento” dei Duchi di Parma verso questo vasto dominio durò circa 70 anni. Il Castello di Compiano cambiò proprietario dopo 466 anni, entrando a far parte del Ducato di Parma e Piacenza (8 giugno 1682).

La storia successiva del borgo segue quelle del Ducato di Parma fino agli anni della Rivoluzione Francese. Questa portò truppe di Giacobini sul nostro Appennino, i quali compivano scorribande dal Centocroci al Pelpi, ma fu la Guarnigione del Castello di Compiano a respingerli a forza di cannonate. Allontanando così anche le idee ritenute bizzare e fonte di ribellione. L’ultimo sovrano di Compiano fu Maria Luigia d’Austria, sotto il cui dominio la giurisdizione amministrativa del Paese passò da Pontremoli a Borgotaro.

Compiano, capoluogo della Repubblica partigiana della Val Taro

@ChiaraCorradi

La Repubblica Partigiana della Val Taro è attiva tra il giugno e il luglio del 1944. Capoluogo e sede del comando “Divisione Nuova Italia” è il Paese di Compiano, dal quale vengono coordinate le brigate partigiane che operano nella valle e nel territorio del Taro. I fascisti lasciarono Borgotaro la notte del 14 giugno e la mattina del 15, con un atto simbolico, i partigiani sfilarono per le vie del paese. Vennero liberati 2500 km quadrati occupati dalle truppe tedesche, con i partigiani che presero il comando di una vasta zona di collegamenti da e per il fronte. La zona liberata comprendeva dieci comuni, per una popolazione complessiva di 43mila abitanti.

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La scelta di Compiano, come capoluogo, deriva dalla sua centralità ma anche dal fatto che consenta di ripararsi dagli attacchi. I confini del paese erano strategici: il Passo del Bocco, il Passo dei Centocroci, il Molinatico e la Val Manubiola. La  casa di riposo del Paese venne trasformata in ospedale partigiano e il Municipio in sede del comando. Nel territorio fupubblicata “La Nuova Italia”, che recava come sottotitolo “giornale del territorio libero del Taro”.

Il 30 giugno venne combattuta la battaglia della Val Manubiola, la più importante. 150 uomini e 12 automezzi tedeschi giusero da Berceto alla periferia di Borgotaro dove li attendevano i partigiani. I primi ripiegarono portarono però con sé alcuni ostaggi. I partigiani concentrarono i loro raggruppamenti nei pressi del ponte sul Manubiola, fatto precedentemente saltare. Dopo un combattimento di due ore, il nemico fu costretto alla resa e sul campo rimasero 14 morti, 10 feriti e 80 prigionieri tedeschi.

Dopo la breve esperienza, il 7 luglio l’iniziativa militare tornò nelle mani dei tedeschi fino al 15 luglio. Le colonne tedesche attaccarono provenendo da Parma, da Varano Melegari, dal Passo del Bocco, dal Centocroci, dal Bratello, da Berceto. Il 15 luglio Borgotaro si arrese, ma molti civili furono uccisi nei giorni seguenti.

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