La Pandemia ci ha fatto capire che Parma dovrà avere una governance capace prontamente di adattarsi a una situazione di emergenza. Sarà necessario, quindi, avere una locale pubblica amministrazione efficiente”: Parma 2032 è un progetto presentato dai comitati “Parma in centro”, “Cittadella per Parma” e “San Leonardo che verrà”, con lo slogan “Prima di governarla, pensala. I lavori sono coordinati da Giampaolo Lavagetto, ex assessore ai servizi educativi del Comune di Parma. Quella di Parma 2032 è una proposta di indirizzo politico, finalizzata ad un progetto di gestione decennale della città.

Come nasce il progetto “Parma 2032”?

Pensare una città significa avere ben chiaro quale sarà il volto della stessa tra 10\15 anni. Questo significa valorizzarne i punti di forza, coglierne le criticità, sapendole addirittura trasformare in occasioni di opportunità e pianificando una mission di interventi connessi tra loro e capaci nel loro insieme di attuare la trasformazione necessaria. La Pandemia ci ha fatto capire che Parma dovrà avere una governance capace prontamente di adattarsi una situazione di emergenza per dare rapidamente le soluzioni necessarie. Sarà necessario, quindi, avere una locale pubblica amministrazione efficiente, che assolva, finalmente, al suo primario compito di essere al servizio di Cittadini e imprese.

Questa rivoluzione della pubblica amministrazione sarà accompagnata da una valorizzazione e promozione della nostra identità territoriale rinsaldando i rapporti di solidarietà, fiducia e collaborazione tra i componenti della comunità, legandoli ad un comune destino di benessere e sviluppo. Un bene comune, questo, che potrà crescere all’interno di una comunità sicura, in cui la repressione del crimine è anticipata da una azione di prevenzione e lotta al degrado. Il benessere della persona, quindi, come bene primario, recuperandolo là dove in crisi e tutelandolo e valorizzandolo attraverso una impostazione proattiva capace di intercettare il disagio ancor prima che si manifesti nella sua drammaticità.

Quali macro-obiettivi si pone per i prossimi dieci anni della città?

Il benessere della persona che assurge a bene comune, necessita di una società che recuperi il proprio ruolo di comunità educante, capace di rimettere la famiglia al centro dell’azione pubblica, ma soprattutto una comunità inclusiva, per creare un ambiente più confortevole alla vita delle persone, in cui il maggior numero di esse possa partecipare attivamente alla vita sociale, sentirsi protetta, accedere a luoghi, attività e servizi. Questi importanti passaggi saranno la base per rendere la città di nuovo competitiva migliorando la sostenibilità delle nostre eccellenze produttive, commerciali e turistiche e renderle generatori di ricchezza, garantendo la massima accessibilità sia dall’interno che dall’esterno grazie ad un adeguato piano di mobilità e sinergie territoriali e di passaggio dalla Smart City alla città circolare.

Quali sono i punti di forza di questo progetto? Quali aspetti di Parma vanno cambiati o migliorati, e quali criticità risolte?

Fondamentale per tale obiettivo, sarà un recupero di fiducia dei cittadini verso la gestione della cosa pubblica. Questo passa da un recupero di credibilità della classe dirigente attraverso un rilancio di quell’etica politica intesa come assunzione di responsabilità di gestione del potere per il perseguimento del bene collettivo. Soprattutto, questa è una trasformazione che necessita di una grande alleanza territoriale di tutti i soggetti territoriali tra pubblico e privato che possa contribuire alla realizzazione degli obiettivi. Un’alleanza in cui l’Amministrazione comunale sia regista e garante nel perseguimento del bene comune passando dalla consultazione finale alla co-responsabilità, dando ai cittadini e alle imprese la possibilità di una maggiore partecipazione nel processo di elaborazione strategica e condividendo la paternità delle decisioni con la comunità che ne è maggiormente interessata. Solo così sarà possibile attuare quelle scelte, anche difficili, necessarie per quella trasformazione socioeconomica ed urbanistica capace di risolvere le criticità presenti e mitigando quelle che ancora ci aspettano.

I quartieri sono punti nevralgici della città, ognuno con caratteristiche diverse. La creazione dei Comitati, alcuni già creati, come andrà a inserirsi nel progetto di Parma 2032?

I grandi cambiamenti globali e l’incognita che ci riserva futuro post-pandemico ci impongono di rivedere il modello di riorganizzazione del tessuto urbano in grado di adattarsi a questi importanti e pesanti mutamenti. Serve, quindi ripensare ad una città delle funzioni di eccellenza in grado di rispettare la tradizionale vocazione delle diverse aree di città, evitando di stravolgerle in nome di confusi e disarticolati obiettivi fini a sé stessi. In questi anni abbiamo assistito a scelte di politica amministrativa che hanno messo e stanno tutt’ora mettendo in crisi interi quartieri senza una precisa strategia di sviluppo complessivo e di rilancio.

L’area di città che comprende Oltretorrente e Centro Storico è stata oggetto di un politica di drastica riduzione dell’accessibilità in nome di una azione squilibrata che non ha tenuto in nessuna considerazione la tradizionale e strategica vocazione di quell’area. Simile mancanza di rispetto si può rilevare nel progetto della nuova Cittadella che porterà inevitabilmente a stravolgimento della storica e tradizionale funzione di questa parte della città. Il progetto del nuovo stadio Tardini, infine, è l’esempio di come una inadeguata azione dell’amministrazione locale possa trasformare una potenziale opportunità in elemento di divisione e criticità.

Quali sono i progetti su cui c’è da lavorare con più urgenza?

Quello che serve, invece, è avere, per così dire, un “approccio strabico“: avere come obiettivo globale l’efficienza dell’intero nucleo urbano, ma al contempo dare valore e opportunità alle comunità locali di quartiere. Un modello di redistribuzione dello spazio urbano in cui per ogni quartiere, oltre ad una “polifunzionalità di vicinato” che riduce gli spostamenti quotidiani, si esaltino talune tradizionali funzionalità di eccellenza ad alta attrattività urbana ed extraurbana per determinate aree della città. In questa riorganizzazione strategica, si deve tornare alla dimensione locale del negozio “sotto casa”, dei servizi a portata di mano, delle aree verdi e degli spazi pubblici di incontro. Un rilancio delle vie di quartiere che induca alla condivisione fra vicini, alle attività di volontariato e alle esperienze di controllo sociale, attraverso un ritorno alla vitalità locale, rivalutando il tempo e lo spazio riservati alla socializzazione e alla partecipazione dei cittadini.

I progetti “Città sicura” e “Città inclusiva” sono due facce della stessa medaglia. Quali sono i vantaggi dei due?

Una comunità che porta all’esclusione sociale genera insicurezza, così come una città insicura porta all’emarginazione. Alcuni errori e\o sottovalutazioni nelle politiche di inclusione sociale fatte in questi anni hanno certamente portato a fenomeni generatori di insicurezza. Penso, ad esempio, alla incapacità di una corretta gestione del processo dell’immigrazione con la generazione di aree di segregazione urbana che si registra oggi in certe zone della città. Tali fenomeni andavano prevenuti leggendo i dati degli anni precedenti con politiche integrate adeguate di tipo residenziale, commerciale, urbanistico, sociale, educativo. Oggi, in queste aree, le difficoltà socioeconomiche hanno generato situazioni di insicurezza urbana tali per cui anche l’azione di repressione da parte delle forze dell’ordine è divenuto compito assai arduo. Una politica di pianificazione della sicurezza urbana, legata ad azioni di riduzione dell’emarginazione e di inclusione sociale crea una città a maggiore livello di qualità di vita per tutti.

Progetto “Città circolare”: cosa significa?

Il forte investimento previsto nel PNRR del Governo in materia di economia circolare e sostenibilità impone un ripensamento delle nostre città in quest’ottica di sviluppo. Questo passaggio dalla Smart City alla città circolare comporta il passaggio da una visione focalizzata principalmente sulle nuove tecnologie e sui vantaggi che queste possono offrire a una visione in cui le tecnologie continuano ad avere un ruolo importante, ma sono inserite in una visione d’insieme in cui gli obiettivi sono di competitività economica, sostenibilità ambientale e inclusione sociale, in altre parole di miglioramento della qualità della vita. L’economia circolare rappresenta una visione generale e un approccio di ripensamento dell’intero modello economico. L’approccio deve inevitabilmente abbracciare l’intera catena del valore: ad esempio, se si vogliono ottenere risultati significativi sulla gestione dei rifiuti, non basta agire sul riciclo finale, ma occorre tornare alla fase di progettazione e produzione.

In questa logica, la collaborazione pubblico-privato diventa un perno essenziale del paradigma circolare, cioè l’asse intorno al quale viene costruita la sussidiarietà orizzontale nel contesto urbano, nonché la base per sviluppare soluzioni industriali preordinate a una migliore qualità della vita nelle città di domani. Per la pubblica amministrazione si tratta di superare un modello organizzativo e gestionale tipicamente verticale, optando per uno schema che consenta l’interazione orizzontale con attori diversi, pubblici e privati, nella progettazione e gestione di servizi di ultima generazione. In questo modo si accelera notevolmente l’evoluzione del sistema urbano verso una governance distribuita, più funzionale allo sviluppo circolare della città e al contributo dei diversi attori. il punto di partenza, quindi, dev’essere la definizione di una visione dell’economia circolare che interessi l’intero contesto urbano, al fine di consentire una trasformazione efficace su cui possano convergere gli interessi dei cittadini e dei diversi portatori di interesse.

Il vostro laboratorio sfocerà in un laboratorio politico ed in un eventuale lista civica alle prossime elezioni amministrative? Vi ponete questo obiettivo?

La nostra è già di fatto una proposta politica, intesa come una proposta di indirizzo per arrivare ad un articolato progetto di gestione della città per i prossimi dieci anni. Quello che sarà lo strumento con cui arrivare a questo obiettivo, dal semplice supporto di idee alla più impegnativa costituzione di una lista civica indipendente che partecipi alle prossime amministrative, dipenderà da sé e da come le attuali forze politiche organizzate dimostreranno di avere più a cuore l’interesse di Parma che il loro legittimo, ma particolare interesse di partito.

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