Parma 22.32, un laboratorio politico di idee: “Serve immaginare una città migliore”

In un tempo in cui la politica lotta contro sé stessa per riacquistare credibilità nei confronti di tanti cittadini scoraggiati da visioni sempre più distanti dai loro bisogni reali, si affaccia sul panorama cittadino un nuovo progetto. Porta il nome Parma 22.32 ed è un laboratorio politico presentato lo scorso 2 gennaio sulle piattaforme digitali da Caterina Bonetti, consigliera comunale di Parma in quota Pd, Chiara Bertogalli, componente del comitato scientifico di Possibile, fondatrice del movimento Fridays of Future Parma ed ex candidata di Europa Verde, e Manuel Marsico, del Circolo Arci Post. L’obiettivo principale è quello di portare la città ad una transizione culturale ecologica con un’ampia condivisione di prospettive e punti di vista del maggior numero di soggetti interessati ad una politica partecipativa e aggregativa.

Parma 22.32 è iniziato giovedì 11 febbraio alle ore 21 sui canali digitali, con una sessione conoscitiva attraverso la quale raccogliere i primi spunti di lavoro. Dopo i primi incontri esplorativi sarà possibile affrontare un percorso che porti la delineazione di un immaginario di città vivo e dinamico, ma che sappia guardare alle sfide del nostro tempo con innovazione: cambiamenti climatici, ambiente, cultura e welfare saranno i primi nuclei tematici che verranno affrontati. Immaginare la Parma dei prossimi dieci anni sarà solo il primo step, perché l’ambizione è quella di diventare una voce talmente autorevole all’interno del dibattito politico cittadino da non poter essere ignorata.

Perché puntare ad una visione così ampia e a lungo termine?

(Caterina Bonetti) L’idea è quella di non ragionare di politica sugli schemi e sulle urgenze amministrative, in cui si deve rispondere in poco tempo a problematiche quotidiane. Questo è fondamentale ma impedisce di ragionare a più ampio respiro, perché si è sempre molto pressati da quello che accade di giorno in giorno; dall’altra parte la politica “Alta” invece non si confronta con la realtà cittadina e locale: ci sono dibattiti interessanti che danno la sensazione di essere accademici e poco contestualizzabili nella realtà. Quindi l’idea è quella di creare un dibattito che tratti temi “macro”, anche con uno sguardo innovativo, che punti a cambiare effettivamente in modo strutturale le cose, ma che sia in grado di guardare a Parma e alle sue esigenze.

Quali sono le maggiori necessità di Parma e, più in generale, le tematiche che sentite più urgenti da affrontare a livello politico?

(Manuel Marsico) La cultura è stato uno di quei settori “fanalino di coda” in questo tempo di Covid, soprattutto perché considerato produttivamente poco strategico. Dal punto di vista cittadino l’idea è quella di creare processi partecipativi innovativi in modo tale che il percorso possa essere basato su un lavoro collettivo con il fine di rimodellare la cultura, attualmente incentrata molto sul centro cittadino e poco sulle periferie. Molto spesso, se si pensa anche agli investimenti effettuati, a Parma si assiste ad una cultura di eventi che vuole far bello il centro come se fosse una vetrina per turisti e non una cultura quotidiana e diffusa che coinvolga la vita giornaliera delle persone.

(Chiara Bertogalli) Un altro tema è quello che abbiamo chiamato “verde-blu” e che sarà legato ai temi dei cambiamenti climatici e dell’ambiente. È il momento che tante scelte che vengono fatte a livello Amministrativo siano informate dal tema dei cambiamenti climatici: un tema come quello della pandemia in corso, ad esempio, ci fa capire che ci sono elementi sui quali si sta facendo un ritardo eccessivo per evitarlo e che dovrebbero essere invece la cornice all’interno della quale prendiamo le decisioni politiche. Si deve entrare nell’ottica in cui l’ambiente va considerato non più solo un elemento per la campagna elettorale, ma un elemento in grado di contribuire ad un forte miglioramento per la qualità della vita sia in termini sanitari – anche d’incidenza di malattia cardiovascolari e respiratori – sia in termini di benessere. Anche la città deve diventare uno scenario in cui la lotta al cambiamento climatico dovrebbe essere prioritaria: le risorse pubbliche non devono servire per gestire le emergenze causate dai danni dei cambiamenti climatici, ma in termini di prevenzione per diventare tessera di mosaico e di iniziare a ragionare per influenzare tutte le altre tessere intorno ponendosi come avanguardia.

(Caterina) Parma deve rilanciarsi anche dal punto di vista dell’attrattività. Quando si parla di ambiente, cultura e welfare si pensa sempre che siano voci di spesa di un bilancio e di conseguenza diventano poco attrattive. L’impostazione invece è quella di ragionare su questi temi in ottica di sviluppo: questi tre temi possono diventare una molla di sviluppo molto folle. Chi si fa carico, anche a livello amministrativo, di progetti che possono anche avere una scala più ampia fa un bel servizio, perché diventa un valore aggiunto. Le persone, nel prossimo futuro, andranno a vivere e a spendere sulla base della qualità della vita offerta molto alta.

Ci sono quindi da cambiare alcune priorità a livello amministrativo?

(Caterina) Le scelte degli ultimi 20 anni sono andate nella direzione sbagliata. A livello amministrativo bisognerebbe dare più organicità a tutti i processi: nel corso degli anni non si è riusciti a mettere a sistema i vari interventi. Gli assessorati procedono per compartimenti stagni, quando in realtà il tema sarebbe quello di creare delle reti per fornire servizi in modo congruo alle sfide a cui siamo portati ad affrontare.

(Chiara) Le priorità secondo noi sono state affrontate male anche perché la politica, in generale, ha vissuto decenni di crisi in termini di rappresentanza. Questo ci porta a dover rilevare che la rappresentanza politica oggi è un po’ scollegata dalla vita reale. Un elemento forte del nostro laboratorio è quello di chiedere un coinvolgimento che vada anche al di fuori dell’elemento partitico, perché ci sarebbe bisogno di proporre una partecipazione senza partire per forza da schematizzazioni partitiche preconfezionate.

Cosa vi aspettate dal laboratorio Parma 22.32?

(Manuel) Il primo elemento è quello della partecipazione: riuscire ad intercettare quel dissenso nei confronti dei partiti e lo scollamento della rappresentanza che viviamo quotidianamente. Costruire su quella partecipazione un percorso che possa dare uno sguardo della nostra città che sia in grado di andare verso una maggiore giustizia sociale ed ambientale.

(Chiara) Vorremmo già solo andare ad intercettare quelle energie che al momento solo potenziali. Ognuno dei partecipanti dovrebbe avere in mente che Parma vorrebbe da qui a dieci anni, oppure ci piacerebbe che iniziasse a disegnarla: più questo progetto sarà partecipato più questa idea potrà diventare realtà attraverso un dibattito. Vogliamo diventare una voce forte con la quale il dibattito politico dovrà necessariamente confrontarsi.

(Caterina) Si sente spesso dire che nessuno ascolta i bisogni della gente: questo momento storico è sia un deficit sia un punto da cui partire. L’attività online permette di poter partecipare anche a coloro che non si sentono di affrontare un percorso politico, anche in senso lato, perché troppo impegnativo e difficoltoso. Chi ha delle idee può riservarsi il tempo di intervenire a quei due/tre incontri che gli interessano.

Cosa si deve aspettare invece una persona interessata al laboratorio?

Un lavoro tematico e di ascolto che cerchi di creare una partecipazione innovativa. In futuro tuttavia non potrà prescindere da una partecipazione sia fisica sia aggregativa. Attualmente saremo costretti a lavorare da remoto tramite modalità di gruppo divise per nuclei tematici. Un aspetto importante sarà quello di riuscire a cogliere le diverse modalità d’interazione che hanno un ruolo chiave sul territorio. Si partirà giovedì 11 febbraio alle 21 con il primo incontro.

Parma 22.32 confluirà in un progetto politico?

L’idea è quella di costruire un patrimonio di idee e di persone con cui i corpi elettorali si dovranno confrontare. Ma ribaltando la prospettiva potrebbe anche essere che sarà il progetto politico che confluirà in noi.

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