3000 posti di lavoro a rischio a Parma e Provincia: l'allarme delle associazioni sindacali

Secondo le stime di Ascom Confcommercio e dei sindacati FILCAMS, FISASCAT e UILTUCS potrebbero essere più di 3000 i lavoratori di Parma e Provincia che risentiranno della ricaduta occupazione nel settore del commercio e del turismo. Un dato che desta preoccupazione e sul quale associazioni di categoria e sindacati stanno tenendo alta l’attenzione, anche alla luce di un certificato peggioramento dell’emergenza alimentare in città, specchio di una crisi economica da non sottovalutare.

Il sindaco Federico Pizzarotti ha concentrato la sua risposta ad associazioni e sindacati mettendo in luce la necessità di una sburocratizzazione che permetterebbe un maggior campo di azione da parte dell’Amministrazione. “Il sindaco – affermano le sigle sindacali – tralascia un tema delicato ed impattante, quello delle aperture domenicali e festive che oggi sono totalmente liberalizzate“. Notizie preoccupanti arrivano in particolare dalle grandi catene commerciali che già parlano di una riduzione dei punti vendita, lasciando spazio all’online.

Al Sindaco – di cui sono note ed apprezzate le posizioni argomentate di contrarietà alle aperture domenicali e nei festivi – sollecitiamo, quindi, l’inserimento nella sua agenda anche della possibilità di intervenire a livello di amministrazione locale su orari e calendario aperture, due elementi della cosiddetta liberalizzazione che hanno prodotto solo distorsione competitiva tra grandi catene e commercio tradizionale e il proliferare di contratti di lavoro ‘povero’. FILCAMS, FISASCAT e UILTUCS hanno sempre contrastato le riforme di liberalizzazione del commercio in tema di orari, spesso apostrofati come “corporativi” e non in linea con i tempi della città e dei servizi dei cosiddetti “centri storici”; centri storici che da anni assistono ad una impietosa desertificazione provocata dal diffondersi di centri commerciali, mall, oggi a loro volta – come in una struttura circolare – in crisi“.

Proprio perché  il tema degli orari e delle aperture dei negozi non diventi solo un pretesto per una profonda riorganizzazione dei format con pesanti ricadute occupazionale, come organizzazioni sindacali sollecitiamo un confronto tra Parti sociali ed Amministrazione vero, non virtuale. Un confronto che ci possa guidare fuori dall’emergenza sanitaria, che ha  ridisegnato profondamente bisogni, consumi, socialità e mobilità, con un’idea chiara del cambiamento che deve passare per una sostenibilità non solo economica ma sociale“, concludono i sindacati.