Sabato 10 ottobre, in occasione della giornata internazionale della salute mentale, presso Lenz Fondazione a Parma, è stato possibile assistere ad una serie di eventi, tra cui un seminario, una videoinstallazione, ed una performance live, nel segno del nuovo corso di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21: dal 24 settembre al 10 ottobre sono state presentate in anteprima nazionale, nell’ambito del progetto “RE-Opening Mondi Nuovi”, nuove creazioni realizzate a partire da diverse opere di Calderòn de la Barca.

L’evento di sabato si è aperto con una performance live dell’Associazione Fuori di teatro, che è nata con il sostegno della ASL di Fidenza nel 2006 e di cui fanno parte utenti e volontari dei servizi sociali, del Sert e del Centro di Salute Mentale di Fidenza. La compagnia promuove una cultura di inclusione sociale, sperimentando come ogni persona possa diventare protagonista su un palcoscenico: gli attori si divertono ma se ciò accade è anche merito degli spettatori che hanno un ruolo attivo durante lo spettacolo che è totalmente improvvisato sul momento. Sono gli spettatori che forniscono gli spunti per i dialoghi, o per le ambientazioni, fornendo semplicemente al conduttore Marcello Savi, delle parole da cui partirà la scena. E proprio questa modalità di improvvisazione gli ha permesso di continuare a lavorare anche nel periodo del lockdown: la compagnia è abituata a recitare con ciò che ha a disposizione e adattare il loro modus operandi; quindi la pandemia non ha rappresentato un limite ma la possibilità di inventare nuove cose e studiare del nuovo materiale.

Successivamente, la Dott.ssa Patrizia Ceroni, Direttore UOC e Programmi Piscopatologici e Governo Clinico, ha introdotto un seminario dal titolo “Futuro sensibile”: ha sottolineato l’importanza di una sensibilizzazione maggiore per investire nella salute mentale anche a livello culturale, in quanto, almeno per il momento non è possibile accedere a percorsi di cura. In questo periodo storico, in cui l’uso delle mascherine ha generato un incremento dello stress psicofisico, è importante ribadire che “Non c’è salute se non c’è salute mentale”: con questa frase, la dottoressa Ceroni ha voluto evidenziare quanto sia rilevante facilitare l’accesso alle cure e sviluppare attività che riducano l’impatto negativo del disagio mentale, poiché ci si trova di fronte a persone che non sono solo pazienti ma che hanno anche il diritto di partecipare alla vita sociale. In questo, il teatro li aiuta a sviluppare memoria, socialità ed emozioni. Infine, l’intervento della Dott.ssa Maria Inglese, assegnata al CSM est come psichiatra territoriale, che ha definito “il lavoro teatrale come oggetto trasformativo dell’oggetto evocativo“. La diagnosi è un modo per far trovare al paziente la propria soggettività, per aiutarlo a destinarsi e conoscersi. La parola può essere una cura: se una parola attraversa una persona, questa subisce una rifrazione e restituisce un testo. In questo senso, il corpo degli attori viene quindi attraversato dalla parola e permette di “sviluppare la loro legittima stranezza”. A questo è seguito un videointervento di Massimiliano Filoni, attore e regista, che ha presentato un lavoro teatrale con gli ospiti di una REMS: il teatro può dare nuovi modi di relazioni per non evidenziare le distanze emotive causate dalle distanze sociali.

Il progetto prevedeva anche la visione di “Melancolìa Contromano”, un’installazione visuale e sonora di 40 minuti circa, che era fruibile singolarmente tramite cuffie e telecomando igienizzati e copricuffie personale: un percorso di esperienza drammaturgica, in cui ogni spettatore decide come affrontarlo, attraverso pause, avanzamenti o ritorni, e che attraversa Burgos, in Spagna, Tangeri, Ceuta e Fez in Marocco. Calderón de la Barca descrive questi luoghi per il suo “Principe Don Fernando”, nel 1629, e ogni tappa è come “un uomo che sogna e che vede cose che continuamente gli sfuggono”.

L’ultima performance, nuovamente dal vivo, è affidata all’attrice sensibile Barbara Voghera che interpreta “Altro Stato”, tratto da “La vita è sogno” di Pedro Calderón de la Barca. La sua figura, durante lo spettacolo, resta a volte nascosta e questo permette allo spettatore di congelare il testo, recitato con autorevolezza e preponderante forza espressiva. Un servitore, contrario ai comportamenti del suo padrone, a cui però è costretto ad ubbidire: così si esprime una dualità dei personaggi, il principe e il servo, che sottolinea una grande verità sociale. Il servo fa proprie le parole del principe e diventa il protagonista, alternando immaginazione e realtà. Sul palco, il personaggio di Barbara Voghera si dimena fra le sue due personalità: una soggetta alla disperazione e alla fame, l’altra che vuole ribellarsi alle regole, alle imposizioni al grido di “Libertà, libertà!”. In questo senso, è come se l’attrice volesse denunciare le convenzioni sociali a cui è sottoposta e che la vorrebbero in una posizione di subalternità solo per il suo aspetto.

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