“Parma non spreca”: il volontariato che recupera e (ri)distribuisce i prodotti alimentari | INTERVISTA
Ogni italiano getta in media 65 kg di cibo all’anno. Il dato, restano pochi dubbi, è impressionante, tanto che ci fa capire quanto il tema dello spreco alimentare ci tocchi profondamente da vicino. Dando un occhio alle statistiche europee, il risultato è che complessivamente più del 20% del cibo prodotto in Europa viene gettato via, pari a una somma di 143 miliardi di euro, di cui i due terzi, circa 98 miliardi, sono attribuibili allo spreco domestico. In Italia la situazione desta ancora più preoccupazione, dato il nostro spreco annuale è superiore a quello europeo, fermo a 58 kg/anno (allo stesso modo molto elevato). In denaro gli italiani sprecano 10 miliardi l’anno: si tratta di 5 euro a famiglia a settimana, 260 l’anno.
Questi dati sono stati rilasciati lo scorso febbraio dal Food Sustainability Index, creato da Fondazione Barilla e The Economist Intelligence Unit, che fornisce dati sullo spreco alimentare comparando statistiche mondiali. L’accento che la ricerca ha voluto dare è stata quella sulla quotidianità che interessa ogni singola persona, dato che il 53% dei rifiuti arriva dai consumi domestici, e riguarda soprattutto verdura, frutta e cereali, cibi che più spesso finiscono nella spazzatura. Da tenere a mente inoltre, è il fattore inquinamento: lo spreco alimentare rappresenta il 6% delle emissioni totali di gas serra di tutta l’Unione europea.
Se riflettiamo su questi numeri e cerchiamo di figurarli “materialmente”, ci possiamo rendere conto di quanto il nostro impatto sia forte tanto sullo spreco di cibo, quanto sulle emissioni che stanno danneggiando il nostro clima. Pianificare la spesa, fare attenzione al “da consumarsi preferibilmente entro” che troviamo sui cibi, cucinare e gestire gli scarti, sono tutte azioni che ogni singola persona può compiere settimanalmente. Per se stessa, per il paese, per l’ambiente. La grande distribuzione, dall’ingrosso ai supermercati, fa la loro parte nel produrre spazzatura e quindi nel contribuire allo spreco alimentare, ovvero l’insieme di tutta la merce rimasta invenduta. Tuttavia, esistono realtà territoriali che si occupano di questa filiera, e riescono a rimettere in vita prodotti – cibo – che andrebbe invece a riempire i cassonetti.
Raccontiamo oggi quindi l’esperienza di “Parma non spreca“, una piattaforma sociale attiva a Parma dal 2016, che si occupa di creare canali di recupero degli alimenti, per poterli redistribuire e rimettere in circolo in tempi brevissimi. La voce di “Parma non spreca” è stata Maurizio De Vitis, che ha quindi risposto alle nostre domande, dando un quadro generale delle attività che la piattaforma svolge.
Secondo alcuni report ogni italiano getta circa 65 kg di cibo all’anno. Per quali motivi secondo lei? Come si può iniziare a fronteggiare questo problema?
I motivi sono molteplici. Spesso sono legati alle modalità di approvvigionamento condizionato dai tempi di lavoro, perché si tende a fare acquisti una volta alla settimana o anche più, e ci si ritrova ad avere vari generi legati a date di scadenza concomitanti. Altro motivo è la non conoscenza della legge Gadda, norma che permette di protrarre la scadenza oltre il “da consumare preferibilmente entro”, che eviterebbe alle persone di buttare i prodotti allo scadere del giorno indicato. Altro ma non ultimo dei motivi, è anche l’incapacità culturale di riutilizzare gli avanzi, cosa che nelle passate generazioni era una prassi normale. Per cambiare rotta a queste abitudini bisognerebbe fare più informazione e formazione anche scolastica, per avere le nuove generazioni più consapevoli ad evitare lo spreco anche alimentare. Ma purtroppo la grande distribuzione va nella direzione opposta.
Quale tipologia di cibo le persone sprecano maggiormente?
Per forza di cose sono tendenzialmente i cibi freschi e freschissimi ovvero quelli indicati come “da consumarsi entro”. Si tende a sprecare molta frutta e verdura, la vecchia macedonia delle nostre nonne che serviva a salvare la frutta rimasta, e le torte di erbe fatte con le verdure ormai disidratate, è una cosa dimenticata.
Chi subisce più direttamente le conseguenze dello spreco alimentare?
Lo spreco alimentare non domestico ricade sul consumatore che alla fine paga il prodotto finale con un prezzo maggiorato, mentre quello domestico impoverisce l’acquirente e lo indirizza a non approvvigionarsi di prodotti indispensabili ad una giusta dieta alimentare.
Con “Parma non Spreca” state combattendo lo spreco alimentare. In che cosa consiste questa piattaforma? Da quanto è attiva e chi ne fa parte?
La piattaforma solidale “Parma non spreca” nasce da un protocollo d’intesa sottoscritto da Fondazione Cariparma, Forum Solidarietà (ora CSV Emilia), Emporio Market Solidale, Caritas Parma, Consorzio di Solidarietà Sociale, Provincia e Comune di Parma. L’obiettivo principale è cercare di recuperare tutto quel cibo che non era stato intercettato da nessun altro operatore o ente che si occupasse dello spreco alimentare e della sua ridistribuzione.
La piattaforma si occupa quindi di ricercare, raccogliere e redistribuire generi alimentari attraverso i servizi attivati dal volontariato locale, come, ad esempio, i market solidali e i servizi mensa e distribuzione pacchi alimentari. Lo scopo non è quello di sovrapporsi a realtà esistenti ma di trovare nuovi canali di recupero, e soprattutto per ridistribuire in tempi brevissimi tutto il cibo recuperato. Ne fanno parte i tre Empori Solidali della provincia di Parma, Caritas Parma e Caritas Fidenza, ma negli anni si sono aggregate diverse realtà e associazioni del territorio che si occupano della distribuzione alimentari alle persone in difficoltà economica. Il progetto è attivo da diversi anni, ma la piena operatività è dal 2016.
La vostra iniziativa ha subito un rallentamento durante il lockdown? Oppure c’è stato un incremento di volontari e di consegne a domicilio?
Durante la pandemia l’attività è proseguita con grande impegno e con innegabile sforzo dovuto a un radicale cambiamento delle modalità di ridistribuzione, per il primo periodo, anche in collaborazione con il Comune, che ci ha segnalato innumerevoli situazioni di emergenza, oltre a quelle già conosciute, sono state fatte solo consegne a domicilio, il tutto grazie ai volontari di varie associazioni che si sono occupate delle consegne di alcune migliaia di pacchi alle persone in difficoltà.
Riuscite attraverso la vostra piattaforma a inglobare e sensibilizzare le generazioni più giovani?
Uno degli scopi del progetto, è anche quello della sensibilizzazione alla lotta allo spreco alimentare, che facciamo sia presso le scuole, o facendo interagire piccoli gruppi di giovani in alcune giornate dedicate a loro impegnandoli nel processo di ridistribuzione a stretto contatto con le famiglie seguite.

