Ieri, mercoledì 19 gennaio 2022, presso la sede dell’Assistenza Pubblica di Parma, in viale Gorizia 2/A, è stata celebrata una data importantissima, l’anniversario dei 120 anni dalla nascita della storica Associazione dell’Oltretorrente. L’ente di volontariato ha voluto quindi festeggiare il suo compleanno con una grande torta, spegnendo ben 120 candeline. È stato un momento carico di emozioni e significato. Erano presenti Luca Bellingeri, Presidente AP Parma, Filippo Mordacci, Comandante del Corpo Militi della Pubblica, e una piccola delegazione di volontari.

Era una domenica, il 19 gennaio 1902. Il giorno prima, sulla Gazzetta di Parma di sabato 18, la convocazione dell’adunanza di costituzione dell’Associazione: “Tutti coloro i quali hanno aderito alla nobile idea sono vivamente pregati di non mancare, affinché la costituzione della nuova umanitaria istituzione riesca“. Centoventi anni di storia. Nel 1902 a Parma si viaggiava su carrozze, tram trainati da cavalli; l’Ospedale Vecchio (allora non era chiamato così) di via D’Azeglio, accoglieva numerosi malati. Nel 1902 era appena nata, a Parma, l’Università Popolare, il corpo dei pompieri aveva la sua sede in Piazzale Inzani. La città, seppure con disparità tra classi povere e abbienti, era in fermento: in quella domenica di gennaio si colloca la data di nascita dell’Assistenza Pubblica Parma. Nei mesi precedenti era stato fatto appello alla cittadinanza perché potesse nascere un’associazione con finalità sociali e di sostegno alla popolazione, ispirandosi alle analoghe realtà nate nelle regioni vicine.

Da quel giorno in poi la Pubblica è cresciuta, si è ampliata, si è adattata, si è integrata. Costantemente al passo con le esigenze dei cittadini, ha risposto ad ogni chiamata: dove mancava un servizio, lo si è fatto nascere. Pensiamo all’automedica: la prima in Italia, un mezzo con a bordo un medico rianimatore e strumenti per la rianimazione avanzata. Pensiamo alla “flotta” dei pulmini per i trasporti sociali, moltiplicati negli anni. Quando si tratta di intervenire in condizioni ordinarie i volontari ci sono, come in condizioni straordinarie: il tempo del Covid ne è un esempio continuativo ancora sotto gli occhi di tutti, ma nella notte dell’alluvione del 2014, la mattina del gelicidio, l’Associazione ha risposto all’emergenza attivando tutti i mezzi di soccorso.

La Pubblica oggi

La storia della Pubblica nei suoi 120 anni di vita si integra con quella della città e con lo sviluppo del sistema sanitario, cittadino e nazionale, fino ad arrivare ad oggi: con i suoi 900 volontari, oltre 300.000 ore di volontariato, percorrendo 610.000 km circa e con un totale di 55.078 servizi (di cui 12.337 servizi di emergenza, 21.661 trasporti ordinari e 20.611 con i pulmini).

In totale dalla Centrale Otto, inoltre, sono stati gestiti più di 39.600 servizi, con all’incirca 2500 pazienti Covid positivi. Oggi diventare volontario significa appartenere ad un’associazione storica; non giovane di età, ma con lo spirito innovativo sempre giovane. È possibile scegliere tra le diverse iniziative e attività, quella che più si adatta alla personalità dell’individuo: la Pubblica è adatta per i giovani come per i meno giovani; avvicina generazioni di persone e accresce la consapevolezza del ruolo degli individui nella società: una cittadinanza attiva e partecipe. 

Ci si approccia a volte per seguire un amico, spesso per tradizione familiare; a volte si inizia un percorso come Servizio Civile (il bando è aperto, fino al 26 gennaio 2022 si può compilare la domanda online, tramite SPID, se si è di un’età compresa tra i 18 e i 29 anni), o per completare un tirocinio scolastico, poi si decide di restare nel gruppo. Le storie dei volontari e le loro motivazioni sono molteplici, nel corso degli anni possono anche cambiare: ascoltarle tutte svelerebbe un mosaico di passioni. In continua evoluzione, lungimirante anche, sempre vigile: la Pubblica è una persona viva, il cui cuore risiede nel centro della città di Parma, e manda in circolo, con tutti i mezzi a disposizione, attraverso i volontari, l’ossigeno e l’energia della solidarietà, che tengono in vita la società.

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