Parma, rapina un infermiere in via Trento: arrestato

Lo scorso 13 giugno il personale della Squadra Volante della Questura di Parma, in servizio di controllo del territorio, sottoponeva alla misura precautelare del fermo un cittadino marocchino, classe 1996, resosi responsabile di aver rapinato, in concorso con altri soggetti, un giovane infermiere tunisino residente a Parma. Nella notte del 12 agosto l’infermiere veniva avvicinato in via Trento da quattro giovani che, con fare amichevole, iniziavano a conversare con lo stesso chiedendo se avesse una sigaretta. La loro insistenza verbale sfociava in una vicinanza fisica che vedeva uno dei quattro “tastare” il corpo del giovane mentre gli altri lo distraevano. Ad un tratto, un secondo interlocutore si avvicinava alla giovane vittima inconsapevole, portando il suo braccio al collo del ragazzo per poi, con velocità e destrezza, sfilare dalla tasca anteriore dei pantaloni dello stesso il suo telefono cellulare. Accortosi di quanto subito notava i ragazzi allontanarsi velocemente e nel tentativo di riavere quanto di sua proprietà li inseguiva gridando di ridargli quanto sottratto. 

Richiesta rimasta disattesa e che vedeva addirittura i malviventi gridare alla vittima di non permettersi di chiamare la Polizia. Il giovane infermiere, che nel frattempo aveva chiesto l’intervento della Polizia, non desisteva e continuava nell’inseguimento, comunicando passo passo le strade percorse dai malviventi, fino a raggiungere il ragazzo che gli aveva sottratto il cellulare. Una volta raggiunto nei pressi del ponte Europa tentava di bloccargli la via di fuga ricevendo quale risposta violenti colpi al petto e calci, questi fortunatamente non andati a segno. A seguito della breve colluttazione i malviventi riuscivano a darsi definitivamente alla fuga facendo perdere le proprie tracce.

Nella notte del 13 agosto la vittima della rapina contattava nuovamente la locale Sala Operativa riferendo di aver riconosciuto uno degli autori della rapina. Giunte immediatamente sul posto le volanti rintracciavano il reo, che una volta riconosciuto formalmente, veniva sottoposto alla misura del fermo di indiziato di delitto stante la sussistenza di un quadro indiziario a suo carico, il fondato pericolo di fuga nonché di reiterazione del reato.  L’uomo veniva inoltre indagato in stato di libertà per il reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri avendo fornito generalità mendaci in sede di controllo. Il Pubblico Ministero di turno disponeva l’accompagnamento del reo presso la locale Casa Circondariale.

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