Patrizia Maestri: “Vi racconto il mio impegno in politica; uniti per le elezioni, poi si parli di partito”

La soddisfazione più grande legata all’approvazione della legge sul Festival Verdi; l’invito di Patrizia Maestri all’impegno in vista delle elezioni, poi “giusto riflettere sul deterioramento

INTERVISTA | Patrizia Maestri racconta il suo impegno nella precedente legislatura, con un’attenzione particolare alle donne e al mondo del lavoro. In seguito alla non riconferma nei collegi come candidata per il territorio invita i suoi successori a prendere in considerazione il lavoro fatto e quello rimasto incompiuto, per porter proseguire su una strada già tracciata nei precedenti cinque anni. 

Una legislatura segnata dall’impegno per il mondo del lavoro e in difesa delle donne: che bilancio traccia di questi anni in Parlamento?

Dalle elezioni primarie del 2012 in poi, ho sempre voluto mettere al centro del mio impegno politico il lavoro e i diritti. In questa difficile legislatura sono state discusse e approvate tante leggi che hanno consentito di rafforzare la ripresa economica che timidamente si è affacciata anche nel nostro Paese dopo tanti anni di recessione. Sono soddisfatta del mio lavoro e dei risultati che soprattutto in Commissione Lavoro abbiamo ottenuto per correggere alcune proposte del Governo e per rimediare ad alcuni dei più grossolani errori del passato in particolare in materia previdenziale, con più interventi che hanno consentito di avviare lo scardinamento progressivo della riforma Fornero.

Per le donne è stato fatto molto, in particolare sul tema del contrasto alla violenza maschile. Ma ancora non basta: le donne occupate sono ancora troppo poche soprattutto a causa di una rete dei servizi “a macchia di leopardo” e le differenze retributive con gli uomini non sono state sufficientemente colmate. Occorrerà continuare ad impegnarsi dentro e fuori le istituzioni per colmare questo gap inaccettabile e, francamente, antistorico. La legislatura è stata sicuramente molto prolifica anche se gli errori non sono mancati. Primo tra tutti l’autoreferenzialità di una parte del gruppo dirigente politico.


Dopo le elezioni, ci sarà una continuità con le battaglie portate avanti nella precedente legislatura con impegni o iniziative a livello locale?

Il mio impegno politico e sociale non è certo iniziato con l’ingresso a Montecitorio. Sono trent’anni che mi batto per i diritti sul lavoro e delle donne, per una società più giusta, equa e democratica. In questi cinque anni ho portato in Parlamento la mia esperienza di vita, sindacale e professionale. Ho sempre cercato di mantenere un contatto e una presenza stretta con il territorio perché sentivo e ancora sento il dovere di rappresentare Parma e i parmigiani nelle istituzioni nazionali. Il mio impegno continuerà in questo modo, come è sempre stato prima della mia elezione. Nei prossimi giorni presenterò pubblicamente il resoconto del mio lavoro parlamentare. Spero che i candidati vorranno impegnarsi per portare avanti gli “incompiuti” di questa legislatura.

Qual è la soddisfazione più bella che ricorda di questa legislatura? E la delusione maggiore?

Tante soddisfazioni e qualche delusione. L’approvazione della legge sul Festival Verdi, sostenuta con Giorgio Pagliari e Giuseppe Romanini, è stata sicuramente la soddisfazione più importante perché ha riconosciuto il valore specifico del territorio e ha consentito lo stanziamento dei fondi necessari alla crescita di questo importante evento musicale e culturale. Ma non solo. Dall’impegno per il prolungamento della ‘vita tecnica’ della seggiovia Lagdei – Lago Santo, al mantenimento a Parma della sede staccata del TAR dell’Emilia-Romagna, all’istituzione del Complesso monumentale della Pilotta, allo stanziamento dei 20 milioni di euro a livello nazionale per la valorizzazione storica e turistica della via Francigena, per l’edilizia scolastica, per il contrasto al dissesto idrogeologico, per le bonifiche, agli emendamenti approvati per il sostegno e il rilancio del settore e delle aziende termali, alle battaglie (non sempre, purtroppo, vinte) per il mantenimento dei servizi di prossimità nei quartieri di Parma e in provincia, soprattutto.

La delusione più forte: durante la discussione sul jobs act abbiamo lavorato intensamente in Commissione per modificare alcune scelte che il Governo non si ostinava a capire fossero sbagliate. Avevamo raggiunto un accordo “sulla parola” con il premier che poche ore dopo lo stesso Renzi si è rimangiato. È stata veramente una brutta pagina, sul piano umano – certamente – ma anche sul piano politico. Se fossimo stati ascoltati con maggiore attenzione molti dei problemi che sono stati affrontati successivamente sarebbero stati risolti sul nascere.

La sua candidatura, a differenza di quelle di Romanini e Pagliari, non è stata riconfermata per le prossime elezioni: come ha ricevuto, a livello emotivo e a livello politico, questa decisione del Partito?

Avevo offerto al Pd di Parma la mia disponibilità per un secondo mandato perché, dopo 5 anni in Parlamento, ritenevo un dovere chiedere agli elettori di potersi esprimere sulla mia attività. Gli organismi dirigenti del Pd, a livello locale, si sono espressi unanimemente per la nostra ricandidatura ritenendola utile per affrontare con più forza questa competizione elettorale. Io ho avuto conferma della mia esclusione solamente durante la Direzione Nazionale, a Roma, a tardissima ora. E come me tanti e tante colleghi e colleghe che in questi anni non si sono certo risparmiati nell’impegno nazionale e nei rispettivi territori. Anche per questo come “minoranza” Pd non abbiamo partecipato al voto in Direzione.

Il problema non è la mia singola esclusione ma l’identità sociale, riformista e di sinistra del Pd. Oggi siamo tutti impegnati perché il centrosinistra ottenga dal voto il miglior risultato possibile perché unico argine all’avanzata di forze populiste dannose per la tenuta democratica del nostro Paese; ma dal 5 marzo sarà però necessaria una discussione vera e sincera tra noi, perché se il clima politico è così deteriorato, anche il Pd ha il dovere di interrogarsi sulle proprie responsabilità.

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