#pernondimenticare – 27 GENNAIO 1945

I numeri della morte: 1 milione di ebrei, 70mila polacchi, 20mila rom, 10mila prigionieri di guerra; ecco perchè è importante oggi fare memoria

I numeri della morte: 1 milione di ebrei, 70mila polacchi, 20mila rom, 10mila prigionieri di guerra; ecco perchè è importante oggi fare memoria

#pernondimenticare è il giusto hashtag per celebrare il Giorno della Memoria. Solo ad Auschwitz, tra il 1941 e il 1945, sono stati uccisi almeno un milione di ebrei. Le stime precise sono tutt’oggi molto difficili e gli studiosi continuano a dibatterne. Ma i numeri che sono arrivati fino ai giorni nostri sono impressionanti. Oltre agli ebrei hanno trovato la morte nel campo di concentramento più famoso anche 70.000 polacchi, 20.000 tra rom e sinti e 10.000 prigionieri di guerra. Circa 900.000 prigionieri non sono mai stati registrati e la maggior parte di loro è stata uccisa subito dopo l’arrivo. 

È giusto continuare a ricordare, per evitare che massacri di questo genere possano succedere di nuovo. Le derive degli assolutismi e dei regimi dittatoriali sono, e rimarranno per sempre, quanto di più disastroso ci può essere nella storia di un popolo e di una nazione. Quello che è successo, in gran parte dell’Europa, negli anni della Seconda Guerra Mondiale e in quelli immediatamente successivi deve servire da monito severo per il futuro. Non dobbiamo dimenticarci le storie di quelle persone. Non possiamo permettere di levare dalla nostra mente l’immagine del tatuaggio con il numero che avevano sul polso. Erano uomini e sono stati trattati peggio delle bestiePer poi essere uccisi, senza nessuna pietà, nel nome di chissà quale ideologia


Costretti a lavorare giorno e notte in condizioni disumane. Poco cibo, quasi nulla e tante percosse. Molti gli anziani, i bambini, ma anche le donne e gli uomini che nei campi di concentramento hanno passato gli ultimi giorni della loro vita. E nella speranza che tutto quello potesse finire, sono poi diventati cenere e fumo. Se oggi ci siamo commossi e abbiamo sofferto per gli attacchi terroristici che hanno fatto centinaia di morti in Europa, dobbiamo indignarci e continuare a lottare perchè quello che è accaduto dietro il filo spinato dei campi di concentramento non venga dimenticato. 

Perché il 27 gennaio?

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno. In quest’occasione vengono commemorate le vittime dell’Olocausto. Si è stabilito di celebrare la giornata della Memoria il 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nella offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

L’Italia ha istituito la giornata commemorativa, nello stesso medesimo giorno, alcuni anni prima della corrispondente risoluzione delle Nazioni Unite. Prima di arrivare a definire il disegno di legge, si era a lungo discusso sulla scelta della data simbolica. Si trattava di decidere su quali eventi fondare la riflessione sulla memoria. Erano emerse in particolare due opzioni alternative. Il 16 ottobre, data del rastrellamento del ghetto di Roma e il 5 maggio, anniversario della liberazione di Mauthausen. Si è, poi, scelto di adottare il 27 gennaio per la portata evocativa di Auschwitz, simbolo universale delle tragedia ebraica.

Anche il Parmense ha avuto il suo eroe

Negli anni dal 1943 al 1945 la persecuzione verso gli ebrei dilagava anche in Italia, in seguito all’applicazione delle Leggi razziali del 1938 voluta da Mussolini per seguire la politica dell’alleato Hitler. Da una parte furono in molti a denunciare, spesso in cambio di soldi o di favori del regime, famiglie di ebrei nascoste. Dall’altra ci furono anche persone di buon senso e soprattutto di grande coraggio che invece cercarono di aiutare gli ebrei. A rischio della loro stessa vita.

Tra i Giusti tra le nazioni, onorificenza assegnata dall’Istituto di Yad Vashem di Gerusalemme a coloro che hanno compiuto azioni eroiche per salvare persone dallo sterminio nazista, c’è anche Pellegrino Riccardi, magistrato antifascista in quel periodo pretore a Fornovo di Taro. Riccardi era originario di Langhirano, laureato in Giurisprudenza entrò in magistratura nel 1931. Dopo l’8 settembre 1943 fu mandato pretore a Fornovo. Qui riuscì a salvare l’amico ebreo Rolando Vigevani e la famiglia. A loro fornì documenti falsi, con la complicità del segretario comunale, e gli assicurò l’espatrio in Svizzera. I Vigevani furono i primi ad essere salvati da Riccardi, ma l’Istituto di Gerusalemme che lo ha proclamato Giusto tra le nazioni nel 1988 assicura che ce ne furono altri.

Ecco, anche per persone come Pellegrino Riccardi è giusto non dimenticare. Giusto ricordarne le gesta eroiche, il coraggio, la bontà d’animo. Un mondo fatto di valori e speranze che si opponeva con ogni forza a quello fatto di tortura, sangue, odio. E come lui, molti altri. Solo in Italia sono 671. Tra i più famosi, vale la pena ricordare: 

  • Giorgio Perlasca, che salvò molti ebrei a Budapest spacciandosi per un diplomatico spagnolo. 
  • Carlo Angelo, padre del famoso Piero e medico antifascista, che nascose nella sua clinica diversi ebrei. 
  • Gino Bartali, ciclista, che trasportò all’interno della sua bicicletta documenti falsi per aiutare gli ebrei. 
  • Cardinale Elia Dalla Costa che offrì rifugio a 110 ebrei e 220 stranieri a Firenze, durante l’occupazione nazista. 

Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca. (Gino Bartali)

© riproduzione riservata