La pieve di Tizzano: il medioevo dal sapore cubista | l’OFFicina parmigiana

TIZZANO VAL PARMA – L’antica pieve matildica di San Pietro: un viaggio nel Medioevo affacciati sulla Val Parma; entriamo a scoprirla

L’antica pieve matildica di San Pietro: un viaggio nel Medioevo affacciati sulla Val Parma; entriamo a scoprirla

@FrancescoGallina

TIZZANO VAL PARMA – Quando dalla Provinciale 14 state per imboccare Strada della Pieve, mettetevi le cuffie nelle orecchie e selezionate su Spotify un opera del Trecento, magari un Veni Sancte Spiritus gregoriano. Solo così, quando arriverete davanti all’antica pieve matildica di San Pietro, vi sembrerà di viaggiare nel Medioevo. Un Medioevo dal sapore cubista, come massicciamente cubista appare la pieve, isolata sulla sommità di una collina che svetta su una Val Parma da togliere il fiato.

Siamo a Tizzano, alle porte del nuovo millennio, quando viene innalzata la prima struttura che doveva caratterizzare in origine questa magnifica pieve, poi del tutto modificata architettonicamente nei due secoli successivi. Anche il ‘700 sarà un secolo di grandi cambiamenti: sono aggiunte tre cappelle laterali, il presbiterio è ricostruito a piante rettangolare, vengono decorati gli interni e realizzato un portale di stile neogotico un anno prima della Rivoluzione Francese (1788). La torre, conglobata nel corpo della pieve, non svolge solo la funzione di campanile, ma anche di accesso, cosa che caratterizza molte chiese francesi a clocher-porche, per cui la torre campanaria funge non solo la funzione di campanile, ma anche di accesso protetto sotto un arco. Peculiarità molto diffusa in Francia, che troviamo ad esempio nella chiesa di Saint-Gervais-Saint-Protais a Caux.

Quello che oggi possiamo ammirare, circondato da pochi arbusti, è un edificio ricoperto in conci di pietra, molto minimale, con un impianto a tre navate affiancate da sei cappelle laterali stuccate

Le arcate a tutto sesto sono rette da colonne in pietra coronate da capitelli sbozzati a cubo. Di notevole interesse gli affreschi rinvenuti durante i restauri novecenteschi, alcuni dei quali, raffiguranti uno Scudiero con cavalli, Sant’Antonio Abate e una Madonna col Bambino, furono commissionati dal marchese di Torre alla fine del secolo XV. Uscendo sul retro, possiamo godere del rustico e disarmonico prospetto a capanna, risalente al XVIII secolo, con due piccole finestre rettangolari aperte in corrispondenza del presbiterio. Al centro del lato sud, invece, è situato l’antico portale d’ingresso secondario decorato sull’archivolto con bassorilievi raffiguranti figure geometriche e, nel mezzo, una croce.


Prima di ripartire un ultimo sguardo al paesaggio circostante, mentre dense nubi si dipanano lasciando trasparire i raggi del sole e un cielo cobalto che inonda la vallata al tramonto. È il tramonto, il canto gregoriano è finito. È ora di cambiare track.

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