Il 2020 volge ormai al termine. Un anno che entrerà nei libri di storia per l’avvento di un evento pandemico senza precedenti nella storia dell’umanità, che ha toccato, di fatto, qualsiasi nazione del nostro pianeta. Quando si giunge a fine anno, il momento risulta propizio per fare delle analisi su quanto avvenuto negli ultimi dodici mesi, anche se quest’anno, ad onor del vero, non si vede l’ora di voltare pagina e dare immediatamente il benvenuto al 2021. 

L’emergenza sanitaria si è riflettuta inevitabilmente anche in ambito economico, dove si registrano contrazioni di PIL significative, aumento delle ore di cassa integrazione per i lavoratori dipendenti e, purtroppo, mancati rinnovi dei contratti di lavoro a tempo determinato scaduti negli ultimi dodici mesi. La nostra provincia, come qualunque altra dello Stivale, ha accusato il colpo, anche se la forte presenza del settore agroalimentare ha consentito, in alcuni casi, di reggere meglio il colpo rispetto ad altre zone del nostro paese. 

L’Emilia attesa da un forte rimbalzo del PIL

La contrazione del PIL sul nostro territorio è stata leggermente peggiore rispetto alla media nazionale: Parma e provincia fanno registrare un decremento del 9,6%, mentre l’Italia, nel suo complesso, si ferma a –9,2%. A rendere decisamente meno amaro questo dato, però, sono le previsioni del 2021, che dovrebbe vedere l’Emilia nel suo complesso, Parma in primis, protagoniste di una vigora crescita: +7,8% rispetto al +4,1% previsto sull’intero territorio nazionale. 

Il saldo netto tra 2020 e 2021, dovrebbe generare una perdita di 445 milioni, ovvero il 3%, che molti analisti prevedono possa essere integralmente recuperata già nei primi sei mesi del 2022. Quanto avvenuto quest’anno, però, ha avuto inevitabili ripercussioni anche in tema occupazionale, nonostante la protezione attuata dal governo col cosiddetto “blocco licenziamenti”. 

Sul territorio parmense, infatti, si stima un decremento di posti di lavori del 10,2%, dato piuttosto corposo considerate le misure a tutela dei posti di lavori decisa dal governo centrale; tuttavia, secondo gli analisti di Prometeia, più della metà di questi posti verranno recuperati nel 2021. 

Dopo due anni in cui non si è fatto ricorso agli ammortizzatori sociali, le industrie del nostro territorio, quest’anno, ne hanno fatto ricorso per oltre 6 milioni di ore, coinvolgendo più di 37000 lavoratori parmensi. Dati che, per quanto ovvio, hanno comportato ad un crollo delle nuove assunzioni, che si sono ridotte di oltre il 50% rispetto al 2019. 

L’andamento delle aziende parmensi quotate in Borsa

Anche il comparto finanziario, al quale si può accedere comodamente da smartphone o pc grazie a siti come www.gazzettadeltrading.com/ , non è rimasto immune alla comparsa del covid, nonostante in alcuni comparti, grazie anche all’intervento della banche centrali e al recente annuncio della scoperta del vaccino, il 2020 si è chiuso con deprezzamenti dei valori di listino inferiori rispetto alla forza deflagrante esercitato dal virus nella vita delle persone e sull’economia reale. 

Risulta interessante, quindi, andare ad analizzare l’andamento delle società parmensi quotate in Borsa. Nella nostra analisi partiamo da MAPS, PMI del nostro territorio – nata nel 2002 – operante nel settore della digital trasformation, che ha fatto registrare un -26% in questo 2020, solo in parte compensato dall’ottimo +16% fatto registrare nell’ultimo mese. 

È andata ancora peggio per ILLA, società attiva nel comparto dei casalinghi con la produzione di pentole, padelle, casseruole e tegami. Dopo un 2019 da incubo (-55%), causato da alcuni problemi nella relazione con un primario cliente come IKEA, la società di Noceto ha fatto registrare un -32% anche nel 2020, restando in territorio negativo anche nell’ultimo mese (-0,65%) nonostante il rimbalzo ottenuto dalla maggior parte dei titoli quotati. 

CFT vola grazie all’OPA lanciata dalla canadese ATS, Gas Plus in ripresa

2020 piuttosto negativo, finanziariamente parlando, anche per Servizi Italia Spa, azienda leader da oltre trent’anni nel settore dei servizi integrati di noleggio, lavaggio e sterilizzazione di materiali tessili e dispositivi medici in ambito sanitario, che negli ultimi anni ha espanso il proprio business anche in altri settori come quello alberghiero: per la società di Castellina di Soragna, quotata nel segmento STAR di Piazza Affari, l’anno si chiude con un -28,40%

Ha retto meglio l’onda d’urto del covid, invece, Gas Plus, quarto produttore italiano di gas naturale dopo Eni, Shell Italia e Edison, che ha sede nella nostra provincia. La performance, da inizio anno, è negativa di poco più del 20%, ma negli ultimi sei mesi il titolo si è ripreso ed ha acuito le perdite di inizio anno, registrando un confortante +8,6%

Annata superlativa, invece, per la CFT di Via Paradigna, che aveva chiuso il 2019 con un eloquente -35,9%. In questo caso, però, a spingere al rialzo (+21,77% da inizio anno, +140% nell’ultimo mese), è stata l’OPA (offerta pubblico di acquisto) lanciata dalla canadese ATS (4,6 € per azione CFT posseduta, un premio di oltre l’80% rispetto al 4 dicembre) per acquisire la società nostrana e toglierla dal mercato borsistico.

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