primo borali

Primo Borali, interprete raffinatissimo. Tra i più grandi clarinettisti della scena internazionale, è stato Primo clarinetto dell’orchestra Sinfonica della Rai di Milano. Karajan, Prêtre, Bernstein sono solo alcuni dei giganti con cui ha collaborato. Ha tenuto concerti in tutto il mondo con le più prestigiose orchestre, dalla Scala di Milano all’Orchestra della Svizzera Italiana. Apprezzatissimo come docente, molti dei suoi allievi sono ora tra gli interpreti più apprezzati della scena internazionale. È stato docente del Conservatorio della nostra città.

Where everything started, chi sceglie una professione come la sua solitamente ricorda il momento preciso in cui ha deciso cosa e chi voleva diventare

Il momento in cui io ho deciso di diventare un musicista è stato quando da bambino seguivo la liturgia sacra che mi faceva avvertire la bellezza e la soavità della musica, questo mi commuoveva profondamente. Ho pertanto cercato di accostarmi a questa con molta determinazione pensando di poter diventare un giorno, “uno che avrebbe fatto musica”, così è stato.

Chi è stato il suo primo insegnante?

Il mio primo insegnante di Clarinetto è stato il Maestro Tosatti, presso il Liceo Musicale Vecchi di Modena, il cui figlio era la prima viola dell’orchestra della RAI di Milano. In quel periodo ebbi anche la possibilità di farmi ascoltare da clarinettisti di grande talento: uno di essi era Corneti, primo clarinetto dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, come pure il primo clarinetto dell’Orchestra Sinfonica di Buenos Aires.

Ha lavorato con i più grandi direttori d’orchestra, può indicarne uno o più d’uno al quale è legato un ricordo particolare?

Il Direttore d’Orchestra a cui va il più vivo ricordo è Bruno Walter col quale  ho eseguito al Teatro alla Scala il Requiem e la Sinfonia in sol minore di Mozart. Un altro Direttore che mi ha affascinato, per le sue splendide interpretazioni, è Herbert von Karajan sempre al Teatro alla Scala.

Grandi direttori e naturalmente, grandi orchestre, a quali è legato un ricordo o un aneddoto che vuole raccontarci

Ho suonato in varie Orchestre in Italia e in Svizzera prima di rivestire il ruolo di Primo Clarinetto nell’Orchestra della RAI TV di Milano. Ho avuto la fortuna di essere diretto da Maestri di grande fama: Muti, Giulini, Prêtreoltre i due già citati. Un ricordo particolare va a Claudio Abbado, con lui ho avuto una frequentazione abbastanza lunga. Eravamo colleghi come docenti  presso il Conservatorio Arrigo Boito di Parma, dove festeggiammo la sua premiazione al Concorso Mitropoulus di New York, che lo portò alle vette della Direzione d’Orchestra internazionale. Più tardi ci trovammo io come Primo Clarinetto dell’Orchestra della Rai di Milano e lui come Direttore ospite. Fu un incontro memorabile!

Durante la sua lunghissima carriera ha frequentato moltissimi autori, quale rappresenta il suo autore di elezione?

Il mio autore d’elezione è indubbiamente Mozart, la purezza cristallina della sua musica mi commuove ed è il compositore che per primo ha dato rilievo al clarinetto. In ambito operistico invece Giuseppe Verdi sa esprimere tutte le sfumature dell’animo umano. In realtà ho avuto la possibilità di frequentare di persona molti dei più grandi autori del Novecento: da Rota a Nono, da Berio a Bruno Maderna fino a Leonard Bernstein. Con Donatoni e Bettinelli  poi c’era una vera e propria amicizia e un sodalizio artistico, spesso andavo a casa loro per permettergli di sondare le possibilità tecniche ed espressive del clarinetto.

Il suo lavoro l’ha certamente portata a viaggiare molto. C’è una città o un’atmosfera cui è legato un suo ricordo particolare?

Una città che ricordo con molto piacere è Atene, dove mi recai per l’inaugurazione della Stagione Musicale Estiva con il grande Uto Ughi, impegnato nel concerto per violino e orchestra di Beethoven. Era con me anche mio figlio Francesco, giovane studente di violino presso il Conservatorio di Milano. Abbiamo respirato una atmosfera artistica e umana veramente unica: affascinante e coinvolgente!

Lei è stato anche docente di allievi poi diventati grandissimi musicisti. Cosa si prova a comunicare la propria arte alle giovani generazioni?

Per me, come docente, è stata un’esperienza bella e gratificante poter comunicare e condividere il fascino della interpretazione musicale ai miei allievi. Ho cercato  di offrire loro un bagaglio non solo tecnico ed esecutivo, ma soprattutto interpretativo, che ho acquisito suonando in  Orchestre guidate da grandi Direttori. Per gli allievi, come per i figli, si spera sempre il meglio. Non nego che sia stata una grande soddisfazione vedere realizzato questo mio desiderio, molti miei allievi hanno raggiunto traguardi musicali di altissimo livello!

Tra gli ultimi impegni la sua partecipazione straordinaria a un concerto in streaming da Bergamo con il trio cameristico composto dai Maestri Fatlinda Thaci, Francesco Borali e Stefano Miceli. Ce ne può parlare?

L’idea è venuta a mio figlio Francesco, violinista che si produce come solista, in gruppi da camera e collabora con l’orchestra Filarmonica della Scala. Ha voluto farmi un regalo in occasione della mia dimissione dall’Ospedale San Raffaele di Milano. Si è trattato di un evento straordinario che mi ha dato la possibilità di  riprendere il mio strumento e suonare ancora dopo una lunga degenza ospedaliera. A suonare con me, i miei cari, mio figlio, mia nuora Fatlinda (violino di spalla nell’Orchestra de I Pomeriggi musicali) e il carissimo Maestro Stefano Miceli, pianista e direttore di fama internazionale, grazie al quale è stato realizzato un concerto in streaming in collegamento con il Greenwich Piano Institute del Connecticut, USA.

Questo recente impegno porta con sé un significato particolare: lo avete voluto dedicare al personale sanitario dell’Ospedale San Raffaele

Nonostante le precauzioni ad ottobre ho contratto il virus e sono stato ricoverato per cinque settimane nel reparto Covid del San Raffaele. E’ stata un’esperienza dura, soprattutto perché non era possibile avere alcun contatto con nessuno, nemmeno i famigliari. In particolare è stato difficile sopportare la lontananza di mia moglie Valeria che è letteralmente la mia “dolce metà” da 56 anni: mi ha sempre sostenuto nella professione come nella vita e non ci era mai capitato di rimanere separati per più di qualche giorno! Tuttavia dopo i momenti iniziali, le telefonate con Valeria e i figli, le cure attente ed amorevoli del personale sanitario mi hanno fatto rinascere e tornare a casa “come nuovo”.

Lei rappresenta un esempio di longevità artistica straordinaria, quali i suoi impegni futuri?

Sono molto felice di poter ancora, nonostante i miei 88 anni, non solo ascoltare buona musica ma soprattutto poterla produrre con il mio amato clarinetto. Ho già ricominciato le lezioni nella modalità on-line e dovrebbe uscire a breve un libro-intervista del Conservatorio di Milano che mi è stato dedicato da uno dei miei ex allievi, ora docente del conservatorio Verdi.

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