Oggi è il centenario della nascita di Primo Levi, celebre letterato italiano che con “Se questo è un uomo” è stato testimone degli orrori del nazi-fascismo

Cento anni fa, precisamente il 31 luglio del 1919, nasceva una delle più importanti figure letterarie del Novecento: il poeta e scrittore Primo Levi, diventato celebre per aver vissuto in prima persona la deportazione e la prigionia in un campo di concentramento e, una volta liberato, per aver denunciato attraverso le sue opere gli orrori del nazi-fascismo.

Nato e cresciuto a Torino ed appartenente ad una famiglia ebrea, il giovane Primo Levi frequentò il liceo classico, con risultati buoni ma non eccellenti, ed in seguito si iscrisse alla facoltà di chimica dell’Università di Torino, laureandosi con lode e sfidando le leggi razziali in vigore all’epoca. Poco dopo la laurea, Levi venne in contatto con dei gruppi di partigiani antifascisti e si nascose in Valle d’Aosta per partecipare alla Resistenza.

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Nel dicembre del 1943, pochi mesi dopo essersi unito ai partigiani, fu arrestato dai fascisti, condotto nel campo di smistamento di Fossoli, vicino Modena, ed infine deportato ad Auschwitz. Miracolosamente si salvò, probabilmente anche per le sue conoscenze della chimica, grazie alle quali i nazisti lo assegnarono ad un laboratorio invece che ai lavori pesanti. Tuttavia questa terribile esperienza lasciò un segno indelebile nel suo animo, tanto da fornirgli l’ispirazione per realizzare la sua opera d’esordio, nonché la più famosa: Se questo è un uomo”, un’opera memorialistica nella quale Levi racconta le atrocità che ha subito e di cui è stato testimone nel lager.

“Considerate se questo è un uomo/ Che lavora nel fango/ Che non conosce pace/ Che lotta per mezzo pane/ Che muore per un sì o per un no”. Si tratta di una delle frasi più celebri e d’impatto di tutta l’opera, una delle frasi che tutt’oggi gli studenti imparano a memoria, un’enunciato che racchiude perfettamente la tematica della condizione umana e della lotta a mantenere un briciolo di dignità. Probabilmente il peso di ciò che è stato costretto a vedere con i propri occhi è stato troppo grande da sostenere: nell’aprile del 1987 è stato trovato morto alla base della tromba delle scale di casa sua, a Torino. Resta il dubbio se si tratti di una caduta accidentale o di un suicidio.

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