Le nuove reclute dell’Assistenza Pubblica di Parma raccontano le emozioni della loro prima volta su un’ambulanza

di Vanessa Allegri

Come è stato il tuo primo turno in Pubblica? I militi più esperti forse faranno un po’ fatica a rispondere, abbiamo dunque chiesto ai nuovi volontari cosa si prova quando  si fanno i primi servizi subito dopo il corso.


Michele: “Mi rende felice essere disponibile nei confronti degli altri e utilizzare così il mio tempo libero”

«Il primo turno è andato bene – afferma Michele Lazzari, 18 anni, aspirante milite da giugno 2016 –  sono stato accolto benissimo da tutti e mi ha fatto piacere da subito aiutare le persone che avevano bisogno. Mi rende felice essere disponibile nei confronti degli altri e utilizzare così il mio tempo libero, mi fa sentire orgoglioso. Alla fine di ogni servizio un sorriso da parte dei pazienti o un loro ringraziamento mi cambia la giornata in meglio».

Questa sensazione di benessere non è stata compromessa nemmeno da un piccolo imprevisto: «Alla fine del mio primo turno,  ̶  continua Michele – quando stavamo per smontare, ci hanno chiamato per un’urgenza. Codice rosso, dopodiché si sono corretti: era un codice blu. Era la mia prima urgenza ed ero molto preoccupato. Per fortuna non era così grave: una signora era svenuta a causa del caldo ed era incosciente. Al nostro arrivo l’abbiamo caricata sulla barella e durante il viaggio verso il Pronto Soccorso ha ripreso conoscenza».

Alice: “Vengo per aiutare le persone ma torno a casa sempre arricchita”

È entusiasta anche la testimonianza di Alice Manfredi, classe 1996 e volontaria da maggio 2016: «In Pubblica mi trovo molto bene, le persone sono molto disponibili. Non ho mai prestato soccorso su gravi urgenze, ma mi piacciono molto i trasporti ordinari, mi lasciano qualcosa. Io vengo qui per aiutare le persone ma torno a casa sempre arricchita. Il servizio che mi ha colpito di più è stato quando abbiamo portato un signore dal Barbieri all’Hospice delle Piccole Figlie. È stato un passaggio forte, percepivo che anche la famiglia cercava da me conforto e si sono aperti nei miei confronti».

Questo e altri episodi hanno offerto ad Alice vari spunti di riflessione: «Ho scelto di fare il corso per volontari perché ho sempre avuto il desiderio di aiutare le persone. Dopo aver provato senza successo a superare il test per la facoltà di Medicina ho attraversato un momento di sbandamento. Per chiarirmi le idee ho deciso di impiegare in modo fruttuoso il mio tempo. Vedere di persona le varie realtà dell’ospedale mi ha permesso di capire cosa voglio fare. Ora sono iscritta al test per Infermieristica, una piccola deviazione di percorso».

Nicola: “Bisogna imparare a instaurare con il paziente un rapporto di fiducia in pochi minuti”

Nicola Cassoni (trent’anni, aspirante milite da giugno 2016) sta invece vivendo la Pubblica solo in versione ‘by night’: «Il mio turno è il lunedì notte e il servizio che mi è rimasto più impresso è stato quello di un cardiopatico: durante il soccorso ha avuto un attacco di panico e ha iniziato a rifiutare le cure mediche come elettrocardiogramma e flebo di calmante. Non immaginavo che una persona in difficoltà si potesse opporre a chi cerca di aiutarla.

Ho imparato che chi ha bisogno di  soccorso non sempre ha intenzione di collaborare e fidarsi di un estraneo. Spetta a noi cercare in tempi brevissimi di instaurare un rapporto. Oltre alla parte tecnica del soccorso c’è la parte umana che va costruita piano piano con l’esperienza, ed è altrettanto importante».

Isa: “La Pubblica riesce a tirare fuori il meglio da ogni persona”

«Io sono molto contenta di aver fatto il corso per aspiranti militi, il problema è che ho iniziato tardi!» scherza Isa Righi, volontaria da giugno 2016. «Mi ritengo fortunata perché sin dai primi turni ho trovato sempre persone deliziose. I miei colleghi sono stati molto gentili nel non farmi sentire inutile e rispiegandomi quello che non mi era chiaro. Forse il mio contributo non è ancora fondamentale, però cerco almeno di essere di supporto e non d’intralcio».

Isa aggiunge poi una considerazione abbastanza diffusa tra i militi alle prime armi: «Pensavo di vedere più urgenze: nell’immaginario collettivo si collega l’ambulanza al sangue e agli incidenti violenti. Inoltre non immaginavo ci fossero tanti dializzati ma ho scoperto che anche questo è bello perché piano piano si entra nella vita delle persone, loro ti riconoscono e si instaura un rapporto. La Pubblica è soprattutto questo: il lato umano, non sballottare le persone da un posto all’altro come sacchi. Qui secondo me vengono fuori le persone per come sono realmente, anzi probabilmente emerge la loro parte migliore».

Marina: “Oltre ad aiutare gli altri aiuto soprattutto me stessa”

Concludiamo con Marina Bassani, volontaria dal dicembre 2015. Per lei la Pubblica è stata una terapia, una sfida con se stessa e un’occasione di crescita: «Mi sono avvicinata alla Pubblica perché avevo bisogno di sapere se fossi una brava persona. Riuscire a stare in mezzo alla gente era la mia sfida: venivo da un periodo difficile della mia vita, ero in cerca di conferme. Mi aspettavo di non reggere nemmeno due turni, oggi invece è l’ottantasettesimo. Non è stato semplice: i primi turni sono stati devastanti psicologicamente, mi costringevo a venir qui, avevo voglia di fuggire.

Grazie alla Pubblica sono riuscita ad impossessarmi della mia vita. Quando sentivo dire che nel volontariato è più quello che ricevi di quello che dai ero scettica, pensavo fossero frasi fatte. Invece è vero. Oltre ad aiutare gli altri aiuto soprattutto me stessa e lo rifarei cento volte».

Da “La Pubblica“, trimestrale della Assistenza Pubblica di Parma a cura di Mariagrazia Villa.