Api libere dai pesiticidi nel

Il progetto Beelife del Consorzio Alte Valli unisce due finalità importanti: preservare tutti gli insetti impollinatori e salvaguardare allo stesso tempo un territorio incontaminato. All’interno del Bio-Distretto montano con l’estensione territoriale più ampia in Europa – all’interno del comprensorio del Monte Penna -, prosegue un impegno già preso da tempo: tutelare queste importanti “sentinelle” dell’ambiente attraverso accordi stipulati fra pubblico e privato. Le Amministrazioni coinvolte nel Bio-Distretto, infatti, dovranno proseguire nella firma di un accordo per limitare – o addirittura annullare – l’utilizzo di pesiticidi nei loro Comuni (in totale sono 25, di cui 10 in Appennino parmense) favorendo la piantumazione di alberi e fiori particolarmente graditi agli imenotteri appertenenti al genere Apis. “Con Beelife i comuni – assicurano il presidente del Consorzio, Simone Andrei e il vicepresidente, Michele Sartori -, stanno tramutando in aiuole luoghi di interesse per le api: stiamo lavorando in questa direzione. Faremo la stessa cosa con gli agricoltori, a cui chiederemo d’introdurre nele loro realtà specie arboree mellifere. Vorremmo fare in modo che le api possano trovare un luogo sicuro in cui vivere e diventare per noi dei bio-indicatori”.

Un’esigenza che nasce proprio dalla necessità di non incappare in alcuni errori apparsi altrove, si pensi ad esempio ad un territorio da sempre considerato virtuoso e salubre come il Trentino, dove – secondo uno studio dell’Associazione Apicoltori della Val di Sole, Peio e Rabbi, in collaborazione con la Libera Università di Bolzano – sono stati trovati 66 residui di fitofarmaci, di cui 13 insetticidi, 50 funghicidi e 3 erbicidi. Le colture intensive di alberi da frutto in questa zona, infatti, “obbligano” gli agricoltori a far uso di sostanze che possano limitare l’azione di alcuni patogeni che metterebbero a rischio il loro raccolto. Tuttavia, metalli pesanti, idrocarburi ed insetticidi mettono a repentaglio la salute degli impollinatori, che spesso si trovano disorientati dall’assorbimento di tali sostanze presenti nei pollini. Quando le api effettuano un raccolto fortemente inquinato, ad esempio, non riescono a tornare all’alveare e muoiono nell’ambiente circostante. Diventa quindi fondamentale mantenere incontaminato il loro habitat, per consentire il pieno svolgimento della loro attività.

L’ape, come tutti gli altri impollinatori, infatti, svolge un ruolo fondamentale per la sopravvivenza dell’ecosistema. Grazie al loro lavoro d’impollinazione viene garantita la presenza di centinaia di piante ed essenze arboree, di conseguenza anche il sostentamento della nostra specie e degli animali. “Il nostro territorio è totalmente naturale e il nostro miele, per fortuna, è completamente “pulito” – spiega Michele Sartori -, per questo abbiamo avviato una collaborazione con l’Università di Parma per effettuare uno studio dei pollini per rilevare sostanze estranee ed analizzare l’ecosistema Alte Valli. Il nostro obiettivo è quello di avere la conferma di aver intrapreso la strada giusta, anche con il progetto Beelife”. La coltivazione di vitigni autoctoni, ad esempio, è parte di quella strada percorsa per evitare l’utilizzo di sostanze chimiche nocive da disperdere nell’ambiente. “Queste varietà locali sono più resistenti rispetto a vitigni nazionali, che faticherebbero a resistere agli agenti patogeni presenti nel nostro territorio. Noi non vogliamo forzare la natura ed utilizzare sostanze di “rinforzo”, perché le nostre sono naturalmente più resistenti e richiedono scarsissimi trattamenti“, assicura il presidente del Consorzio, Simone Andrei.

Investire sul filone dell’autoctono aiuta notevolmente le api, che il Consorzio ha individuato come “ambasciatori” di tutti gli impollinatori, “ma per noi sono importanti tutti quanti questi insetti“. In un territorio con un’altissima percentuale di superficie biologica, anche i Comuni faranno la loro parte nel progetto Beelife attraverso l’installazione di aiule “amiche”, dove le api potranno trovare fiori ed essenze di cui vanno ghiotte. Mentre l’agricoltura, che già usufruisce di campi privi di sostanze nocive permette di avere prodotti sani e biologici anche laddove non c’è una vera e propria certificazione. “Vorremmo essere certificati come super biologici – spiegano Presidente e Vicepresidente -, perché il biologico consente un certo numero di trattamenti, nettamente inferiore al convenzionale, noi invece puntiamo ad utilizzarne ancora meno. La collaborazione con le amministrazioni è assoluta e tutti si stanno adeguando all’accordo che abbiamo effettuato con loro“. Nel nostro Appennino si accende quindi una speranza per la salute degli impollinatori, proprio in occasione della Giornata mondiale delle api.

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