Non a caso ho scelto di iniziare questo breve commento post elezioni con questa canzone, che vi invito ad ascoltare attentamente. Lo specchio di una società che crede nella propaganda, che baratta il voto per un posto di lavoro o per promesse elettorali poi non mantenute. Credo che sia necessario fare un’analisi di quanto successo nei giorni scorsi a Parma: finito di contare seggi e preferenze, serve riflettere su un numero in particolare, il 51,77% relativo all’affluenza. Un dato che ci dice, in primis, che il 48% dei parmigiani ha scelto di non recarsi alle urne. A livello sociologico e umano c’è da domandarsi il motivo di questa scelta: anche perchè, diciamolo, non si può certo dire che con dieci candidati mancasse la scelta! E le scuse tipo “la gente è al mare” non credo siano valide: si votava, in ogni caso fino alle 23.00 e il tempo per tornare dal weekend al mare c’era tutto e la città, in questi giorni, non è così vuota da pensare che metà della popolazione parmigiana sia tutta in vacanze a lungo termine.

Se si guardano i dati emerge un’altra situazione ben precisa, che è più politica che sociologica. A non andare a votare sono stati gli elettori di centrodestra. Il Partito Democratico – reduce dalla non poco criticata alleanza con ‘Effetto Parma’ – sfiora il 25% ed è il primo partito cittadino; seguito da Effetto Parma quasi al 8,50%. Il primo partito del centrodestra è quello di Fratelli d’Italia (7,67%); mentre i due partiti che sostenevano la candidatura di Vignali segnano la debacle totale: solo il 4,14% la Lega – superata da liste civiche e da Civiltà Parmigiana – e il 2,63% Forza Italia – battuta anche dalla lista civica di Giampaolo Lavagetto al 2,88%.

Percentuali bassissime per il centrodestra: il candidato Pietro Vignali arriva al ballottaggio con più del 20% di punti in meno rispetto al candidato del centrosinistra Michele Guerra. Ci sarebbe quindi da domandarsi – dal punto di vista politico – se e cosa è stato sbagliato e quali sono i motivi per i quali l’elettorato di centrodestra ha scelto di non recarsi alle urne. Troppa divisione? Candidato sbagliato? Entrambe le cose? Oggi, il centrodestra che si prepara al ballottaggio non può sottrarsi a questa riflessione politica, anche nell’ottica di apparentamenti che si rivelano difficoltosi: Priamo Bocchi con la lista di Fratelli d’Italia dovrebbe rinnegare la scelta del primo turno e ancora più difficile diventa una convergenza dell’ex assessore Lavagetto visti i trascorsi con il candidato del centrodestra. Rimane l’incognita Costi, anche se Civiltà Parmigiana ha chiaramente preso le distanze dall’ex sindaco Vignali pochi giorni fa.

Comunque vada a finire – anche se tutto sembra essere già scritto e le percentuali di affluenza del ballottaggio potrebbero rivelarsi ancora più basse – Parma deve aprire una riflessione che porti a capire da cosa nasce questa disaffezione al voto e ne cerchi, nel più breve tempo possibile e per la ‘salute’ della democrazia, una soluzione che sia efficace. Una città che, quasi per metà, sceglie di non partecipare alla scelta del proprio Sindaco non è una città che può crescere, ma sopratutto non è una città che può lamentarsi in futuro di come andranno le cose.

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