di Giulia Berni

Le organizzazioni sindacali vogliono che venga migliorata la condizione lavorativa dei postini

Le organizzazioni sindacali provinciali di categoria di SLC CGIL, SLP CISL e UILPOSTE UIL, in data 22 marzo, avevano aperto il conflitto di lavoro contro Poste Italiane per proporre e chiedere immediate soluzioni per far fronte alla disastrosa situazione del recapito postale a Parma dopo che, dal 22 febbraio (in provincia si partirà dalla fine del mese di maggio), l’azienda ha introdotto un nuovo modello organizzativo di recapito a giorni alterni.

I disservizi per cittadini, imprese, liberi professionisti, le ingenti quantità di posta in giacenza sono ormai più che noti, tuttavia è importante evidenziare che alle inadempienze dell’azienda, fino ad oggi, hanno cercato di sopperire gli stessi postini, sostenendo carichi e condizioni di lavoro al limite della sopportabilità e della liceità.

L’accordo nazionale sottoscritto in data 25/9/2015 da tutte le sigle sindacali (comprese quelle che oggi fingono di non averlo fatto) prevedeva una serie di azioni che avrebbero dovuto permettere di migliorare l’efficienza e la qualità del servizio di recapito e contemporaneamente l’adeguamento dell’offerta di prodotti e servizi alle esigenze della clientela nonché ridurre i costi con l’obiettivo di rilanciare il settore del recapito a fronte di una situazione economica deficitaria del settore e del rischio di scorporo dello stesso in cambio della garanzia del mantenimento dell’unicità aziendale e di tutti i posti di lavoro. L’azienda inoltre si era impegnata ad investire 200 milioni di Euro e a garantire mezzi, strumenti e ripartizione della posta tali da assicurare la regolare consegna del corriere. Poste italiane oggi è inadempiente e i gli effetti li stanno pagando cittadini e lavoratori.

In queste condizioni procedere con la riorganizzazione anche negli altri comuni della Provincia di Parma sarebbe un gravissimo errore senza una verifica preventiva delle azioni necessarie per ovviare alle criticità e inefficienze già emerse in altri territori della regione Emilia Romagna e in città a Parma, dove si sta assistendo al fallimento del nuovo modello di recapito ed alla sua inadeguatezza rispetto alle esigenze e caratteristiche specifiche” afferma Davide Fellini, Segretario Generale della Slc Cgil di Parma.

Proprio in considerazione del fatto che le problematiche emerse a Parma sono trasversali a tanti territori della Regione Emilia Romagna, SLC CGIL, SLP CISL, UILPOSTE UIL e FAILP CISAL, hanno aperto un conflitto a livello regionale che porterà, nel rispetto dei tempi di legge e contrattuali, alla proclamazione di iniziative di lotta per tutto il territorio regionale coinvolgendo anche gli uffici postali.

Nel frattempo, SLC CGIL, SLP CISL e UILPOSTE UIL di Parma, dopo aver già diffidato l’azienda a rispettare orari di lavoro e a non scaricare responsabilità della mancata consegna ai portalettere, nella mattina di venerdi 15 aprile, dopo che anche l’ultimo incontro, previsto dalle procedure contrattuali, del giorno 11 aprile a Bologna con l’azienda, non ha portato ad alcuna concreta soluzione, anche temporanea dell’emergenza, hanno convocato l’assemblea dei lavoratori di Parma al termine della quale è stato deciso di chiedere un incontro al Prefetto di Parma in concomitanza del quale sarà organizzato un presidio davanti alla Prefettura dei postini di Parma.

Angelo Fiorillo (SLP CISL) e Daniela Campanini (UILPOSTE UIL) precisano che “La frustrazione, il disagio e la rabbia delle lavoratrici e lavoratori per non essere messi in condizioni di svolgere adeguatamente il proprio lavoro è a livelli insostenibili. All’incontro con il Prefetto, che si aggiungerà a quello già calendarizzato per il 2 maggio con tutti i Sindaci della provincia di Parma e il Presidente della Provincia, Filippo Frittelli, spiegheremo che i lavoratori di Poste vogliono consegnare la posta e che i cittadini hanno diritto ad un servizio efficiente

Le tre sigle sindacali di Parma inoltre manifestano la loro preoccupazione rispetto al fatto che ci possa essere una volontà, non tanto nascosta, di far fallire l’intera riorganizzazione e giustificare così lo scorporo del servizio di recapito dal resto del Gruppo Poste proprio nel momento in cui il Governo torna a paventare la cessione di un ulteriore 30% di azioni di Poste ai privati.