Continua, senza sosta, l’impegno dei volontari nella lotta contro il Covid-19: Luca Bellingeri e Filippo Mordacci, rispettivamente Presidente e Comandante del Corpo Militi della Pubblica Assistenza di Parma, ci hanno raccontato la loro quotidianità nel bel mezzo della seconda ondata del virus. Un’attenzione – quella nei confronti del Coronavirus – che non è mai venuta meno: “Ci aspettavamo – afferma Filippo Mordacci – la seconda ondata e non abbiamo mai abbassato la guardia a tutela dei nostri volontari“. La linea tra servizi Covid e “non Covid” è comunque molto sottile, come spiega Filippo Bellingeri: “Siamo uno dei primi punti di contatto per il paziente con il mondo sanitario, ne segue che il rischio infettivo è sempre stato un punto di attenzione per chi opera in ambulanza; oggi ancora di più“.

Rispetto a marzo/aprile si parla comunque di numeri inferiori e le chiamate di soccorso vengono gestite senza l’utilizzo di mezzi aggiuntivi, intercettando per tempo eventuali picchi di richieste, di emergenze o di trasporti programmati. La collaborazione con il 118 Emilia Ovest e le altre associazioni del territorio è costante e quotidiana e permette di tenere monitorata la situazione e modulare le risorse a disposizione per i servizi. “Oggi – prosegue il presidente Bellingeri – possiamo dire che le risorse necessarie sono quelle “abituali”, non c’è necessità di mettere in campo risorse supplementari come invece avvenuto nei mesi iniziali dell’emergenza dove siamo arrivati a mettere in campo risorse per i servizi di emergenza fino a 5 volte in più del normale. Ma siamo pronti ad aumentarle nel caso si riscontri la necessità“. Gli equipaggi sono organizzati per gestire le emergenze Covid e non Covid, oltre che per i trasporti ordinari di pazienti Covid positivi: “Non dobbiamo pensare solo alle urgenze, le necessità di accompagnamento dei pazienti oggi sono relative a tutte le tipologie di servizio. Il mondo del volontariato ha la peculiarità di essere molto elastico e preparato ai cambiamenti anche repentini dei bisogni. I nostri volontari sono sempre stati molto disponibili e attenti alle necessità del servizio“, prosegue il Comandante dei Militi.

“La Pubblica c’è e ha messo in campo quanto possibile perchè nessuno rimanesse indietro”

Gli interventi dei mezzi della Pubblica Assistenza sono gestiti dalla Centrale Otto da cui parte la maggioranza dei servizi di Parma città e dei presidi ospedalieri di Parma e Provincia: “Se da un lato la richiesta di mobilità per il Covid vive oscillazioni legate alla curva dei contagi, dall’altro è fondamentale garantire la possibilità di accedere a terapie e visite tutte le persone che lo richiedano“. Tra i servizi della Pubblica – che non si sono interrotti nel corso della pandemia – anche il Pulmino di Padre Lino, che fornisce aiuto alle persone più emarginate. A ciò si aggiunge il servizio Telefono Amico che risponde alle persone che cercano conforto, calore ed ascolto. “La Pubblica c’è stata, c’è e ha messo in campo tutto quanto possibile perchè nessuno rimanesse indietro. La nostra Fondazione tramite l’impresa di onoranze funebri ha poi dovuto affrontare un delicato momento in cui le necessità delle famiglie erano diventate più delicate e bisognose di sostegno. Purtroppo il Covid ha lasciato anche la cicatrice della perdita di persone care. Anche questo aspetto è stato affrontato con lo spirito di vicinanza che il mondo della Pubblica ha sempre come priorità“. 

Ad inizio della prima ondata in Pubblica era da poco partito il nuovo corso di formazione per i militi: sospeso a causa del Covid è potuto riprendere solo a settembre, con la partecipazione di 130 persone. “Aspiranti volontari di ogni età, mestiere e provenienza. Testimonianza che il nostro impegno in questi mesi è stato notato e che nuove fondamentali risorse sono in arrivo. Linfa ed energia nuova che ci da maggior motivazione nel cammino dell’Associazione“, ha continuato Filippo Mordacci.

La prima ondata “una valanga”; nella seconda c’è più preparazione “ma serve consapevolezza”

Anche dai militi della Pubblica parte il messaggio ai cittadini parmigiani: “Solo i comportamenti corretti ci permetteranno di non ricadere in momenti che vorrei sinceramente non rivivere mai più. Non lo dico ovviamente per me, ma lo desidero per tutti noi, per la nostra Città“, afferma il Comandante dei Militi. Riprendendo il filo del racconto della prima ondata sia Bellingeri sia Mordacci hanno sottolineato come si sia trattata di “una valanga quando nemmeno pensi sia nevicato, siamo stati travolti dall’emergenza“. Del virus, nonostante le serate di formazione con infettivologi promosse a febbraio, si sapeva poco e ben presto Parma e Piacenza si sono trovate nell’occhio del ciclone, tra le zone più colpite.

Avevamo appena iniziato a formare i volontari sul tema Covid e ci siamo invece trovati molto vicino all’epicentro del contagio. Si sono dovuti accorciare i tempi di organizzazione. All’inizio si sapeva poco e quindi senza informazioni la preoccupazione è maggiore. Qui si è visto il cuore dei volontari, che nelle emergenze danno tutto quello che possono per affrontare i problemi. Abbiamo alzato gli scudi delle protezioni ai nostri volontari e con il grande spirito che li contraddistingue, nessuno si è tirato indietro“, spiegano.

Diverso l’approccio alla seconda ondata che Bellingeri definisce “prevista e prevedibile, in un contesto socio-economico ben diverso“. I militi si sono preparati per arrivarci al meglio e buona parte del lavoro l’hanno fatta anche i cittadini: “Le persone – continua – si sono comportate in maniera più responsabile che altrove; l’emergenza è sempre rimasta gestibile senza arrivare ai picchi della prima ondata“. Non bisogna però dimenticare che i volontari stanno operando senza sosta da marzo: “Nella seconda ondata la situazione è sotto controllo, ma siamo molto stanchi“, non manca di sottolineare Mordacci.

“La cura sta anche nel buon senso di tutti noi”

Una stanchezza che ci deve far riflettere – anche alla luce delle discussioni degli ultimi mesi – che il Covid non si è mai fermatonemmeno in agosto quando in tanti hanno abbassato il livello di attenzione“. Al limite, spiegano, si può parlare di “minor virulenza e gravità. Ma la presenza si è sempre sentita. Più lenta, legata al clima e a comportamenti più attenti, ma l’aumento dei tamponi ci ha fatto aprire gli occhi su un tema allora poco chiaro, ossia i pazienti positivi asintomatici. Una nuova realtà su cui confrontarsi e da gestire. Questo era però anche il segnale che il virus non ci ha mai abbandonato“.

Infine un appello, che in questi giorni assume un’importanza ancora più cruciale visto l’avvicinarsi delle vacanze natalizie: “La mascherina chirurgica, il corretto distanziamento e la sanificazione delle mani sono essenziali in ogni momento. Non sono medico, ma ci è stato chiaro da subito che questo comportamento era l’unico modo concreto per rallentare la malattia. La cura, in attesa del vaccino, sta tutta nel buon senso di ognuno di noi“, conclude Filippo Mordacci.

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