raffaeleRaffaele Caterino, giovane classe 1991, dottore in Scienze della Cultura, studente in storia del mondo contemporaneo, ha già un Curriculum importante fatto di impegno politico e ricerca storica sul mondo della sinistra italiana. Pochi mesi fa il suo operato ha stupito tutti, salendo con merito alle ribalta delle cronache nazionali, grazie alla sua capacità di unire a una grande cultura, la passione politica e tanta sana curiosità. Chi conosce Raffaele testimonia le virtù di un ragazzo dal cuore buono e la mente produttiva, in grado di colpire piacevolmente a prima e mai scontato nelle sue analisi. Ci siamo avvicinati a lui per raccontare un’esperienza speciale avvenuta non troppo lontano dai nostri confini.

Hai curato una mostra storica di arte contemporanea, ti sei occupato con grande scrupolo di mettere insieme una vera e propria “storia delle Feste de l’Unità”. Da dove nascono queste passioni e quali i risultati raggiunti?

“Ho avuto la fortuna di lavorare a due mostre. La prima, nell’estate del 2010, quella della mia maturità, era una mostra divulgativa sul periodo storico italiano che andava dal dopoguerra a oggi, pensata per i ragazzi delle scuole superiori, realizzata insieme ad un gruppo di ragazzi delle Rete degli Studenti medi di Modena. La mostra poi, dopo essere stata inaugurata alla Festa provinciale del PD di Modena, è stata ospitata in vari istituti della nostra provincia.

Quattro anni dopo, nell’estate del 2014, in occasione del trentesimo anniversario della scomparsa di Enrico Berlinguer, gli organizzatori della Festa provinciale de l’Unità di Modena hanno pensato alla realizzazione di una mostra fotografica sulla figura del segretario più amato del PCI e il suo rapporto con la città. L’Istituto Storico di Modena mi aveva chiesto di collaborare facendo una ricerca fotografica in merito alle presenze di Berlinguer sul nostro territorio. Non è stato facile, perché il materiale trovato non era tantissimo, ma alla fine siamo riusciti a mettere insieme una rassegna fotografica di circa una trentina di foto, che ha riscosso un notevole successo di pubblico. Inoltre è stata pubblicato anche un saggio-catalogo della mostra.

modellinoLa ricerca fatta per le Feste del l’Unità era nata da una curiosità tutta personale. La Festa mi è sempre piaciuta, fin dall’infanzia, fin dal primo diorama che feci per ricreare la Festa con le mie mani nell’ormai lontano 1996 (quest’anno sarà il diciannovesimo). Oggi questi diorami più che una riproduzione fedele, tendono più a mettere a frutto gli studi fatti sulle Feste. In quelle prime ricerche avevo la volontà di rivedere e di studiare quelle feste vedendole con gli occhi “da grande” e non più come quelli di un bimbo. Ed è stato davvero bello e a tratti emozionante rivedere, anche in foto, cose che ricordavo vagamente. Questo studio poi ha portato alla voglia di studiarle tutte, capirne l’evoluzione, le interpretazioni della Festa della realtà e della politica. Allora questo mi ha portato poi a pensare nel farne una tesi di laurea, concentrandomi maggiormente sul periodo dagli anni ottanta al primo decennio del duemila. Una tesi che mi ha dato molte soddisfazioni nel riscontro pubblico”.

Da quando ti sei scritto al Partito hai occupato molte cariche, quali sono quelle che ti hanno arricchito particolarmente come persona?

“Io mi sono iscritto al Partito Democratico nel luglio del 2008, ma seguivo la politica anche prima, quando c’erano i DS. L’esperienza da attivista politico più formativa però è stata quella della giovanile, soprattutto nei tre anni 2011-2013, dove abbiamo lavorato alla Festa Nazionale dei Giovani Democratici di Bosco Albergati (Mo), abbiamo affrontato l’emergenza terremoto, abbiamo lavorato per una campagna elettorale molto impegnativa, che aveva dato soddisfazioni ma anche una profonda delusione. La cosa che mi ha arricchito di più è stata la possibilità di lavorare in team, al di là delle singole cariche assunte nel tempo, che a livello territoriale contano poi il giusto. Al momento non ho più la tessera del partito, in questo periodo non mi sento affine alla linea nazionale, in futuro si vedrà”.

Nel 2015, ha ancora senso parlare di Resistenza?

“Parlare della nostra storia ha sempre senso, come ha sempre senso parlare delle radici della nostra democrazia, della nostra Repubblica e della nostra Costituzione. In primis lo deve fare la scuola. Ormai l’anagrafe non fa sconti, i protagonisti delle Resistenza sono sempre meno, ed è proprio per questo che le nuove generazioni devono sapere cosa è successo e perché è successo. Più che parlare dei fatti storici puri in sé, occorre tenere viva la memoria di quegli anni, tenere presente che l’Italia è stato anche il fascismo, di non minimizzarlo, e di affrontare la realtà, che ancora oggi vede, persino in politica, formazioni che si rifanno a certi valori che non sono affatto affini alla nostra legge fondamentale e allo spirito democratico. A maggior ragione in un momento difficile come questo, dove è facile, e talvolta comprensibile, presi dallo sconforto, di rifugiarsi in qualcosa che ha un background poco raccomandabile in tal senso”.

Cosa è cambiato nel tuo partito oggi rispetto ai tuoi primi anni di militanza? È vero che non è facile coinvolgere i ragazzi?

“Beh è cambiato molto. Dopo le elezioni “non vinte” c’è stato un periodo di smarrimento e di sconforto, non facilitato dal caos dei “101”, dalla difficoltà di trovare la maggioranza di governo e dall’instabilità della situazione generale. Poi c’è stato il Congresso che ha portato, inevitabilmente, dei cambiamenti al Partito,  nel quale io, come altri, per le mie idee e i mie valori non mi riconosco più.

Per quello che riguarda il coinvolgimento dei ragazzi non è del tutto vero, per la mia esperienza posso dire che la volontà di coinvolgere i più giovani c’è, e viene fatto. E devo dire che dai ragazzi spesso vengono idee forti e nuove, che forse avrebbero bisogno di più protagonismo e di essere accolte con più coraggio”.

Credi che il Pd Emiliano riesca ancora a discostarsi rispetto all’andamento nazionale?

“Il PD Emiliano può vantare una storia alle spalle leader nella politica nazionale e non solo. La sinistra emiliana, e quindi il PCI, è stata l’avanguardia della politica, un vero e proprio laboratorio che ha portato in alto questa regione, con amministratori e dirigenti che si sono sempre distinti in capacità e idee. Io credo che questo ci sia e ci possa essere ancora. Ora che la dirigenza nazionale del partito coincide in parte con quella di governo (si veda la figura del Segretario – Presidente che a me non piace tanto, preferirei vedere un Renzi Presidente e un’altra figura come segretario) porta a una non chiara linea politica di partito, che mi pare sia più funzionale all’appoggio al governo, le dirigenze locali assumono ancora più importanza, che, qui da noi, abbastanza solide possono reggere, altrove non so. Mi capita di sentire da amici e conoscenti in varie parti d’Italia un senso di difficoltà e di “solitudine”. Credo che la forma-partito dovrà essere oggetto di riflessione per tutti i livelli. E pare di vedere che qualcosa si stia muovendo in tal senso”.

Sei stato nominato cittadino onorario del comune di Camposanto. Non una cosa da tutti, come è accaduto?

“Come dicevo prima, una delle “avventure” affrontate durante il periodo di militanza nella giovanile è stato il sisma del 2012, che ha coinvolto una fetta molto ampia del nostro territorio provinciale. Noi ci siamo concentrati, col nostro aiuto, nel comune di Camposanto, una piccola cittadina sul Panaro, vicino al confine con le province di Bologna e Ferrara. Nessuno di noi immaginava potesse mai succedere così vicino a noi un evento simile ed è inutile nascondere che non ce lo scorderemo mai. In quei giorni di piena emergenza ognuno di noi, in base alle sue disponibilità, capacità e competenze, ha portato il suo aiuto. Erano tantissime le associazioni che hanno dato il loro supporto alla cittadinanza. L’amministrazione comunale, nel settembre del 2013, in una bellissima serata nella piazza centrale del paese, ha organizzato una toccante cerimonia con la presenza di Rita Borsellino, durante la quale sono state consegnate queste onorificenze. Spesso si dice che le persone oggi sono più egoiste, che si pensa solo a se stessi, che è tutto perduto… Ma posso assicurare che vedere così tante persone che hanno prestato il loro aiuto a chi era in difficoltà, tutte insieme, fa ben sperare”.

Quali i propositi del futuro? Cosa vorresti oggi dal tuo Partito?

“In questo momento lo studio è protagonista nelle mie attività, sperando in un futuro dove poter mettere a disposizione le competenze che ho appreso in questi anni di università.

Ora non ho un vero e proprio “mio Partito”, quindi non ho “richieste” particolari da fare. Un suggerimento che posso dare è quello di evitare di pensare al proprio passato come roba vecchia da buttare. Semplicemente perché questo dimostra che questa roba vecchia non la si conosce. Nelle mie ricerche mi sono spesso imbattuto nel periodo storico che ha visto la fine del PCI e l’avvio della nuova formazione politica, il Partito Democratico della Sinistra. Quello non era certo un periodo facile, è stata l’epoca dove erano caduti tutti gli schemi che avevano caratterizzato il mondo a partire dal secondo dopoguerra, i riferimenti politici non erano chiari, ed eravamo alle porte di Tangentopoli. Beh se si leggessero le carte del PCI e poi del PDS di quegli anni ci si renderebbe subito conto che se non ci fossero date e simboli, penseremmo che le abbia scritte qualcuno oggi, e di questo molti ne rimarrebbero stupiti, ne sono certo. Ecco, quello che chiedo, in generale più che a un singolo partito, che conoscere il passato di riferimento a quello che aderiamo, risulta indispensabile. Meno improvvisazione dovuta al cavalcare di sentimenti comuni che a questo punto non sono nemmeno tanto fondati, aiuterebbe. Anzi, in quegli anni c’era molta più lungimiranza, che in periodi di crisi, non solo economica ma sociale, sarebbe indispensabile”.

Segui il nostro giornale? Hai un consiglio da darci?

“Assolutamente, è un piacere vedere ragazzi che si mettono in gioco e danno il via a progetti coraggiosi come questo, e soprattutto con una valenza socio-culturale non da poco. Più che dare suggerimenti vi farei il mio in bocca al lupo! Sperando magari possiate in un futuro ampliare il vostro bacino geografico”.