Oggi i funerali della Politica: presenti solo quattro gatti
Il Sindaco di Berceto si definisce uno dei “quattro gatti appassionati di Politica bella” e affronta la tematica della crisi nel nostro Paese
Il Sindaco di Berceto si definisce uno dei “quattro gatti appassionati di Politica bella” e affronta la tematica della crisi economica e deriva dell’impegno sociale nel nostro Paese
LA POLITICA È MORTA | Un’analisi puntuale e concreta quella che il sindaco di Berceto Luigi Lucchi propone nel merito della crisi economica, che diventa sociale e culturale. Parte dall’attuale situazione attuale dell’Italia, per poi approfondire esempi concreti del proprio Paese. La riforma Delrio, le Province, la maleducazione, il menefreghismo e i costo della democrazia tra le tematiche affrontate.
Signor direttore,
lasciatemi tra i quattro ‘gatti’ che in largo anticipo, essendo appassionati di politica bella, avevano immaginato, facilmente, senza essere degli indovini, che la riforma delle Province proposta da Delrio sarebbe stata un danno per i cittadini e una fonte d’aumento della spesa pubblica; le Unioni dei Comuni solo carrozzoni mangiasoldi antidemocratici; il pareggio di bilancio, in Costituzione, dal 17 febbraio 2012, un obbrobrio che toglieva la centralità della persona dalla Carta e innalzava, al suo posto, il mercato senza regole e la concorrenza a totem del clan.
Immaginavamo le conseguenze della soppressione del Corpo Forestale dello Stato, ora anticostituzionale, con un aumento di costi e inaccettabile aumenti degli incendi, essendo emanato il divieto, agli ex forestali, d’intervenire in un incendio. Resto tra i quattro ‘gatti’ che non si lasciano distrarre dalla campagna contro i vitalizi mentre sparisce l’oro della Banca D’Italia attraverso un furto con destrezza, e tanto altro ladrocinio che porta la nostra Italia a tornare un Paese povero e senza futuro. Resto scandalizzato dalla lotta ai costi della democrazia, sostenuti dal tifo da stadio dell’opinione pubblica, essendo spacciati come privilegi e costi della politica che ci condanneranno ad avere “politici” solo ricchi, benestanti, disponibili solo ad arraffare ulteriormente diritti, risorse e soldi.
Resto tra i quattro ‘gatti’ che auspicano, ancora il primato della politica surclassata, ormai, dalla finanza e perfino dalla ricerca delle multinazionali che comanda il mondo a stecchetto senza confronto e senza consenso
Non voglio incorrere nell’errore di guardare la pagliuzza nell’occhio del prossimo e non accorgermi della trave nel mio occhio. Se tolgo, doverosamente e moralmente, la trave dal mio occhio, vedo il mio comportamento e quello della mia comunità ben poco discoste da quello degli affamatori dei Popoli e dai ladri di democrazia. È solo questione di proporzioni. Non possiamo ammorbare l’aria come l’Ilva, ad esempio, ma possiamo abbandonare i rifiuti, gettare i mozziconi di sigaretta in terra. Non possiamo rubare l’oro della Banca d’Italia e tanto altro, ma possiamo rubare, con allacci abusivi, l’acqua comunale o “scordarci” di pagare le tasse e imposte comunali. Possiamo lavorare e far lavorare in nero.
Siamo, ormai, corrotti nell’animo, al punto, che gli altri non esistono ed è più importante, ad esempio, innaffiare una grossa pianta, nel mio giardino, lavare la mia macchina, che lasciare un goccio d’acqua alla famiglia sottostante alla quale prosciugo il bacino e non gli permetto di lavarsi. Odiamo tutto e tutti e soprattutto quelli che verranno dopo di noi ai quali lasceremo discariche, forni inceneritori, falde inquinate e un Pianeta invivibile. Questo odio ci impedisci di aggrapparci a quei quattro gatti che saprebbero scegliere la giusta strada in cui incamminarci: rispetto, ossequioso, della nostra Costituzione, primato della politica, elezione, scelta, sempre dei nostri Parlamentari e rappresentanti nelle Istituzioni, lotta alle diseguaglianze inaccettabili.
Non solo non ci aggrappiamo a questi quattro gatti, dandogli forza, per il nostro bene ma li contrastiamo perché li vediamo come l’odioso grillo parlante della fiaba di Pinocchio. Contrastando loro ammicchiamo, nei fatti, diventandone complici, con i nostri aguzzini. Siamo, in definitiva, tutti affetti dalla sindrome di Stoccolma, ammiccando, ammirando, i nostri carnefici nella vana speranza di sostituirci a loro. È questo il desiderio che ci accomuna. Purtroppo l’unico nostro desiderio in questa desolazioni d’ideali e di futuro.
Luigi Lucchi
Sindaco di Berceto
Berceto a secco in capoluogo e frazioni; Lucchi: “Scriteriato chi innaffia”

