13 ottobre 201413 ottobre 2021. 7 anni sono passati da quel maledetto alluvione che ha devastato Parma e Colorno. Mercoledì è stato dato il via ai lavori della cassa d’espansione sul torrente Baganza, nei pressi di Sala Baganza, alla presenza delle diverse autorità. Chi vi scrive, sette anni fa era in prima linea e ha vissuto quelle ore e giornate ansiose senza fermarsi, per aiutare la comunità in difficoltà.

Era un lunedì di metà ottobre, con l’aria fredda dell’autunno e un cielo grigio che non dava buone notizie. E pensare che il giorno prima c’era stato il compleanno di mia sorella, oggi appena maggiorenne, e che sembrava una giornata d’estate. Giornata piovosa, forse troppo. Avevo pensato a quelle classiche giornate d’autunno fatta da pioggia cadente tutto il giorno, freddo resistente e un thè caldo bevuto accanto ai libri di scuola. E invece qualcosa quel giorno è andato diversamente. La pioggia era talmente forte che sembrava quella che cadeva nelle zone tropicali, ma eravamo nella piena bassa parmense.

Per un attimo non ci facevo caso di quanto stava succedendo ma poi mi cominciavano ad arrivare messaggi nel gruppo della classe in cui dicevano che c’era un pericolo in alcune zone della città. Infatti, alcuni miei compagni avevano mandato delle foto in cui erano sommersi dall’acqua e un video dove l’acqua del Baganza usciva fuori dal suo letto. Ero rimasto incredulo a quanto stava accadendo e mio papà mi aveva chiamato in sala perchè il telegiornale stava dando la notizia di quello che avevo appena visto dai miei compagni di scuola. Ero rimasto in silenzio e fermo, senza dire una parola e amareggiato quando ho visto il ponte della Navetta crollare e la notizia che la piena doveva arrivare a Colorno, vicino a casa mia. In quel momento mi era salito il panico: “Che faccio? che succederà poi?” e cercavo di contattare alcuni miei amici per saperne qualcosa di più, senza successo perchè la centrale telefonica era andata sott’acqua.

Poco dopo mi era arrivato un messaggio da uno di loro in cui mi diceva di andare a Colorno il più presto possibile perchè da lì a poco la piena sarebbe arrivata. Non c’avevo pensato un attimo e chiamai mio papà per andare in paese a dare un aiuto. Nonostante stessi preparando una verifica a scuola in quei giorni e studiare, in quel momento non m’interessava niente di me stesso e avevo preso la macchina per andare nella piazza del paese. C’erano tutti a Colorno, dalle forze dell’ordine alla Protezione Civile, e ci davano alcune indicazioni su cosa fare. Io e mio padre c’eravamo divisi i compiti ed eravamo andati nel ponte per mettere i sacchi di sabbia, lui a prenderli e io a passarli per metterli lungo il ponte. Ad un certo punto mi dicevano di andare dall’altra parte del ponte per non far passare nessuno e sentivo un rumore sotto il ponte: era la forza della corrente del torrente che era così forte da farlo tremare. Avevo paura di quello che poteva accadere, paura di non tornare più dall’altra parte, paura di non rivedere più le cose di prima e il paese che vedevo fin da piccolo. Minuti interminabili che erano diventate ore, fino a quando mio padre non mi chiamò per andare vicino al Lorno perchè l’acqua era uscita e aveva invaso una parte del paese.

Quella notte non chiusi occhio, ripensando a quanto era successo ed era stato ripreso dai tg. Il giorno dopo i miei compagni avevano visto il video di quel ragazzo che dava una mano alla propria comunità ed ero io. Rimasi contento di quello che avevo fatto e loro grati per quanto ho fatto ma non era ancora finita. Poco dopo la pubblicazione del video mi chiamarono i miei compagni di scuola ancora bloccati in casa da acqua e fango per dirmi se venire a dare una mano il giorno dopo e accettai, assieme ad alcuni miei amici. Partì il mattino dopo per arrivare in quartiere Montanara, messo in ginocchio e devastato da quanto è successo. Avevo il magone in gola a vedere quanto era successo ma non mi ero perso d’animo. Pensando di aiutare i miei compagni, mi dicevano di andare al palazzetto di fianco alla pista di atletica perchè c’era bisogno. Nel percorrere il tragitto fino al punto indicato avevo visto tantissima gente, giovani e anziani, donne e uomini, rimboccarsi le maniche per pulire la propria casa o negozio invaso dall’acqua e dal fango che 2 giorni prima aveva devastato. Arrivato al punto coi miei amici, iniziammo a pulire, togliere il fango e nel frattempo fare qualche battuta qua e là, per avere un momento di distrazione nonostante la tragedia. Terminato il compito assegnato, avevo aiutato coi miei amici diverse famiglie in difficoltà nel portare via le cose andate distrutte dalla piena, fino al tramonto, pieno di fango dalla testa ai piedi. Dovevo tornare in pullman ma mi vergognavo per le condizioni in cui mi trovavo ma altre persone erano nelle mie stesse condizioni e abbiamo cercato di darci forza assieme, per essere più forti e dire che non si molla mai, nemmeno ad eventi tragici come un’alluvione.

Seppur sono passati 7 anni da quelle giornate, il ricordo è più vivo che mai e che rimarrà nella mente di tutti. Un esempio è rivedere il ponte della Navetta nuovo, inaugurato lo scorso mese di aprile, o guardare gli atleti del Cus Parma allenarsi nella pista di atletica, dove si allenano tra l’altro il campione olimpico della staffetta 4 x 100 m di Tokyo 2020 Fausto Desalu e il finalista della staffetta 4 x 400 m sempre alle ultime Olimpiadi Edoardo Scotti. Vedere tutto pulito fa sì che il proprio sforzo sia stato soddisfacente e che la comunità ne sia stata riconoscente, tanto che nel 2015 gli “angeli del fango” hanno ottenuto il “Premio Sant’Ilario“, un premio che rende più forte il motto “tutti per uno, uno per tutti“.

Foto: Croce Rossa Parma

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