Qui c’è la mafia?“, chiedono agli avventori dei bar i cronisti armati di microfono. “Una stronzata“, ha risposto un brescellese

@DonatoUngaro

Sulla mafia chiunque può dire qualsiasi cosa; basta che non dica la verità…

Brescello è il paese più bello del mondo. Punto. Purtroppo, però, mi riferisco al primo paese emiliano il cui consiglio comunale è stato sciolto per “…accertate forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata…” come recita il comunicato del Governo, a cui seguono le domande dei giornalisti piovuti a Brescello da mezza Italia: “Qui c’è la mafia?“, chiedono agli avventori dei bar i cronisti armati di microfono. “Una stronzata“, ha risposto un brescellese. Intendiamoci: è giusto che i giornalisti facciano le domande; e quella domanda in particolare. Ma poi c’è una sorta di interruzione del narrato, come se mancasse qualcosa; un discorso non portato a termine, non sviscerato in tutti i suoi aspetti. Mi permetto di pensare che ci sia una mancanza di ‘conoscenze comuni’ tra i soggetti interessati dalla discussione: i giornalisti arrivati da Milano, Roma o Bologna e i cittadini brescellesi. E così, a rimetterci, è la notiziabilità della storia. La notizia stessa.
La notizia è: Brescello primo “paese” sciolto per mafia in Emilia Romagna. D’accordo. Ma per questo bastava il comunicato stampa che chiunque può leggere sul sito Governo.it.

I giornalisti locali si spingono un po’ più in là, raccontando alcuni importanti retroscena perché molti di loro seguono la storia di Brescello da qualche anno: un paio, oramai. Un buon lavoro, certo; ma a voler ben vedere, non basta ancora per conoscere davvero Brescello. Serve un’analisi più profonda e più incisiva; serve conoscere i brescellesi, riconoscerli mentre esprimono (legittimamente) il loro pensiero. Mentre dicono: Una stronzata!

E potrebbe ulteriormente aiutare fare un riassunto delle elezioni precedenti; proviamoci.

Lista Pasquino – Insieme per Brescello Abbiamo vinto Lista Pasquino 54,53 Nuova Brescello 35,01 Rifondazione Comunista 10,45 GRAZIE! A tutti. Questo è il contenuto del cartellone apparso, sotto al portico di via Giglioli, il giorno dopo le elezioni amministrative del 2004. Si tenga presente che la Lista Pasquino (all’epoca) rappresentava l’Ulivo/Ds, la Nuova Brescello si rifaceva al Centro destra nazionale, mentre Rifondazione Comunista era l’espressione della sinistra non aderente al progetto ‘prodiano’, che presentava una lista da nome evocativo: La sinistra per un paese migliore
Brescello è quindi un paese di Sinistra, si potrebbe dire leggando i risultati.

Ma appena cinque anni dopo, nel 2009, il quadro cambia radicalmente: se la Lista Pasquino – Insieme per Brescello può festeggiare nuovamente per il consolidamente del risultato (54,1 per cento), il fronte della sinistra brescellese si spacca in tre liste differenti; e non riesce a eleggere neppure un consigliere. Anche il centro-destra si divide in tre (Popolo delle Libertà/Lega con il candidato Benaglia, Terre Nostre di Stefano Zibana e Forza Brescello di Maurizio Dall’Aglio), ma elegge 5 consiglieri. Sarà questa la tornata elettorale divenuta famosa per le intercettazione telefoniche in cui Alfonso Diletto e Maurizio Dall’Aglio parlavano della politica brescellese: sì, perché la figlia di Alfonso, Jessica Diletto, era stata inserita dal Dall’Aglio in lista. E con Aemilia iniziarono per i Diletto i “primi” guai giudiziari, come riporta la Gazzetta di Reggio in un articolo del luglio 2015. E la ‘prima non eletta’ della lista Forza Brescello di Maurizio Dall’Aglio finisce ai domiciliari.

Ma intanto siamo arrivati al 2014, quando alla carica di Primo cittadino corre Marcello Coffrini, figlio di Ermes, il quale aveva già governato Brescello per 19 anni come sindaco, oltre a qualche tempo nella giunta di Volmer Bonini. Da parte sua, Marcello aveva fatto l’assessore della giunta Vezzani per tutti i dieci anni del mandato del “Beppe” che aveva preso il posto del padre di Marcello. E con il ritorno della dinastia dei Coffrini, la Lista Pasquino – Insieme per Brescello schizza letteralmente oltre il 70 per cento dei consensi dei brescellesi. E se la sinistra non si presenta neanche alla corsa per la carica di sindaco e consiglio comunale, il centro-destra corre con due liste: Onestà Civile (17 per cento) e Brescello Onesta (12 per cento), aggiudicandosi due seggi per lista, con quattro consiglieri a comporre l’opposizione.

Poi arriva la fine di gennaio 2015, con l’Operazione Aemilia; in seguito, una Commissione d’accesso passa al setaccio gli ultimi dieci anni di vita amministrativa brescellese. E il 20 aprile 2016 il consiglio comunale di Brescello viene sciolto per mafia, con il sindaco Marcello Coffrini che però si era già dimesso.
Lo scorso 4 marzo si è tornati alle urne; e la lista Brescello che vogliamo (che ha il “Pasquino” nel simbolo) conquista il municipio con il 34 per cento dei voti, mentre la lista “Pd” Brescello riparte arriva seconda con 63 voti di scarto. Terza – e ultima a eleggere consiglieri – la lista L’alternativa di Michele Salomoni. Questa volta non si aggiudicano seggi in consiglio le liste Brescello onesta e Onestà civile.

Tutto bene? Certo! I risultati delle urne sono come le sentenze: non si discutono.Ma iniziano già a volare gli esposti di cittadini che sono stati “invitati” a non nominare determinati assessori. Sì, perché la candidata sindaco Elena Benassi già in campagna elettorale aveva annunciato i nomi dei suoi assessori; e alcuni di questi avevano creato qualche discussione, per la giovane età. Ma anche per l’appartenenza ad associazioni, oppure perché avevano fatto parte della giunta (e del consiglio comunale) accusata di aver determinato – due anni prima – lo scioglimento dell’amministrazione. Una sorta di “reintegro” per gli amministratori che il Presidente della Repubblica aveva “licenziato” nel 2016.

E allora ecco ancora i giornalisti a fare domande ai brescellesi, ai tavolini dei bar di piazza Matteotti. E due di questi sono parenti dei Grande Aracri, la famiglia che dà il nome alla cosca accusata di aver preso il controllo del territorio con metodi mafiosi. Uno – come racconta il servizio di Telereggio – è Giuseppe Diletto, cugino del già nominato Alfonsoche è stato condannato in secondo grado nel primo troncone del processo Aemilia; l’altro è Carmine Rondinellicondannato in primo grado insieme a Alfonso Diletto, per aver minacciato l’ex consigliere comunale di Brescello Catia Silva.

Parlando di condane per mafie a Brescello, viene in mente la linea della palma di Leonardo Sciascia .
Cos’è cambiato tra il 2016 e il 2018; tra un paese che ha visto il consiglio comunale sciolto per mafia e un paese – lo stesso – che oggi ha eletto il proprio sindaco?

E cosa cambia tra la Brescello “sciolta per mafia” (con la decisione confermata dal Tar del Lazio e dal Consiglio di Stato, contro le richieste di consiglieri e assessori oggi eletti) ma senza indagati e la Finale Emilia NON sciolta per mafia (grazie a un onorevole Pd?), dove però le indagini hanno portato alla condanna in secondo grado nel processo Aemilia del tecnico comunale Giulio Gerrini, come scrive la Gazzetta di Modena?

Verrebbe da rispondere con Giuseppe Tomasi di Lampedusa: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi“. Ma è il paese di Guareschi, e in una famosa scena don Camillo diceva: “..Gesù, se le case oneste di questo porco paese potessero galleggiare come l’arca di Noè io vi direi .. fate gonfiare il fiume, che strabocchi, che spacchi l’argine e sommerga tutto il paese. Ma, siccome la gente onesta vive in case uguali a quelle dei farabutti e sarebbe ingiusto punire i buoni per la colpa di questo Peppone e della sua ciurma di senza Dio e senza legge, io vi prego si salvare il paese dalle acque e di dargli prosperità. Amen!“.

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