Attraverso “Je Ne Sais Quoi”, il suo primo singolo inedito, Quri vuole catturare l’attenzione e stupire; tra le influenze ci sono i The Doors

Un sound decisamente diverso dalla maggior parte dei musicisti emergenti parmigiani: basso grezzo, batteria quasi assente, una moltitudine di organi sono i suoni che la fanno da padrone nel singolo “Je Ne Sais Quoi”. L’artista è Quri, alias Riccardo Spagnolo, 22enne di Noceto che nel mondo della musica è immerso già da tempo ma che solo adesso ha deciso di pubblicare il suo primo brano inedito, intitolato appunto “Je Ne Sais Quoi”. Abbiamo deciso di intervistare Quri per la sua originalità, per il genio innovatore, per il fatto che si differenzia dalle band che circolano nei locali parmigiani e dai DJ che oggi popolano l’ambiente musicale di Parma e non solo. “Je Ne Sais Quoi” è a tutti gli effetti il prodotto di un estetismo basato su grottesco e stravaganza.

Come prima cosa gli chiediamo a cosa è dovuta la scelta del nome d’arte Quri ed è così che scopriamo che tale pseudonimo in realtà non significa nulla, è un soprannome che un amico gli ha dato e che tuttavia lo rappresenta in pieno, tanto da affermare “Mi sento più Quri che Riccardo”. In seguito ci racconta che in passato faceva parte di una band indie rock (i Radio Suites, ndr), un genere musicale molto differente da quello di “Je Ne Sais Quoi”; tuttavia, alla domanda “In che genere ti identifichi maggiormente adesso?” Quri risponde che non crede di potersi identificare in un genere preciso, ma tende a produrre musica che vuole attirare l’attenzione, di sorprendere in positivo o in negativo, in linea con la sua personalità: “Io sono un po’ così”, afferma infatti.

Perché questo cambiamento di stile?

Con i Radio Suites facevamo praticamente solo cover perché io avevo periodi in cui mi fissavo davvero intensamente con un determinato artista e di conseguenza portavo questa fissa in sala prove. Poi abbiamo iniziato a scrivere cose nostre ma io mi sentivo già più Quri e avevo il bisogno di scrivere e comporre da solo. Non credo di aver cambiato genere, mi esprimo allo stesso modo con un tono di tragicomicità e bizzaria in più forse.

Puoi dirci di cosa parla “Je Ne Sais Quoi”? Ti sei ispirato a qualche artista in particolare? Quali sono le tue influenze musicali?

Per “Je Ne Sais Quoi” l’ispirazione è nata davanti allo specchio ed è guardandomi allo specchio che l’ho scritta (da qui l’immagine di me riflessa sulla cover del singolo). L’ho scritta e autoprodotta nella mia stanza, anche se non è proprio musica bedroom. Tutti quegli organi, la batteria scarna, il basso molto grezzo volevano dare l’idea di una suite di un hotel sfarzoso che è caduto in rovina e per questo è fatiscente. All’interno di questa suite un uomo, che molto probabilmente sta dando di matto e immagina una situazione sessuale improbabile all’interno di quella suite di quell’hotel in cui non verrà mai nessuno. Ma lui in quel momento è l’estetica fatta a persona, un uomo dall’infinito charme che ha il potere di attrarre a sé ogni essere vivente. Per questo ti dico che non esiste un genere, ho cercato di immaginare una situazione e da lì è venuto tutto fuori abbastanza naturalmente. A posteriori, ascoltando la traccia, posso dirti che ho notato alcune influenze come The Doors, Jacques Dutronc e Serge Gainsbourg.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Vorrei rilasciare altro al più presto. Suono da anni ma ho aspettato davvero tanto, forse troppo, prima di decidermi a pubblicare qualcosa di mio. Vorrei continuare a tracciare questa linea fino ad esaurimento inchiostro. L’importante per me è che quello che produco resti autentico, libero da schemi e che traspaia la mia vanità.

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