Si comincia venerdì 24 giugno alle ore 21.30 con lo spettacolo “Stupida Show! Capitolo 1 – Cattivi pensieri” con la prorompente Beatrice Schiros in una produzione firmata Carrozzeria Orfeo. Una cinquantenne sola e in guerra con la vita, alle prese con un corpo in declino, un’affettività traballante e sogni irrealizzabili ma in grado di trasformare le sue ferite e i fallimenti in una comicità travolgente spinta verso l’inconfessabile dove il destinatario del suo dialettico atto terroristico sarà il suo primo avversario naturale: l’amore. “Da subito ho detto a Gabriele Di Luca, autore dello spettacolo, – afferma la Schiros – che io non volevo fare la comicità da Zelig, quella della gag fine a sé stessa; è un linguaggio che non mi appartiene. Io voglio parlare di cose in cui tutti si possono riconoscere, e anche se sono spudorata nelle parole (lo spettacolo non è adatto ai bambini), ho sempre fatto molta attenzione all’idea, al pensiero che esprimevo, al contenuto. La forma, bah!, quella è secondaria, quella sì che può far ridere. Ma il contenuto no, il senso di ciò che dico voglio che arrivi. E se poi, nel dirlo, strappo una risata, meglio, no? La responsabilità del comico, come la intendo io, è quella di lasciare un segno in chi ascolta, di comunicare un messaggio, che può trovare d’accordo lo spettatore oppure no.”

Si prosegue sabato 25 giugno con il nuovo spettacolo di Ascanio Celestini “Museo Pasolini“, dedicato al poeta, scrittore e regista Pier Paolo Pasolini nell’anno del centenario della nascita. Uno spettacolo che ha la struttura di un ipotetico museo teatrale dedicato all’autore friulano. All’interno di questo museo Celestini ci guida, attraverso le testimonianze di chi ha conosciuto Pasolini, ma anche di chi l’ha immaginato, amato e odiato. La collezione si compone partendo dalle domande: qual è il pezzo forte del Museo Pasolini? Quale oggetto dobbiamo cercare? Quale oggetto dovremmo impegnarci ad acquisire da una collezione privata o pubblica recuperandolo da qualche magazzino, discarica, biblioteca o ufficio degli oggetti smarriti? Cosa siamo tenuti a fare per conservarlo? Cosa possiamo comunicare attraverso di lui? E infine: in quale modo dobbiamo esporlo? In una teca potremmo mettere la sua prima poesia: di quei versi resta il ricordo di due parole “rosignolo” e “verzura”. È il 1929. Mentre Mussolini firma i Patti Lateranensi, Antonio Gramsci ottiene carta e penna e comincia a scrivere i Quaderni dal Carcere. E così via, come dice Vincenzo Cerami: “Se noi prendiamo tutta l’opera di Pasolini dalla prima poesia che scrisse quando aveva 7 anni fino al film Salò, l’ultima sua opera, noi avremo il ritratto della storia italiana dalla fine degli anni del fascismo fino alla metà degni anni ’70. Pasolini ci ha raccontato cosa è successo nel nostro paese in tutti questi anni.” Afferma Celestini: “Pasolini si interessava agli esclusi e metteva la sua penna e la sua arte al servizio del tentativo di metterli al centro della vita sociale e politica. E questo per me deve fare anche il teatro: riportare il “noi” al centro della scena, al posto dell’“io” (…) non racconta fatti privati e “borghesi” ma fatti essenziali per la vita di una comunità: l’arte deve interessarsi alla collettività, il teatro deve restare un “presidio di civiltà”: un luogo in cui le persone preferiscono ancora la relazione diretta con la cultura, nonostante tutto.”

I biglietti di ingresso, costo 15 euro, sono prenotabili al numero 339.5612798. Per ulteriori informazioni www.teatrodiragazzola.it

© riproduzione riservata