Non solo Torrechiara: cosa fare quattro giorni in Val Parma | REPORTAGE

La scelta può sembrare scontata. Inserire Torrechiara e il suo strepitoso castello all’interno di un reportage in cui si parla della Val Parma, è un po’ come fare goal a porta vuota. Eppure, appare quasi impossibile a chi scrive privare il lettore di questa meraviglia. Diciamocelo, sarebbe come invitare i parenti al pranzo di Natale e nascondere gli anolini. E quindi il nostro itinerario parte da qua: tra i rimbrotti di chi si aspettava più originalità e l’estasi (speriamo) di chi riesce ad essere affascinato ancora, o per la prima volta, da uno dei castelli più scenografici d’Italia. Vederlo mentre si percorre la strada massese da Parma a Langhirano lascia interdetti: lo si vede lì, appoggiato alla collina a scrutarti con gli occhi del gufo. Quasi come se volesse dire, con imperturbabile eleganza: “Questa è la mia terra da secoli”. Ma se l’originalità cede il passo allo scontato nella prima tappa, la promessa è quella che il viaggio proseguirà con modalità meno prevedibili.

L’intento è quello, sì, di rendere conto dei quattro giorni condotti all’interno di un pezzo della nostra provincia. Ma soprattutto di fornire un’utile guida a tutti coloro che vogliano trascorrere piacevoli momenti all’interno della Val Parma, vallata che segue il solco lasciato dall’omonimo torrente. Opportunità di visita incredibili rimescolano l’innata voglia di conoscenza e scoperta che governa l’uomo: così l’itinerario spazia dalla storia alla cultura – castelli, borghi, rovine e corti fanno da contorno a pittori, poeti e scrittori – e dalle colline alla montagna – aree rurali rimesse in sesto, aziende agricole e prodotti gastronomici deliziosi offrono il giusto ristoro a chi ha goduto di angoli naturalistici magici.


I comuni in cui si è fatto tappa sono Langhirano, Lesignano de’ Bagni, Corniglio e Monchio delle Corti. Panorami, praterie, sentieri, laghi e montagne sono stati gentilmente offerti dal Parco dei Cento Laghi. Mentre un ringraziamento speciale va a James Mossali, fotografo amatoriale con anima e cuore in valle che ci ha concesso l’utilizzo dei suoi scatti, e a Barbara Vernizzi di Parchi del Ducato, collaboratrice preziosa nella stesura di questo itinerario.

Giorno 1 – Langhirano, patria del Prosciutto di Parma e del castello dei sogni; l’abbazia romanica di San Basilide

Come da premessa, il percorso inizia dal luogo più citato, fotografato, visitato e riconoscibile della provincia di Parma. Dato il curriculum era proprio impossibile escluderlo dal tour. Giunti ai piedi del Castello di Torrechiara, ammirato e rimirato da tutte le angolazioni disponibili, risulta impensabile non proseguire al suo interno. Il parcheggio prima della salita è gratuito e in meno di dieci minuti ci si trova all’ingresso. In tempo di Covid è necessario adottare tutte le precauzioni del caso: mascherina e distanziamento fisico, in primis. Si entra e il fascino non tramonta. Le stanze disadorne di mobili parlano con gli affreschi: soffitti e pareti diventano opere d’arte che narrano di miti, feudi, divinità e di una leggendaria storia d’amore. Quella fra il Conte e condottiero quattrocentesco Pier Maria Rossi, detto il Magnifico, innamorato della nobile dama Bianca Pellegrini, per cui fece erigere l’incredibile struttura come culla del loro amore. Il percorso di visita (circa un’ora e mezza la durata) permette di ammirare cinque torri, sedici stanze, di cui la maggior parte affrescate, le scuderie, la Corte d’Onore e l’Oratorio di San Nicomede.

Oltrepassato il varco d’uscita del maniero dai tratti medioevali e rinascimentali, affrontiamo un percorso fresco d’inaugurazione. Il “sentiero d’arte”, pensato e realizzato in occasione di Parma Capitale italiana della Cultura 2020, percorre il territorio langhiranese promuovendo luoghi d’interesse storico, religioso, artistico ed ambientale. Là dove nasce il celebre Prosciutto di Parma, si ramifica un percorso di 7 chilometri da iniziare e terminare in qualunque punto. Noi prendiamo il via dalla rinnovata Piazza Leoni di Torrechiara, che ci accoglie al termine della discesa dal castello direzionandoci verso il torrente Parma e la Badia Benedettina di Santa Maria della Neve, aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 12.00 e dalle 16 alle 17. Qui è possibile scoprire e visitare un luogo magico e ancora troppo poco conosciuto, con la possibilità di accedere alle antiche cantine sotterranee.

Seguendo la mappa del sentiero percorriamo un territorio che cambia di chilometro in chilometro, tra colline, vigneti e campi coltivati a grano, e disseminato di opere d’arte di numerosi artisti. Il sentiero, prevalentemente sterrato, ma sempre ben segnalato, termina nell’abitato del Comune, dove è possibile fare visita a qualche azienda di prodotti tipici e al Museo del Prosciutto.

Prima che faccia sera rimane il tempo di visitare l’abbazia romanica di San Basilide, in località San Michele Cavana, una frazione del Comune limitrofo di Lesignano de’ Bagni (Per informazioni contattare la Parrocchia locale o l’Ufficio turistico di Langhirano). Noto anche come Badia Cavana, il complesso dista pochi chilometri ed è raggiungibile in macchina dal centro di Langhirano in meno di dieci minuti: oltre all’abbazia vallombrosana, in questa cornice di ondose colline e boschi verdeggianti, si trovano anche una chiesa dedicata ai Santi Pietro e Paolo, oltre ad un ex monastero trasformato nel 2016 in struttura ricettiva.

Giorno 2 – Fra i borghi della Val Parma: la (quasi) disabitata Roccaferrara, Graiana e Graiana Castello; merenda tra Corniglio e Bosco

Trascorsa la notte a Langhirano, è il momento di ripartire in direzione Sud-Ovest, alla volta dell’Appennino parmense. Il tragitto risulta piuttosto dolce, nonostante un turbinio di cambi di direzione, salite e discese. E qui il vecchio adagio “non conta dove si arriva, ma la strada che si percorre” non può che tornare alla mente: procedendo con calma, senza affanni e smania di raggiungere la meta, è possibile godere di uno spettacolo raro. Da una parte le colline, che a mano a mano si trasformano in montagne, dall’altra il greto del torrente Parma, che segna la linea dell’orizzonte e lascia intravedere le dorsali appenniniche. I più fortunati riusciranno ad osservare anche qualche animale selvatico (lepri, caprioli, cervi, falchi, lupi, ecc.), mentre l’auto procede sulla Strada Provinciale 13 e ci si lascia alle spalle le frazioni del Comune di Corniglio. In località Miano è il momento di effettuare una deviazione ed imboccare la Provinciale 16: percorrendola per circa 5 chilometri si raggiunge il cartello che indica il percorso per Roccaferrara.

Dopo poche curve abbandoniamo l’auto e iniziamo un percorso di visita zaino in spalla in un lembo meno conosciuto della Val Parma. L’obiettivo, in una calda mattina d’estate, è quello di raggiungere i borghi di Graiana (frazionato a sua volta in Graiana Castello, Graiana Chiesa e Graiana Villa) e Roccaferrara. Procedendo sull’asfalto inizia il tour e subito si respira l’atmosfera di un altro tempo: qui la vita trascorre al ritmo lento della natura, che più volte darà manifestazione di sé in questo intreccio di alberi da frutto, case rurali, sentieri, fronde boschive ed improvvisi panorami che dominano la vallata. Sono oltre dieci i chilometri da percorrere, in un via vai tra ampi spazi naturalistici e piccoli segni dell’umanità che ha fatto il solco al ritmo del proprio passaggio. I resti del castello di Graiana fanno intuire il ritmo con cui la natura torna ad impossessa dell’incolto, ma una vista pazzesca, improvvisa, ed esaltante lascia un sapore romantico a questo scorcio. La chiesa invece domina il circondario, con il suo vertiginoso campanile a punta ben distinguibile.

Tornati sui nostri passi ci aspettano circa due ore di cammino per raggiungere il quasi disabitato borgo di Roccaferrara. Questo piccolo paese, che d’inverno non ha focolari accesi causa assenza di residenti, ma che si rianima d’estate grazie a famiglie originarie che lo mantengono vivo, quando lo si ammira dal basso sembra appollaiato su uno sperone di roccia, seminascosto dagli alberi. A seconda delle stagioni assume i colori di un quadro impressionistico, lasciando intuire all’osservatore tutto il fascino di una visita ravvicinata. Per raggiungere effettivamente le ristrette vie del borgo, occorre effettuare l’ultimo tratto del percorso in salita, per chi dovesse avere difficoltà è consigliato quindi arrivare in macchina abbandonandola all’ultimo parcheggio disponibile.

Chiudiamo la giornata, dopo altre due ore di cammino per ritornare all’auto, con una merenda al capoluogo: Corniglio (5 minuti di auto). Poco più distante (11 minuti) c’è Bosco, graziosissima frazione sulla strada per raggiungere il rinomato centro turistico del Parco dei Cento Laghi.

Giorno 3 – Il Parco dei Cento Laghi: oasi di pace della Val Parma e paradiso degli escursionisti

Il terzo giorno in Val Parma lo abbiamo dedicato all’escursionismo di montagna. Nel cornigliese, infatti, si sviluppa un ampio settore del Parco dei Cento Laghi (l’altro Comune in cui si estende è Monchio delle Corti), e vi sono alcune tra le strutture ricettive più suggestive e frequentate della provincia. Gli amanti della montagna d’Appennino, infatti, non possono trascurare luoghi come i Lagoni (1350 mslm), Lagdei (1250 mslm) o il Lago Santo parmense (1507 mslm), con annessi rifugi. La segnaletica sia da Bosco che da Corniglio porta al bivio dei Cancelli, qui si possono affrontare i due percorsi “classici” che conducono o ai Lagoni (sinistra) o a Lagdei (destra). Nel primo caso si percorre una strada sterrata di oltre tre chilometri, percorribile sia in auto a velocità molto ridotta (15 minuti abbondanti) sia a piedi (40 minuti circa); nel secondo caso meno di un chilometro separa dall’arrivo: in auto occorrono meno di cinque minuti, a piedi poco più di dieci. In entrambi i casi è il bosco a farla da padrone, attraverso un dedalo di tronchi, rami e foglie ad accompagnare noi ospiti occasionali a comodi e gratuiti parcheggi, in attesa di viste mozzafiato.

Ma la promessa iniziale era quella di fornire nuovi sguardi su questa valle incantata. E quindi, oltre a segnalare i due percorsi canonici, proponiamo due alternative ricche di suggestione per raggiungere queste splendide mete. Partendo da Bosco, fatta visita ai resti di quello che un tempo era il castello locale, è possibile affrontare il sentiero storico “Maria Luigia” che consente di raggiungere il Lago Santo (circa 5 ore di cammino). Il primo tratto offre la possibilità di vedere antichi muretti a secco lungo i bordi del selciato; in compagnia di un castagneto secolare si prosegue puntando il Monte Tavola: raggiunto Prato della Valle ci si imbatte in una fontana di pietra per l’abbeveraggio degli animali al pascolo; poco più avanti un cippo di confine porta la data 1914. Il sentiero prende il nome dalla Duchessa Maria Luigia d’Austria, che nel 1821 e nel 1827 volle far visita al Lago Santo per toccare con mano la vita rurale della zona: per facilitarle l’impresa venne costruito questo percorso. Oggi, prima di godere dell’autentica oasi di pace che offre il lago, è possibile scorgere le antiche tracce del tempo passato. Si giunge nei pressi del “Ponte Rotto” non prima di essere incappati nei resti di antiche carbonaie. Giunti al Lago è il Rifugio Mariotti del CAI ad offrire ristoro. Per tornare, la via più breve è offerta della seggiovia che dal Lago Santo porta a Lagdei: da qui in un’ora si rientra a Bosco.

Il secondo percorso straordinario che proponiamo parte da Sesta Inferiore. L’abitato offre già di per sé due percorsi tematici per approfondire la vita e le opere del pittore e scultore Walter Madoi: uno permette di ammirare gli affreschi a cielo aperto disseminati tra le vie del paese; l’altro è un itinerario panoramico ad anello di 1,5 km. Da qui è possibile poi affrontare un sentiero che conduce ai Lagoni: circa un chilometro su strada sterrata separa dall’ingresso nel bosco, da cui si riemerge completamente rigenerati dopo circa due ore. La vegetazione cambia passo dopo passo, come si può facilmente intuire, passando lentamente dalla fitta biodiversità ad una rigida differenziazione mono alberale: faggi ed abeti gli ultimi baluardi della natura. La sensazione è che offrano la loro protezione al lucente specchio d’acqua generatosi in Alta Val Parma a 1.350 metri d’altitudine. Uno di fronte all’altro, rifugio e lago, promettono all’avventore di turno di soddisfare le opportune esigenze. Anche in questo caso, per fare ritorno alla macchina, si hanno due opzioni: ritornare sui propri passi e fare ritorno da dove si è venuti, oppure effettuare a il sentiero “classico” sopracitato raggiungendo i Cancelli e poi Sesta Inferiore tramite la strada provinciale (tempo stimato 2 ore e mezza).

Giorno 4 – La Val Bratica, appendice più selvaggia e meno conosciuta della Val Parma: storia, poesia e natura nel Comune di Monchio delle Corti

Ultimo giorno. Ultime tappe. Viene il momento di abbandonare il Comune di Corniglio per addentrarsi in Val Bratica, appendice più selvaggia e meno esplorata della Val Parma, nel Comune di Monchio delle Corti. La mattinata, dopo aver intercettato località Montebello lungo la strada, la trascorriamo tra le frazioni di Casarola e Riana sulle tracce del genio di Attilio Bertolucci. Visitiamo una delle aree più affascinanti del Parco dei Cento Laghi, letteralmente circondata da castagneti, tra cui quello che viene chiamato Bosco delle Fate. Il poeta nato e vissuto in questi luoghi, più volte ha attinto alla sua terra come fonte d’ispirazione. Il Percorso Cultura permette di esplorare parte di questo universo: concepito come un anello di 2 km che attraversa i due centri, permette di fruire delle poesie più celebri di Bertolucci disseminate lungo il percorso.

Dalla piazzetta in cui prende il via, il sentiero s’inoltra nella parte alta dell’abitato di Casarola: l’antica casa della famiglia Bertolucci ricorda la vita e le opere di Attilio attraverso un pannello informativo. Poco prima di un vecchio mulino sulle sponde del Bratica, il percorso propone una possibile e breve deviazione verso sinistra, dove una mulattiera conduce ad un castagneto secolare. A Riana è possibile ammirare (ma solo dall’esterno, in quanto edificio privato) la fascinosa e antica Corte Santifontechiari.

Concludiamo le visite e quindi il nostro reportage con un’improvvista: giunti a Monchio delle Corti, perdiamo il tempo di un boccone e ripartiamo verso il Parco dei Cento Laghi; ad attenderci il Lago Ballano e un altro gioiello dell’Appennino: il Lago Verde. In poco meno di 20 minuti siamo a destinazione; l’area di questo bacino artificiale offre diverse possibilità: numerose panche e tavoli per godere un po’ di relax, con possibilità di utilizzare comodi barbecue a libero accesso; piazzole per montare delle tende; possibilità di praticare la pesca sportiva (per possessori di licenza, previo pagamento di un tesserino al parco).

La sentieristica permette di far visita o al Rifugio di Prato Spilla, oppure ad un luogo incantato. È il Lago Verde, di origine glaciale e situato a 1507 metri sul livello del mare. Detiene il record come lago più profondo della provincia di Parma. Circondato da boschi e monti che sembrano avvolti da un verde manto morbido, è sicuramente uno dei più affascinanti e incontaminati ambienti naturalistici di tutto l’arco appenninico parmense. Dal lago partono tanti altri sentieri, in direzione di crinali, laghi, laghetti e boschi da favola, ma il nostro viaggio s’interrompe e lasciamo alla curiosità degli avventurieri la voglia di scoprire ulteriori gioielli della Val Parma.

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