Una nuova specie di formiche arboricole in Italia è stata scoperta e descritta grazie ad una ricerca condotta da un team coordinato dal docente dell’Università di Parma Donato A. Grasso e che ha coinvolto lo stesso Ateneo (con Enrico Schifani, Daniele Giannetti, Cristina Castracani, Fiorenza A. Spotti e Alessandra Mori), il Centre for Ecological Research di Vácrátót in Ungheria (con Sándor Csősz) e l’Università di Bologna (con Andrea Luchetti e Filippo Castellucci). L’eccellente lavoro è stato appena pubblicato sulla rivista di Zoologia Zoological Journal of the Linnean Society (link all’abstract), famosa perché è la stessa su cui proprio nel luglio del 1858 Charles R. Darwin e Alfred R. Wallace divulgarono per la prima volta la teoria evolutiva per selezione naturale, una pietra miliare per la biologia moderna e fondamento della scoperta di cui sono protagonisti i ricercatori dell’Ateneo. 

Il progetto multidisciplinare ha impegnato i ricercatori per lungo tempo ed è stato particolarmente complesso. Tramite un approccio di tassonomia integrata sono state utilizzate evidenze etologiche, morfologiche, ecologiche, genetiche e biogeografiche per definire questa nuova specie che è stata denominata Colobopis imitans.

Una formica “imitativa” che vive nel bacino del Mediterraneo

Il punto di partenza è stata l’etologia che ha permesso di evidenziare peculiari comportamenti mai studiati e descritti prima per queste formiche. Da qui si è fatta la strada all’ipotesi che si trattasse di una nuova entità tassonomica separata da un’altra specie simile presente in Italia e con la quale è sempre stata confusa (Colobopsis truncata).  Il motivo per cui gli è stato attribuito il nome specifico imitans è dovuto alla presenza di alcune caratteristiche cromatiche e del peculiare comportamento scoperto in queste formiche che tendono appunto ad imitare (nel colore e nel comportamento) un’altra specie di formiche arboricole molto comuni negli stessi ambienti (Crematogaster scutellaris).

A queste operazioni è seguita una accurata analisi dei pattern cromatici e delle caratteristiche anatomiche che sono state valutate con complesse quantificazioni morfometriche. I dati genetici ed ecologici hanno poi offerto ulteriori importanti elementi alla ricerca. Il lavoro si è avvalso anche di una serie di informazioni ottenute sia da campioni provenienti da vari paesi europei e del bacino mediterraneo che da portali social per la ricerca naturalistica che hanno permesso di chiarire la distribuzione biogeografica della nuova specie, principalmente presente nel Sud della Penisola Iberica, in Maghreb e Sicilia.

Si tratta di una ricerca importante, che ha aggiunto un tassello allo studio della biodiversità italiana, fornendo anche nuovi dati sui possibili driver evolutivi alla base della diversificazione delle formiche e altre specie animali. Il lavoro dei ricercatori non termina qui: rimangono ancora aperti molti altri interrogativi sulla biologia di questa specie e sul significato adattativo della sua abilità nell’imitarne un’altra a cui gli studiosi dell’Ateneo sperano presto di dare una risposta definitiva. 

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