Negli ultimi anni, in molte aree di montagna dell’appennino parmense, si è assistito ad un progressivo spopolamento. Scuole chiuse, servizi assenti o inefficienti, giovani in fuga verso i grandi centri urbani. La vita di montagna è stata abbandonata per far fronte a necessità concrete che altrimenti sarebbero rimaste insoddisfatte. É noto che molti comuni di montagna non abbiano a disposizione servizi come i trasporti pubblici -assenti o minimi- strutture sanitarie avanzate, scuole, stazioni ferroviarie. In questo clima, caratterizzato anche da un declino dei tassi di natalità ed un costante invecchiamento della popolazione, si fanno portavoce di cambiamento comuni come Bedonia, Monchio e Tizzano Val Parma. In queste aree si registrano, al contrario, segnali di ripopolamento mediante il ritorno di famiglie dai centri urbani, la nascita di nuove attività ricettive, l’organizzazione di festival musicali, workshop…insomma, si tratta di nuove possibilità esistenziali per dare nuova linfa ad un territorio di montagna che ha ancora tanto da offrire.
A tal proposito, queste nuove prospettive di vita, spesso possono coincidere anche con la volontà di gestire un rifugio di montagna. Ne è un esempio il Rifugio Mariotti, situato nel comune di Corniglio, a 1507 metri di altitudine, e più precisamente nella località Lago Santo. Il rifugio, già all’interno del Parco Regionale dei Cento Laghi, è attualmente parte del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano caratterizzato, nel tratto parmense, dalla presenza di innumerevoli laghi prevalentemente di formazione post-glaciale. Questo luogo, sosta per gli escursionisti dei percorsi CAI, ha una storia antica. Basti pensare, infatti, che la prima capanna-ricovero al Lago Santo fu costruita nel 1882 e inaugurata il 12 settembre dello stesso anno; fino ai lavori di ristrutturazione, sotto la direzione del presidente Romano Sarti, dal 1977 al 1980.

Da fine maggio, la gestione del rifugio, è affidata per la prima volta a due donne: Martina Bruschi e Vannia Colaiacovo, le quali si sono aggiudicate il bando, dopo una lunga selezione da parte della Commissione Rifugi del CAI.
Come è nata l’idea di prendere in gestione il Rifugio Mariotti? Quando avete deciso di partecipare al bando, vi aspettavate questo risultato? Come avete vissuto l’attesa?
L’idea di prendere in gestione il Rifugio è partita da Vannia che, venuta a sapere dell’opportunità, ha pensato subito a me come partner ideale per tentare l’avventura insieme. Io ho iniziato a lavorare al Rifugio Mariotti nel 2011 ed è lì che ci siamo conosciute lavorando insieme durante un paio di stagioni estive. Più che aspettarci il risultato, ci speravamo tanto. Ma l’attesa è stata lunga e snervante per entrambe, al punto che l’inaugurazione del 1° giugno è stata un vero sollievo.
Siete le prime donne a gestire questo rifugio, storico nella provincia di Parma. Come è andata all’inizio? Avete riscontrato dei pregiudizi?
Fin dall’inizio, è stato costruito molto clamore attorno al fatto che la gestione del Mariotti sia stata affidata a due donne ma la realtà è che, come già accennato, Martina fa parte dello staff da 14 anni, mentre io lavoro nella ristorazione da 20 anni. Siamo due persone competenti e con tanta voglia di fare. Abbiamo ricevuto tanto supporto e aiuto per i lavori più pesanti, ma non abbiamo mai percepito pregiudizi.
Quali sono state le emozioni provate in seguito alla vincita del bando?
Il momento in cui abbiamo saputo di aver vinto il bando è stato molto bello, eravamo entrambe soddisfatte ed entusiaste per il futuro. Forse però il momento più commovente è stato il giorno dell’inaugurazione.
Immaginando la vita di montagna lenta e sostenibile, come sono organizzate le vostre giornate al rifugio? Avete trovato differenze rispetto alla vita dei centri urbani, certamente più frenetica? L’idea di una vita più “lenta” ha influenzato la vostra scelta di partecipazione al bando?
Le giornate al rifugio iniziano al mattino presto, di solito ci alziamo verso le 6.30/7.00, a seconda del flusso di lavoro che ci aspetta. Spesso abbiamo ospiti a cui preparare la colazione quindi, di solito, entro le 7.30 deve essere tutto pronto. Al contempo, apriamo il bar per tutti gli escursionisti di passaggio e passiamo alle pulizie necessarie, controlliamo le mail e i messaggi (qui la linea non prende, siamo raggiungibili solo tramite mail e WhatsApp). Arriva presto l’ora del pranzo e siamo sempre pronte ad accogliere chiunque voglia fermarsi al ristorante. Il pomeriggio è sempre impegnato con l’attività del bar, delle pulizie e delle preparazioni in cucina, in attesa della cena. È senz’altro uno stile di vita molto più “naturale” e in cui pensiamo molto attentamente a usufruire nel miglior modo possibile delle risorse che abbiamo a disposizione ma c’è sempre qualcosa da fare, i momenti “morti” sono tanto rari quanto preziosi. In quel caso, ci basta sederci ad osservare il lago nelle panchine esterne oppure fare una passeggiata sui sentieri qui intorno. Quello che più ha influenzato la decisione di partecipare al bando è l’amore profondo per questi luoghi, la meraviglia che sanno suscitare ogni giorno e la volontà di fare un’esperienza di vita molto autentica, per quanto faticosa.“
Qual è il valore culturale che intendete trasmettere mediante la vostra l’ospitalità? Cosa caratterizza la vostra gestione e che secondo voi può fare la differenza per chi viene al Rifugio?
Quello che vogliamo trasmettere tramite la nostra ospitalità è un senso di accoglienza e sicurezza: qui chiunque troverà un posto sicuro in cui fermarsi, ripararsi, trovare sia buon cibo che un consiglio per affrontare i sentieri in sicurezza. Parallelamente, vogliamo aiutare tutti a capire l’importanza del rispetto della montagna, della natura e delle persone che lavorano qui. Siamo pur sempre un rifugio a 1500 metri e per noi è fondamentale che nessuno dia per scontato l’impegno e la fatica che servono per gestire al meglio questo posto. Ad esempio, chiediamo a tutti di non abbandonare i rifiuti e di contribuire portandoli a valle. In questo senso, abbiamo fatto la scelta di non vendere bottiglie d’acqua in plastica, offrendo però la possibilità di riempire gratuitamente la borraccia con acqua della nostra sorgente. Chiediamo sempre di avere pazienza con i tempi di attesa perché la capienza è limitata.
Quali progetti avete in mente per il futuro? Ci sono iniziative od eventi che intendete realizzare al Rifugio e che finora non sono stati nei realizzati?
Per il futuro abbiamo in mente alcuni eventi speciali che coinvolgono sia lo sport che l’intrattenimento. Ci piacerebbe, inoltre, organizzare serate con menù creati ad hoc, così come giornate molto conviviali con musica, griglia, birra e panini, ispirate ai rifugi di alta quota.