Partiranno nei prossimi giorni i workshop che l’Università di Parma propone nell’ambito del progetto “Alfonsa“, che si pone l’obiettivo di rilanciare le aree dell’Appennino a partire dall’uso di buone pratiche improntate alla sostenibilità e ispirate all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Il progetto, iniziato nell’estate del 2020, è finanziato dalla Regione Emilia Romagna e realizzato dalle Università di Parma, Modena e Reggio, Ferrara, Bologna, Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e Politecnico di Milano.

Lo scopo è di per poter trasmettere a chi vi abita e lavora informazioni, pratiche ed esempi concreti per avviare progetti a partire dalle necessità e richieste provenienti dal territorio alla luce anche di quanto sta accadendo con la pandemia da Covid19. Inoltre le informazioni messe a disposizione saranno utilizzabili per partecipare, in collaborazione con l’Università di Parma, ai bandi regionali del programma di mandato 2020-2025, a quelli del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza legato al Recovery Fund e a quelli del European Green Deal.

Tra i temi trattati ci saranno: il ruolo degli enti pubblici nelle politiche di sviluppo delle aree montane; vecchie e nuove emergenze (dissesto idrogeologico, problematiche infrastrutturali, carenza di servizi, ecc.) e prevenzione; leve finanziarie per frenare l’esodo e attrarre nuovi residenti; come sostenere la nuova imprenditoria; importanza del capitale naturale, nuove residenzialità stanziali e temporanee, definizione di strategie innovative per il turismo sostenibile.

Abbiamo parlato del progetto e degli incontri che interessano l’Università di Parma (qui il programma completo dei workshop) con il responsabile scientifico del progetto, il professor Alessio Malcevschi del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma.

Professor Malcevschi, come nasce il progetto Alfonsa e che obiettivi si pone nel triennio? 

E’ noto che i territori montani della nostra provincia stanno attraversando, al pari di quelli delle altre provincie italiane, significativi cambiamenti in termini di riordino organizzativo-istituzionale e di assetto economico-produttivo. Questi fenomeni hanno portato ad un progressivo impoverimento in termine di reddito e potere di acquisto della popolazione delle cosiddette aree interne ovvero quelle aree del territorio caratterizzate da una significativa distanza dai principali centri di offerta di servizi essenziali (salute, istruzione, mobilità collettiva). Questo è causa ma anche conseguenza del fenomeno dello spopolamento. I dati ISTAT parlano chiaro: è un vero crollo demografico, inesorabile e senza segnali di cambiamento, quello che ha colpito negli ultimi quindici anni l’area dell’Appennino parmense.

I comuni più colpiti dal fenomeno vedono in testa Tornolo, poi un gruppo composto da Varsi, Valmozzola, Pellegrino e Bardi: il primo registra un calo record del 26%, un quarto della popolazione, e tutti gli altri del 22%, un quinto degli abitanti con una perdita di oltre 3mila persone. Cosa fare? Come indicato dalle priorità del nuovo piano di mandato della Regione Emilia Romagna, che riprendono la strategia della Strategia Nazionale per le Aree Interne, è necessario invertire i processi che stanno indebolendo questo capitale economico ma anche sociale, naturale ed umano del territorio comprendendo che tutti questi valori sono interconnessi tra loro. L’elenco delle criticità è lungo e va dall’abbandono delle coltivazioni, che porta al rimboschimento selvaggio, il dissesto idrogeologico,  le carenze infrastrutturali che limitano le potenzialità di sviluppo e riducono le opportunità di lavoro; la carenza nei servizi alle persone e alle comunità che intaccano il livello di welfare e la qualità della vita di chi intende vivere in quelle zone; la non adeguata valorizzazione delle produzioni locali, dei siti storico-culturali, delle risorse naturali e dei paesaggi che penalizza sia le opportunità imprenditoriali – in campo agroalimentare, artigianale, turistico – che il benessere in quelle zone che hanno tutte le potenzialità per vivere molto meglio. La risposta è una sola soprattutto ora in tempi di crisi da Covid 19: occorre smettere di pensare di poter risolvere i problemi uno alla volta, è necessario affrontarli con una visione sistemica, che è quella alla base dello sviluppo sostenibile del territorio come inteso dentro la Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Il progetto Alfonsa va esattamente in quella direzione.

Pensate che la diffusione di buone pratiche possa essere un’incentivo al ripopolamento dell’Appennino? 

Come dicevo prima la presenza di persone, soprattutto giovani, è alla base del capitale sociale di un territorio, inteso come patrimonio di valori e obiettivi condivisi da una determinata Comunità a partire dal senso di responsabilità sociale e dalla fiducia reciproca. E a sua volta il capitale sociale è legato in modo indissolubile a quello naturale, umano ed economico. Ma nessuno può farcela da solo a maggior ragione nell’area vasta del nostro Appennino. Quindi il progetto Alfonsa, attraverso un ciclo di incontri e workshop ispirati alla concretezza non si rivolge a singole categorie sociali e lavorative o singoli comuni, più o meno virtuosi, la sfida è quella di riuscire a mettere in rete i vari soggetti del territorio per la costruzione di una nuova governance dove tutti gli attori del territorio, pubblica amministrazione, mondo dell’impresa, terzo settore, scuola e università, associazioni ambientali e culturali  lavorino insieme a partire da buone pratiche condivise ispirate alla Agenda 2030 per rispondere ad esigenze specifiche dell’Appennino in un’ottica glocal.

L’Università di Parma ha organizzato tra la metà di novembre sino a prima di Natale un ciclo di incontri in rete gratuiti aperti a tutti che si terranno tra metà novembre sino a poco prima di Natale. Gli argomenti dei webinar sono stati scelti in base alle priorità del programma di mandato 2020-2025 della Regione Emilia Romagna e del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza legato sia all’iniziativa proposta dalla Commissione Europea e successivamente approvata dal Consiglio Europeo il 21 luglio 2020, intitolata Next Generation EU che alle risorse messe a disposizione dal Bilancio 2021-2027 dell’Unione Europea. Tra i temi trattati si parlerà di  finanza “sostenibile” per fare impresa in montagna tra start-up e imprese di comunità e come sostenere la nuova imprenditoria, vecchie e nuove emergenze (dissesto idrogeologico, problematiche infrastrutturali, cambiamenti climatici) importanza del capitale naturale, nuove residenzialità stanziali e temporanee, definizione di strategie innovative per il turismo sostenibile. Il messaggio fondamentale è quello di dimostrare che tutti questi aspetti ambientali economici e sociali sono strettamente interconnessi. Non sarà un compito semplice perché siamo di fronte a problemi complesso e di conseguenza non ci possono essere risposte lineari basate sul nesso causa-effetto. In altre parole nei sistemi complessi le relazioni tra le componenti sono l’aspetto più importante su cui lavorare. Da questo punto di vista i principi dell’economia civile possono essere di grande aiuto e stimolo per superare l’astrattezza dei rapporti economici neoliberisti  correnti.

Sono previste altre iniziative sul territorio parmigiano?

Un progetto ispirato agli stessi principi è da poco iniziato sotto la guida del Comune di Bardi. In questo caso sono previsti per il 2021 la realizzazione di sei laboratori sui Servizi ecosistemici (resilienza e sostenibilità nel territorio), rivolti ad istituzioni e, soprattutto, imprese delle agrofiliere (ambiente e agro-alimentare). A questo seguirà la realizzazione di una Summer School residenziale nel Comune di Bardi, a conduzione dell’Università di Parma, per la diffusione della conoscenza scientifica sui principali temi di economia circolare, resilienza e sviluppo sostenibile. Sono previste anche attività con le scuole primaria-secondaria di primo grado e con la scuola secondaria di secondo grado per il consolidamento di competenze trasversali e per l’orientamento sui temi dell’economia circolare;. Infine ci sarà la restituzione a fine progetto delle attività realizzate, con indicazione dei principali risultati di progetto in termini di risorse locali attivate, interventi favoriti, di imprese e studenti coinvolti.

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