Rincari su corrente, minor produzione elettrica e crisi delle centrali nucleari francesi e l’aumento degli incentivi per le grandi imprese energivore; fisiologico l’aumento del costo del gas
PARMA | Ormai non c’è inizio anno che si rispetti senza i relativi aumenti del costo di gas ed energia elettrica.
Il 2018 non è stato da meno: per il primo trimestre del nuovo anno, infatti, stando ai calcoli dell’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas e il Sistema Idrico (l’AEEGSI), il costo dell’elettricità è aumentato del 5,3%, quello del gas del 5%. Per una famiglia tipo, che mediamente consuma ogni anno 2700 kWh di elettricità e 1400 cubi di gas, significherà pagare rispettivamente 28 e 51 euro in più all’anno. In particolare, l’aumento del 5,3% dell’elettricità rappresenta una soglia mai raggiunta prima, che ha fatto schizzare il prezzo sopra i 20 centesimi a kWh. Ma quali sono le cause di rincari così consistenti?
Per quanto riguarda il gas, il rialzo dei costi è facile a spiegarsi. Si tratta infatti di un aumento fisiologico e dovuto alla stagione invernale. L’abbassamento delle temperature e l’accensione dei riscaldamenti domestici determinano inevitabilmente un incremento della richiesta di gas naturale, e, come ben sa chi conosce le leggi del mercato, l’aumento della richiesta di una determinata materia prima comporta l’accrescimento del suo prezzo. Ciò solitamente significa che la diminuzione della richiesta di gas prevista in primavera porterà a un successivo riallineamento dei prezzi verso il basso: nel 2017, infatti, a fronte di un aumento del 4,7% nel primo trimestre era seguita una diminuzione del 2,7 e 2,9 nei due trimestri successivi.
Siccità, dipendenza dal mercato estero e sconti alle aziende: l’esigenza di nuove politiche energetiche
Tra i fattori concomitanti che hanno inciso sul forte aumento dei prezzi dell’elettricità, tre sono quelli particolarmente importanti. Innanzitutto la minor produzione di energia elettrica dovuta alla prolungata siccità del 2017. L’anno che da poco si è concluso è stato il meno piovoso degli ultimi due secoli, ciò ha determinato un crollo della produzione di energia idroelettrica, la quale solitamente contribuisce al 15% circa della produzione complessiva nazionale. Il crollo è stato calmierato attraverso un incremento della produzione delle centrali a gas, proprio quelle centrali responsabili delle emissioni di gas serra che sono annoverate tra le cause dei cambiamenti climatici alla base della siccità: un circolo vizioso che probabilmente sarebbe bene interrompere, magari con ulteriori investimenti sulle energie da fonti rinnovabili.
A questo fattore si aggiunge la crisi delle centrali nucleari francesi. Oltralpe molti impianti sono stati bloccati perché vecchi e a rischio sicurezza. L’Italia ne ha particolarmente risentito non solo perché la diminuzione di energia disponibile sul mercato francese ha determinato un generale aumento dei costi a livello europeo, ma anche perché il nostro paese importa una quota di energia elettrica direttamente dalla Francia, la quale inevitabilmente ha alzato i prezzi. Solo il raggiungimento dell’autosufficienza energetica nazionale potrebbe mettere l’Italia al riparo da dinamiche di produzione e di mercato che sono incontrollabili. Determinanti, infine, sono stati gli incentivi a favore delle aziende che consumano grandi quantità di energia elettrica; un provvedimento dalla bontà dubbia, dal momento che i mancati introiti dovuti agli sconti milionari che queste aziende ricevono sulle proprie fatture vengono poi ripartiti nelle bollette dei singoli utenti, sotto la voce di oneri generali di sistema.
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