La rugiada, i contadini e l’inconsapevole virtù della conoscenza | EDITORIALE

di Andrea Adorni
La notte della rugiada ci ricorda come il mondo contadino sia sempre stato depositario di una sapienza “ingegneristica”.
Il 23 giugno si festeggia la notte di San Giovanni e i più golosi della provincia la ricordano solo per i meravigliosi tortelli d’erbetta che imbandiscono le nostre tavole. Ma l’importanza di questa magica serata non si limita al lato gastronomico, rispecchia piuttosto la fusione di differenti tradizioni che provengono dal mondo religioso, esoterico, contadino e popolare. Queste realtà hanno sempre conferito alla notte di San Giovanni influssi e attività particolarmente positive, tanto da celebrarla con rituali di ogni tipo. Molte usanze e tradizioni sono nate proprio dalla convinzione di poter beneficiare di un momento particolarmente positivo per il ciclo cosmico. La scienza, in seguito, ha confermato quello che una volta si poteva solo ipotizzare.
La data del 23 giugno, infatti, non è casuale. Si tratta del solstizio d’estate e identifica il momento in cui il sole raggiunge il suo apice massimo, il punto più alto, nel suo moto apparente lungo l’eclittica. Ciò conferisce effettive caratteristiche benefiche al mondo naturale e chi è in grado di coglierne i segnali può godere di tutti gli influssi positivi che emana. Uno di questi è rappresentato dalla rugiada, che proprio in questa notte si forma per la prima volta nell’anno solare, portatrice di quell’umidità necessaria alla vegetazione per sopportare i periodi di siccità dei mesi estivi. Grazie all’azione della rugiada si formano anche le falde acquifere che alimentano i pozzi.
Nei secoli i portatori inconsapevoli di questa saggezza sono sempre stati i contadini. Il mondo romano fondò un impero proprio sulla cultura agreste, attribuendo i fondamenti della proprie tradizioni alla vita nei campi. Nei momenti storici di crisi le istituzioni romane cercarono sempre un recupero della dimensione contadina, ritenuta depositaria di una sapienza “ingegneristica” senza pari. La saggezza con cui si purificavano i campi dopo una coltura, la cura con cui si selezionavano i frutti dalle piante, la direzione che si conferiva al bestiame e l’abilità di selezione delle erbe mediche aveva una grande rilevanza, in quanto frutto di un lavoro di studio (nel senso etimologico del termine: impegno, occupazione e applicazione) su cui nessun altro mestiere poteva contare.
Tutta la provincia è pronta a festeggiare la rozäda äd San Zvan, ma non deve rimanere solo il momento della tortellata. Sarebbe interessante recuperare, anche solo per questa notte, la saggezza dei gesti contadini. Ad esempio si possono raccogliere le erbe aromatiche, la tradizione ritiene che nella notte fra il 23 e il 24 giugno siano “benedette” dalla rugiada, e in effetti raggiungono elevate concentrazioni di oli essenziali, momento ideale per coglierle e conservarle. Da non dimenticare la spiccatura delle noci per preparare il liquore nocino, preparato esclusivamente con noci fresche a partire da questa ricorrenza. Tanti i gesti possibili e le usanze da ripercorrere, che la montagna ancora celebra ma che è possibile far scivolare di nuovo a valle.




