San Martino è festeggiato in diversi Comuni del Parmense: è anche il giorno in cui, da tradizione, si spilla il vino nuovo

Cambiare casa, paese, andarsene: “Fare San Martino” equivale a “fare fagotto”, con tutte le conseguenze che un cambio di vita porta inevitabilmente con sé. La ricorrenza dell’11 novembre ricorda il Vescovo di Tours che, in viaggio verso Amiens, spartì il suo mantello con un viandante. Un’altra leggenda racconta che, fuggendo da alcuni malviventi, San Martino si rifugiò in una cantina, dentro ad una botte di vino: non trovandolo i malviventi si misero a bere il vino. Da qui il detto popolare: “A San Martén al most l’é vén“, cioè “Il mosto è diventato vino”.

A Traversetolo, in occasione di San Martino, si festeggia con una delle fiere più grandi della Provincia; Palanzano lo ricorda con un dipinto nella Chiesa, così come a Mozzano, a Stadirano, a Noceto e a Varano de Melegari. La tradizione del “San Martino” coinvolgeva intere famiglie: sul carro si caricavano letti, armadi, attrezzi della cucina, bauli con i vestiti. Gli ultimi ad abbandonare la casa erano gli animali accompagnati dalla rezdora che portava con sé la catena del camino e gli alari. Era poi lei la prima ad entrare nella nuova casa e ad accendere il camino.

Quella del “vino nuovo” è invece un’altra usanza che trae origine dalla leggenda di San Martino. L’11 novembre avviene, infatti, la spillatura del vino nuovo con il mosto che esce dal tino e viene affidato ad una nuova maturazione nelle botti, per poi essere travasato con la luna di marzo o aprile. Infine San Martino è anche ricordato con un altro detto popolare: “L’istè ‘d San Martèn la dura du dì e’ n ponèn“, una previsione meteorologica che spesso si avvera e racconta come prima dell’arrivo del freddo inverno ci sono due giornate di sole, nei pressi del giorno dedicato al Santo, l’estate di San Martino appunto.

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