“Sappiamo distinguere un fuorigioco da una sfoglia”: l’intervista al Parma Calcio Femminile
In un periodo in cui il mondo dello sport sta aprendo le porte al calcio…
Le crociate sono prime a +9 nel campionato di Eccellenza femminile; con loro abbiamo parlato di sport, lavoro e pregiudizi
In un periodo in cui il mondo dello sport sta aprendo le porte al calcio femminile, facendolo entrare nelle nostre case attraverso gli schermi televisivi, abbiamo chiesto alle ragazze del Parma Calcio di raccontarsi e di far sentire la loro voce. La compagine rosa della squadra ducale gioca in Eccellenza ed è a un passo, “ma non gufiamola“, dalla vittoria del Campionato; le ragazze sono studentesse o lavoratrici, e la squadra è un gruppo compatto con un gap di quasi 30 anni tra la più piccola e la più grande. Giocano per passione, per divertimento, per svago: non lo fanno per dimostrare di “saper distinguere un fuorigioco da una sfoglia”, anche se questa è comunque una cosa da ribadire a voce alta per sfatare il diffuso e radicato mito che il calcio sia uno sport esclusivamente da maschi.
È curioso che – a poco più di un mese di distanza – siano accaduti due eventi di notevole risonanza mediatica sul calcio femminile, anche se di opposto giudizio. Da una parte le dichiarazioni infelici dell’ex calciatore e dirigente sportivo Fulvio Collovati, che durante la trasmissione “Quelli che il calcio” ha affermato: “Quando ascolto le donne parlare di tattica mi si rivolta lo stomaco. Una donna non capisce quanto un uomo“; frasi offensive che vanno al di là delle linee di bordocampo e penetrano nel quotidiano, in un cultura ancora profondamente sessista non solamente nell’ambito sportivo. Dall’altra parte un record storico per il calcio femminile: più di un milione di spettatori hanno visto su Sky la diretta di Juventus-Fiorentina, in uno Stadium sold out, strapieno di tifosi a guardare le due squadre contendersi il primo posto nella classifica di Serie A.
Poco importa se il biglietto del match fosse gratuito o se l’evento sia stato agevolato dallo stop del campionato maschile per la pausa Nazionale: per una domenica sono giunte alle nostre orecchie e ai nostri occhi voci e immagini di donne calciatrici, segno che il calcio femminile si sta iniziando a ritagliare uno spazio nel nostro immaginario e nella nostra cultura. In quest’ottica si colloca la nostra intervista, che vuole mettere in luce le calciatrici, a partire da quelle della realtà locale del Parma Calcio: una squadra con un ampio settore giovanile e femminile, creato in seguito al fallimento della società e ripartito con successo, arrivando a conquistare il primo posto nella classifica dell’Eccellenza.
A un passo dalla vittoria del Campionato di Eccellenza “ma non gufiamola“
Vincere il Campionato di Eccellenza vorrebbe dire passare in serie C e quindi conquistare un ottimo traguardo: in seguito alla recente riforma infatti è stata creata una nuova serie B con quattordici squadre, quelle che erano in serie B sono passate in C, le cui squadre, tra cui il Parma, sono diventate Eccellenza. Arrivare prime eviterebbe alle ragazze gialloblù i play off e il passaggio sembra adesso più che concreto, con +9 dalle seconde Accademia Spal, Pievecella e Osteria Grande Femminile ferme a 38 punti: “Vincere il campionato? È quello che chiedo dall’inizio dell’anno“, afferma il capitano Elena Minari, che confessa di voler chiudere in bellezza la sua carriera, per poi eventualmente dedicarsi a un’esperienza da dirigente in società. “L’anno scorso quando sono arrivate le ragazze più giovani avevo timore per la differenza d’età; ma sono ragazze in gamba, che stanno venendo su bene, e il risultato è sotto gli occhi di tutti“, continua Elena. Rossella Punzi, capocannoniere dell’Eccellenza e calciatrice da vent’anni, ricorda poi: “Le sfide che dobbiamo ancora affrontare non sono da sottovalutare e abbiamo anche le partite di Coppa Emilia da giocare“, ma lo spirito che si respira nello spogliatoio è di fiducia e soprattutto di soddisfazione per il percorso svolto.

Durante il girone di andata infatti a dominare era stato il Pievecella, squadra di Reggio Emilia: scontro vissuto come un vero e proprio derby dalle ragazze, che però sono riuscite a sbancare e a sorpassare, per poi distaccarsi di nove punti, respirando in cima alla classifica un’aria che sa già di serie C. Anche l’allenatore Andrea Bazzini, guida delle giocatrici per il secondo anno consecutivo, afferma che il gruppo è solido e ben strutturato: “Le ragazze sono incredibili, hanno voglia di imparare, sono propense al sacrificio. Magari si fanno 160 km per venire ad allenarsi, e il giorno della partita accettano di stare in panchina“. Il mister e Cristina Romanini, team manager, raccontano poi che la società ha fatto uno sforzo enorme per creare la squadra: “Abbiamo fatto un open day per cercare le ragazze, le abbiamo selezionate. Da fine agosto iniziamo il ritiro e ci mettiamo a lavorare per raggiungere i nostri obiettivi. Ci piace ragionare con il ‘noi‘, non individualmente, perché tutto lo staff è responsabile del successo della squadra: abbiamo il nutrizionista, lo psicologo, l’osteopata, il fisioterapista e l’ortopedico; siamo passati da zero a cento in un attimo e tutte le persone che vedete qui hanno fatto la loro parte“.
Un gruppo eterogeneo: liceali e lavoratrici tra allenamenti, studio e lavoro
La squadra è formata da un massiccio gruppo di under 18, da una fascia media tra i 20 e i 25 anni, e da alcune giocatrici più grandi, ma la differenza in campo, affermano tutte, non si sente. “A cambiare è il modo di apportarmi a loro, differente in base alle età: in un gruppo con ragazze dai 15 ai 40 anni le problematiche possono essere diverse“, sostiene il mister, ma nello spogliatoio il gruppo è compatto e unito. La più piccola della squadra è Emanuela Linzalata, centrocampista classe 2003, che racconta: “È comodo avere l’allenamento la sera, almeno il giorno posso studiare“, così come confermato dal difensore del 2002 Francesca Alfieri: “Qua si sta bene e allenarsi la sera è fondamentale per poter avere il pomeriggio libero da dedicare allo studio“. Anche Julienne Jirette Ngobi, classe ’86 e centrale di difesa, è della stessa opinione: “Faccio l’estetista 8 ore al giorno, e la sera vengo ad allenarmi: in questo modo concilio lavoro e sport“.

Saper bilanciare il calcio e il lavoro è infatti fondamentale per le ragazze: sono consapevoli che per loro è un hobby e che anche a livelli più alti gli stipendi che potranno avere non sono sufficienti per farle smettere di lavorare e dedicarsi completamente al calcio. “Se continuo non sarà certo per i soldi, lo farò per passione“, afferma Emanuela; mentre Rossella spiega: “Il problema è che la Lega non riconosce le donne come professioniste, siamo dilettanti. Solo se cambierà questa regola allora potranno aumentare gli stipendi, anche se non saranno mai equiparati a quelli maschili“. D’accordo con le compagne è il capitano: “Sembra che quello delle donne sia uno sport diverso: sottostiamo alle stesse regole della FICG e ci mettiamo anche più impegno dei maschi, appunto perché non siamo pagate“. Fiducioso è l’allenatore Bazzini, che considera positive le nuove regole imposte da Fifa e Uefa: “Hanno imposto alle società di seguire il femminile: la Juventus è un esempio, hanno investito un paio di milioni nelle donne e ora la squadra andrà in Champions, per noi equivale a un investimento di 1000 euro, ma comunque è simbolo che qualcosa si sta muovendo“.
I pregiudizi nei confronti delle donne calciatrici sono lo specchio di una società sessista
Alle ragazze viene da sorridere quando chiediamo loro di commentare le frasi di Collovati. Le crociate scendono in campo con il 4-3-3, hanno dei ruoli, giocano come gli uomini, e certamente capiscono di tattica: “Ci sono tanti chef che sono uomini. Probabilmente non è informato, ha una carenza di informazione“, commenta Rossella. Certamente, come in ogni ambito, ci sono donne che sanno parlare di tattica e di calcio e ci sono donne che non ne sanno parlare; divertita Juliette infatti commenta: “Beh, dipende chi ascolta parlare di calcio; se ascolto Wanda Nara anche a me si rivolta lo stomaco. Se forse in televisione prendessero delle ex giocatrici a commentare le partite, come avviene per gli ex calciatori, forse si avrebbe una diversa considerazione“. Tutte comunque sono d’accordo che la questione riguardi una visione sessista più ampia, che va oltre al calcio: “C’è un pregiudizio generale tra donna e uomo, e questo si rispecchia anche nell’opinione sul calcio“, dichiara la centrocampista Marta Baccanti.
L’affermazione di Collovati rispecchia quindi la mentalità di buona parte dell’Italia, che si diffonde a partire dai genitori dei ragazzi, fino a penetrare tra i più giovani. Ne è un esempio l’episodio accaduto alla team manger Cristina Romanini, mentre arbitrava una partita di bambini: “Il maschio vede ancora la donna come casalinga: un genitore una volta mi ha urlato ‘ma fai a fare la sfoglia invece di arbitrare‘. Finché succederanno queste cose, sarà difficile cambiare il pensiero della società“. Capita spesso infatti, che i genitori delle bambine facciano pressione per non far scegliere il calcio alle figlie, facendo loro provare altri sport, considerati prettamente “femminili”, come la pallavolo o la danza; ma comunque non sempre, e per fortuna, ci riescono. Molte ragazze del Parma giocano da diversi anni e hanno intenzione di continuare e tutte confermano che vedono un interesse crescente delle femmine verso questo sport: Sky, la principale fonte di informazione visiva delle partite, sta dando spazio a match tra donne e auspichiamo che questo sia fondamentale per alimentare considerazione e – forse è necessario dirlo – rispetto, nei confronti delle calciatrici, allo stesso modo per le professioniste americane, per quelle di Champions League, fino a quelle impegnate in campionati regionali.
Foto di Barbara Rotelli e Alessandro Filoramo.

