“Scrittori di Parma” rappresenta un modo per raccontare, attraverso questi personaggi, la città e il territorio parmense: metterà insieme diverse prospettive, memorie, immagini e ricordi. Un vero e proprio viaggio letterario che attraverserà gli stili narrativi, passando dalla prosa alla poesia, il tempo, dai primi del Novecento fino ad oggi, e lo spazio.

“Il figlio dei padroni diventò amico del vecchio e dopo l’alfabeto scrissero insieme tante parole, corte e lunghe, basse e alte, magre e grasse come se le figurava Ambanelli. Il vecchio ci mise tanto entusiasmo che se le sognava la notte, parole scritte sui libri, sui muri, sul cielo, grandi e fiammeggianti come l’universo stellato. Certe parole gli piacevano più di altre e cercò di insegnarle anche alla moglie. […] Su vecchi pezzi di giornale Ambanelli andò a cercare le parole che conosceva e quando ne trovava una era contento come se avesse incontrato un amico”. Tratto da “La scoperta dell’alfabeto” di Luigi Malerba.

Luigi Malerba: biografia

Luigi Malerba, pseudonimo di Luigi Bonardi, nacque a Pietramogolana una frazione di Berceto in provincia di Parma, l’11 novembre 1927. Conseguì la laurea in giurisprudenza a Roma e successivamente lavorò come giornalista, iniziando anche a scrivere opere di narrativa, racconti, e collaborò alla scrittura di alcune sceneggiature cinematografiche e per la tv. Negli anni ’50 diresse, a Parma, la rivista cinematografica Sequenze e, inoltre, partecipò al Gruppo 63 e fu presidente della Cooperativa scrittori, insieme ad Alberto Arbasino, Alfredo Giuliani, Giorgio Manganelli e altri. Il Gruppo 63 fu un movimento letterario: nacque a Palermo, nell’ottobre del 1963, con un convegno tenutosi a Solanto da alcuni giovani intellettuali fortemente critici nei confronti delle opere letterarie ancora legate a modelli tradizionali tipici degli anni ’50.

Pubblicò il suo primo romanzo nel 1963 con Bompiani dal titolo “La scoperta dell’alfabeto”, a cui seguì “Il serpente” nel 1966, “Salto mortale” con cui nel 1970 a Parigi vinse il Prix Médicis per il miglior autore straniero, assegnato quell’anno per la prima volta; nel 1979 vinse il Premio Brancati con “Dopo il pescecane” e nel 1989, assieme a Stefano Jacomuzzi e Raffaele La Capria, gli venne conferito il Premio Grinzane Cavour per “Testa d’argento”. Uno dei romanzi di maggior successo è “Le pietre volanti” con cui vinse il Premio Viareggio e il Premio Feronia nel 1992. Arnoldo Mondadori Editore, nel 1997, pubblicò “Itaca per sempre” in cui raccontò, citando l’Odissea, il ritorno di Ulisse ad Itaca soffermandosi maggiormente sul livore di Penelope che, secondo lui “in Omero è appena abbozzato”: il testo così diviene molto più intimo e lo stesso Ulisse si troverà a dubitare di sé stesso.

Con Biagio Proietti, Daniele D’Anza e Fabio Carpi si dedicò alla sceneggiatura di “Madame Bovary”, uno sceneggiato della RAI del 1978, tratto dal romanzo di Gustave Flaubert. In aggiunta, produsse anche Caroselli e spot pubblicitari, tra i quali ricordiamo quelli sulla “Pasticca del re Sole”, “Birra Becks” e “Caramella Dufour”.

Morì a Roma all’età di 81 anni, nel 2008 mentre, nel 2009, gli venne dedicata una mostra omaggio proprio nella capitale. Dal 2010 è stato istituito il Premio Luigi Malerba, con sede a Berceto, per le sezioni di narrativa e cinema, dedicato ad opere inedite e sceneggiature. Infine, nel 2016 il Meridiano Mondadori ha pubblicato una scelta antologica di suoi romanzi e racconti.

Le opere

Le opere di Luigi Malerba si snodano tra diverse tematiche, lasciando così intendere anche i diversi interessi dell’autore. Nei suoi romanzi “Le rose imperiali” (1974), “Fuoco Greco” (1990), “Itaca per sempre” (1997), si nota la sua passione per la storia, finemente documentata, l’attrazione verso il mondo classico e la civiltà cinese; questa sua passione gli permise anche di viaggiare molto, e spesso in Oriente: visitò Cina, Giappone, Thailandia, Hong Kong e Macao. Un altro aspetto preponderante nei suoi scritti è quello dei dialetti e le lingue dimenticate. Nell’opera “Le parole abbandonate” (1977) rappresentò il mondo contadino unito al disagio di assistere alla scomparsa di un prezioso patrimonio culturale, soprattutto linguistico. Per l’autore parlare in dialetto significa avere radici più profonde nella tradizione culturale dalla quale si proviene. Infine, la sua grande passione per il cinema e la pubblicità a cui poté dare voce negli anni ’50 con Sequenze, rivista di cinema della sua città; poi collaborò con il regista Alberto Lattuada alla sceneggiatura di film, come “Il cappotto” e “La Lupa”. Per la televisione scrisse la saga eroicomica di ambientazione medioevale dal titolo “Tre nel mille” e negli anni ’60 diresse anche una società pubblicitaria.

Negli anni ’80, Luigi Malerba pubblicò su “Alfabeta” dei disegni, che per sua stessa ammissione, non potevano essere considerati tali poiché egli non aveva un particolare talento. Li definì profili: tracciava, infatti, il profilo di oggetti di uso quotidiano, per esempio quelli sulla sua scrivania, e poi ci inseriva all’interno alcune frasi. Questi profili sono stati poi raccolti, da Paolo Mauri, in un volume pubblicato da Archinto nel 2012.

Secondo Malerba, “la più alta narrativa della nostra storia letteraria” è il racconto (o la novella), a cui si è dedicato con particolare continuità scrivendo cinque raccolte con un’autentica affezione per il genere. “Salto mortale” (1968) è un romanzo per sequenze, dal momento che lo contraddistingue una grande unità di luoghi e personaggi. Unico per l’ambientazione contadina completamente estranea all’ideologia letteraria del neorealismo. Vengono messi in luce personaggi che, nonostante cambino aspetto e condizione sociale, continueranno ad essere protagonisti delle sue opere. Ad esempio, il vecchio analfabeta Ambanelli, che vuole sovvertire l’ordine dell’alfabeto, o Coriolano, convinto che le galline siano dotate del pensiero.

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