Oltre venti milioni di copie vendute nel mondo: così i libri del “Mondo Piccolo” di Giovannino Guareschi sono tra i più letti in tutto il globo, ma non in Italia dove lo scrittore delle Roncole è ancora vittima di un retaggio culturale che gli impedisce di avere il successo che gli spetta. Qualche mese fa Sergio Malavasi, libraio antiquario d’eccellenza, ha redatto la classifica degli scrittori più tradotti al mondo: il papà di Don Camillo e Peppone è al secondo posto, dietro a Collodi, autore di Pinocchio. Il primo libro della saga del Mondo Piccolo – “Don Camillo” – è stato tradotto in 59 lingue. Nel 1950, alla sua prima stampa americana, ha venduto oltre 250mila copie; e nell’URSS – dove, durante la Guerra Fredda era stato vietato – ha conosciuto numerose traduzioni clandestine dall’estone all’ucraino, passando per il lituano e l’ungherese.

Eppure, per quanto negli ultimi anni – anche grazie alle iniziative e al Festival Guareschi che si tiene in autunno a Busseto – la figura di Guareschi sia stata in parte rivalutata, in Italia c’è ancora qualcosa che la blocca. Ostacolato dalla critica letteraria del suo tempo, Guareschi non è più stato considerato all’altezza dei libri di letteratura e ancora oggi – a 53 anni dalla sua morte – il suo nome non è scritto tra gli indici dei manuali scolastici. Eppure – al di là della saga che lo ha portato alla ribalta popolare – gli scritti di Guareschi racchiudono storie preziose, degne di essere tramandate alle nuove generazioni, se non altro come cronache del tempo. Si pensi solo a “Diario Clandestino“, il racconto di due anni di prigionia nel campo di concentramento di Sandbostel: tra le righe, una sottile ironia – tipica del genio guareschiano – si mescola alla commozione e regala resoconti della vita del Lager che lasciano il lettore senza parole.

Il genio di Guareschi è sopratutto la semplicità: riesce a dire cose complicatissime in maniera elementare e tutti sono in grado di leggerlo e capirlo. Ecco, portare i racconti di Guareschi nelle scuole vorrebbe dire – prima di ogni cosa – insegnare a scrivere a centinaia di studenti. E allora, perchè non farlo? Il motivo è tutt’ora avvolto nell’oblio: in molti lo hanno attribuito alla sua spiccata campagna contro il Partito Comunista e per molti anni Guareschi è stato osteggiato e considerato quasi un fascista. Eppure, in carcere, Giovannino ci è finito per volere di Alcide De Gasperi e della DC che tanto aveva sostenuto, per le prime votazioni repubblicane, sulla pagina del Candido.

Guareschi paga il suo essere indipendente: “Per rimanere liberi bisogna a un bel momento, prendere senza esitare la via della prigione” furono le sue parole all’ingresso del carcere San Francesco di Parma il 26 maggio 1954. Vi rimase 409 giorni, reo di aver pubblicato sul suo quotidiano due lettere – risalenti a dieci anni prima – indirizzate da De Gasperi al al generale britannico Harold Alexander, comandante delle forze alleate in Italia, chiedendo il bombardamento di alcuni punti nevralgici di Roma, come l’acquedotto, “per infrangere l’ultima resistenza morale del popolo romano nei confronti di fascisti e truppe tedesche“. Uno schiaffo all’articolo 21 della Costituzione Italiana, che noi giornalisti conosciamo bene. E che – in quel caso, come in molti altri che si sono susseguiti negli anni anche più recenti – non è stato tutelato.

E se è questo il motivo per cui Giovannino Guareschi oggi non è letto nelle scuole, sarebbe il caso di rimettere mano agli indici dei libri. Tanto abbiamo da imparare dallo scrittore delle Roncole e tanto ci deve anche insegnare la controversa vicenda della sua prigionia. Tanto ci insegneranno anche – se li sappiamo leggere con passione e senza rancore – anche i suoi racconti: spaccato di una società che – certamente – non tornerà più, ma che della rivalità ha fatto la sua educazione alla pace.

Ecco… ricomincia l’eterna gara nella quale ognuno dei due vuole disperatamente arrivare primo. Però, se uno dei due s’attarda, l’altro aspetta. Per continuare assieme il lungo viaggio fino al traguardo della vita” (Don Camillo e l’Onorevole Peppone)