Sette giorni d’arte contro il Covid-19: la Schiava turca | DAY 2

L’emergenza Coronavirus ha imposto, fino all’8 marzo, limitazioni con ingressi contigentati e misure di precauzione…

L’emergenza Coronavirus ha imposto, fino all’8 marzo, limitazioni con ingressi contigentati e misure di precauzione e sicurezza a musei e luoghi di cultura, tra cui anche quelli parmigiani e parmense. Abbiamo deciso, anche in ottica di incentivare – per quanto possibile – un clima di serenità, di portare le opere d’arte del nostro territorio nelle abitazioni dei parmigiani. Ogni giorno pubblicheremo un’opera d’arte del territorio per diffondere e condividere con tutti la bellezza di Parma e Provincia. Il secondo articolo è dedicato alla Schiava turca del Parmigianino, dipinto a olio su tavola del 1532 che si trova nella Galleria nazionale di Parma.

Day 2: Schiava turca del Parmigianino

Dopo aver inaugurato questa rubrica con la puntata dedicata alla Deposizione dell’Antelami, il secondo giorno è rivolto invece a un dipinto a olio su tavola della prima metà del XVI secolo, la “Schiava turca del Parmigianino. La scelta del nome è dovuta al copricapo che indossa, considerato un turbante; in verità è stata poi vista come un’acconciatura delle nobildonne del 1500, visibile in diverse opere legate a quel periodo.


Il dipinto ritrae una fanciulla con occhi verdi e capelli bruni, con indosso una veste di seta color blu con le maniche a sbuffo e un velo a righe di colore oro e arancio sulle spalle. La giovane donna è rappresentata a mezza figura e si nota uno sguardo malizioso. Porta in grembo un grembiule leggero e ricamato, che prende il nome di zinale. Come già accennato, la capigliatura è tipica di quell’epoca, ha la forma di una ciambella ed è composta da una rete di fili d’oro con al centro il medaglione di Pegaso, metafora che rappresenta l’iniziazione amorosa e poetica; è quindi un copricapo molto utilizzato nel XVI secolo.

Oltre alla capigliatura e alle vesti ricercate della donna, una delle due mani, con dita affusolate, mostra un piccolo anello d’oro, segno che potrebbe trattarsi di una giovane sposa, con in mano anche un ventaglio fatto di piume prodotto con estrema maestria. Si tratta di uno dei dipinti di maggior espressione da parte del Parmigianino; nel dipinto infatti si intravedono la maliziosità e la sensualità della donna evidenziate soprattutto dallo sguardo fermo verso chi osserva, a concludere l’espressività ci pensa il sorriso misterioso.

Cenni storici

Il dipinto della “Schiava turca” realizzato dal Parmigianino si può datare nella prima del 1500, all’incirca nel 1532. Prima di giungere a Parma però, l’opera fu trasferita in diversi luoghi. Inizialmente faceva parte della collezione del Cardinale Leopoldo de’ Medici, nel 1675 passò poi alla Galleria degli Uffizi. Nel 1704 e nel 1890 venne menzionata negli inventari, dove fu chiamata successivamente “ritratto di giovane donna con turbante in capo, con la sinistra tiene un pennacchio, di mano del Parmigianino”.

A Firenze vi rimase fino al 1928 quando fu consegnata alla Galleria nazionale di Parma per due tavole del XIII secolo. Circa 40 anni dopo, nel 1968, venne restaurata e di seguito resa pubblica dalla Ghidiglia Quitavalle. Per questo avvenimento, lo sfondo scuro fu eliminato per mettercene uno di color terra.

© riproduzione riservata