La sfida di Parmnials: ridisegnare la Città partendo dai giovani | INTERVISTA

Non è una “rivoluzione parmigiana” ma una realtà che si vuole cambiare all’interno della città. Il progetto Parmnials è uno dei vincitori del bando promosso dal Comune di Parma e dalla Fondazione Pizzarotti “La Città che cresce” rivolto agli under 35. Una bella opportunità per i giovani del nostro territorio di esprimere creativamente, anche attraverso la creazione di video e contenuti visivi, i propri desideri: avere voce in capitolo a Parma nella creazione di attività culturali, sociali, politiche e non solo.

Come nasce il progetto Parmnials e a chi è dedicato? 

Parmnials (progetto che prende il nome dal possibile nome estrusco “Parmnial” della nostra città e dall’idea di volerne raccontare i suoi post-millenials) nasce tra Parma, Roma e Barcellona ed è risultato come progetto vincitore del bando “La città che cresce” promosso da Fondazione Pizzarotti e dal Comune di Parma. È dedicato in particolare ai giovani ma a tutta Parma in generale.

In che modo Parmnials stimola la cittadinanza attiva e la coesione sociale nei giovani?

Volevamo, ancora vogliamo in realtà, cambiare il mondo ma ci siamo resi conto che è abbastanza difficile! Quindi abbiamo pensato che prima di fare “una rivoluzione parmigiana” sarebbe stato bene conoscere, ancora meglio, la realtà che si vuole cambiare e quindi abbiamo virato su una mappatura sociale (attraverso video interviste e un documentario intitolato omaggiando Attilio Bertolucci “C’era sembrata vista dal di fuori”) del territorio e dei sogni, delle inquietudini, dei dubbi dei ragazzi. In realtà con grande stupore abbiamo ricevuto anche testimonianze di persone meno giovani che, anche criticando, ci hanno fatto vedere le cose da un’altra prospettiva. Coesione sociale vuol dire questo per noi: provare a disegnare una città che, con le dovute differenze, contenga tutti i segmenti sociali. Parma non può e non deve essere un “paese per vecchi” e nemmeno, solo, il salotto buono!

Che obiettivi vi eravate prefissati con questo progetto? Li avete raggiunti? 

Gli obiettivi (cambiare la città, ridisegnare quartieri, coinvolgere tutti ma proprio tutti i-le ragazz@ di Parma…) erano tanti, ambiziosi e forse, pure troppi. Magari non li abbiamo raggiunti tutti ma ne abbiamo raggiunti altri. Intervistare centinaia di giovani, coinvolgere tante scuole, ricevere “video-critiche costruttive” da persone adulte, riunire tante giovani teste pensanti e produrre contenuti di qualità, colloquiare con il Sindaco Guerra, con la Fondazione Pizzarotti sono cose che non avremmo mai pensato di potere e sapere fare. Avevamo una “guida”, il Prof. Valesi Marco, ma abbiamo fatto, tutto da soli!

Il progetto continuerà anche in futuro? Avete già idee per ampliarlo eventualmente?

Ci piacerebbe che il Comune, la Fondazione Pizzarotti o qualche realtà  cittadina, credendo in noi, ci offrissero la possibilità di avere uno spazio e un po’ di soldi per creare un laboratorio-osservatorio permanente su Parma e sui giovani. Una realtà a cavallo tra La Fabrica di Benetton e la Factory di Andy Warhol! Vogliamo lasciare il segno in città. Credete in noi. Non ve ne pentirete! 

Secondo voi quali potrebbero essere le soluzioni per migliorare nel concreto la città di Parma? Pensate che la Città dia abbastanza rilievo ai giovani o dovrebbe offrire loro più opportunità? Quali potrebbero essere? 

Come dicevamo prima ci piacerebbe venisse offerta la possibilità anche ai giovani di avere voce in capitolo nella creazione di attività (culturali, sociali, politiche…) in città. Noi votiamo sempre meno perchè non ci sentiamo identificati, viviamo sempre meno Parma preferendo magari la virtualità perchè non ci sono spazi liberi pensati per noi. Non ci basta la movida! Un Festival per i giovani fatto dai giovani? Non siamo apatici, bamboccioni e svogliati. Solo ci sentiamo esclusi. Fateci fare, fateci sbagliare…!

Cosa consigliereste ai vostri coetanei che non conoscono Parma e intendono trascorrerci del tempo? 

Di andare oltre il quieto vivere parmigiano. Si mangia bene, si vive meglio (MENO MALE, OLÈ!) però c’è dell’altro, ci deve essere dell’altro. C’è fermento, c’è gente che vuole suonare, dipingere, dire delle cose. Diventate giovani attivi. Fate sentire la vostra voce. 

C’è un quartiere/posto in particolare che pensate che se ri-valorizzato avrebbe molto più da offrire rispetto ad oggi?

Dire l’Oltretorrente sarebbe banale e scontato. Come dice Renzo Piano bisognerebbe pure “rammendare” le periferie. Nessuno deve essere escluso. Anche se spesso ci crediamo assolti dobbiamo essere, sempre, lo stesso coinvolti.

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