Parma, arriva il Nuovo Shopping District; Confesercenti: “Basta, si pensi ai negozi del centro”
Un nuovo Shopping District a Parma; Confesercenti insorge: “Dobbiamo recuperare i quartieri, basta con queste…
Un nuovo Shopping District a Parma; Confesercenti insorge: “Dobbiamo recuperare i quartieri, basta con queste strutture mastodontiche“
PARMA | Il nuovo Shopping District desta scalpore: da una parte, infatti, lo stupore per un nuovo centro commerciale lontano da stress, inquinamento e traffico; dall’altra la preoccupazione per i negozi del centro storico, sempre più in crisi. Confesercenti: “Una tendenza che all’opposto rispetto a quella europea”.
Il nuovo Shopping District sorgerà ad un passo dalla tangenziale, fuori dallo stress quotidiano: una piccola oasi verde che permetterà a cittadini e turisti di rilassarsi tra oltre 100 negozi. Ma non è tutto oro quello che luccica: per realizzarlo verranno cementificati 300mila metri quadri. E poi ci sono da calcolare, come sottolinea Confesercenti, gli impatti socio economici sul territorio. “Da anni, senza ottenere un risultato decente, si dibatte sulla desertificazione del Centro Storico, dei negozi che chiudono, delle strade vuote e abbandonate, della criminalità, dello spaccio, della mancanza dei servizi commerciali, della sicurezza“, spiega il direttore Luca Vedrini aggiungendo anche che la pianificazione urbanistica della città è obsoleta e antistorica.
Gli effetti dello Shopping District su Parma
Confesercenti analizza anche come le promesse fatte prima della costruzione poi si rivelano essere un bluff: è il caso dei lavoratori. Viene, infatti, detto che si creeranno migliaia di posti di lavoro, tralasciando il tipo di contratto e lo stipendio mensile, ma non viene poi rendicontato quanti di questi effettivamente proseguono nel lavoro oppure se i negozi rimangono deserti o spariscono. “C’è – prosegue Vedrini – un risvolto tutto italiano di controtendenza con le dinamiche note in tutto il mondo, dove da tempo, anche le più grandi catene internazionali stanno man mano riducendo, chiudendo i grossi centri commerciali, spostando i loro obiettivi su superfici più piccole ed inserite nei centri urbani; mentre in Italia, imperterriti, pur consapevoli di tutto ciò e della rivoluzione digitale in atto, con crescita a due cifre delle vendite on line, costruiamo altre enormi cattedrali di negozi generando effetti disastrosi sul territorio“.
La richiesta di Confesercenti, dato che a lavori avviati poco si può fare, è una: che i soldi incassati dall’Amministrazione come oneri di urbanizzazione, pari a circa tre milioni, vengano utilizzati per il recupero e gli incentivi alle piccole medie imprese cittadine. Si tratta di agevolazioni alle imprese del centro storico, di una minore tassazione locale e di incentivi per le Start Up. “Chiediamo – prosegue il direttore di Confesercenti – di dire basta all’insediamento di nuove strutture mastodontiche, inutili, dannose per la città e che a breve saranno obbligatoriamente soggette a riconversione o a rimanere scheletri abbandonati nelle periferie“. Dopo anni di denunce Confesercenti sostiene con fermezza che occorra tornare a dare vita ai quartieri, alle vie, alle piazze, quelle che già esistono, riqualificando, ristrutturando ed incentivando il reinsediamento delle botteghe, degli artigiani, delle attività e dei servizi.

